Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Dagli Altopiani a Caporetto

Una mostra a Luserna, sui fatti di guerra (tra il 1916 e il 1917) e l'impatto inaudito su ambiente e popolazioni.

Alessio Quercioli

Dal 1996, anno in cui è stato fondato per iniziativa del Comune, il Centro Documentazione di Luserna ha realizzato molteplici iniziative a carattere documentario tese a valorizzare la storia del territorio e della comunità circostante. Nel 2006, in occasione dei novant’anni trascorsi dalla "Frühjahresoffensive", l’offensiva austriaca della primavera del 1916, in Italia conosciuta come "Strafexpedition", che in quegli altipiani ebbe il fulcro strategico, il Centro ha organizzato una mostra per ricordarne gli eventi. Nel 2007 (dal 31 marzo al 4 novembre) è allestita un’altra esposizione dedicata al periodo successivo, intitolata "Dagli Altipiani a Caporetto. Von den Hochebenen nach Karfreit" e curata da Lorenzo Baratter.

Forte Cherle

Il percorso espositivo inizia, e non potrebbe forse essere altrimenti, con un ampia citazione di Mario Rigoni Stern che, attraverso il personaggio di Tönle, descrive il territorio sconvolto dalla guerra come "un’arnia abbandonata; o un nido rapinato". Nelle prime due sale lo sforzo del curatore è quello di mettere in risalto l’impatto che un evento di dimensioni inaudite come fu la Prima guerra mondiale ebbe sul territorio e sui suoi abitanti.

Gli altipiani si trovavano proprio sul confine tra l’Impero austro- ungarico e il Regno d’Italia; gli uomini di Folgaria, Lavarone, Luserna furono arruolati con l’esercito imperial-regio, quelli da Vezzena in poi, verso Asiago, combatterono in grigio-verde. Comunità montane schierate su fronti opposti e una natura profondamente segnata dalla guerra. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento gli austriaci, non fidandosi troppo dell’alleato italiano, iniziarono la progettazione e la costruzione di numerose fortezze a salvaguardia del loro confine meridionale. Forte Verle (Werk Verle) e Vezzena (Werk Vezzena) a oriente, i forti del Sommo (Werk Serrada), Sommo Alto (Werk Sommo Alto), Cherle (Werk S. Sebastian) e Belvedere (Werk Gschwendt) a occidente, il Forte di Luserna (Werk Lusern) al centro costituirono la cintura difensiva austriaca; ancora oggi le loro rovine, meta di suggestive escursioni, ci testimoniano il formidabile impianto difensivo.

Profughi di Lavarone schedati a Katzenau.

La mostra, attraverso fotografie, documenti di progettazione e un plastico del forte di Luserna, racconta non solo i principali eventi bellici che videro queste fortezze protagoniste, ma anche il loro ambivalente rapporto con il territorio: prima, negli anni della loro costruzione, fonti di benessere e di lavoro per gli abitanti della zona, poi causa di devastazioni e sofferenze quando, durante la guerra, divennero il bersaglio delle artiglierie nemiche.

Il rapporto dell’evento guerra con il territorio e i suoi abitanti è uno dei fili conduttori della mostra di Luserna; al primo piano troviamo uno spazio dedicato ai profughi civili trentini le cui vicende, raccontate in libri come "La città di legno" (a cura di D. Leoni e C. Zadra, Trento 1981) o "Il popolo scomparso" (a cura del Laboratorio di storia di Rovereto, Rovereto 2004), sono qui riassunte in esaurienti pannelli esplicativi che ripercorrono in sintesi le vicende di quelle 110.000 persone sparse tra i campi profughi della Boemia, della Moravia, del Salisburghese o dell’Austria inferiore e superiore.

I circa 900 profughi di Luserna, costretti sul finire del maggio 1915 a lasciare le case e ad abbandonare il bestiame sui prati di Millegrobbe, furono portati in Boemia, ad Aussig, e al loro ritorno, dopo quattro anni, trovarono un paese quasi completamente raso al suolo. Il riappropriarsi del territorio dopo la guerra fu un’ opera lunga e difficile: un tornio esposto in mostra e costruito con pezzi recuperati dal forte di Luserna, è a suo modo testimone di questa impresa. Si ricordano anche quei trentini che, avendo abitato in paesi che nei mesi iniziali della guerra vennero conquistati dagli italiani, furono sfollati e trasferiti in Toscana, Lombardia, Liguria o Sicilia.

Profughi a Braunau, nel 1915.

Le donne, gli anziani e i bambini sfollati, gli uomini, giovani e meno giovani, arruolati a combattere. Più di 60.000 furono i trentini tra le file dell’esercito austriaco, Kaiserjäger, Landesschützen, Landsturm inviati nella quasi totalità sul fronte orientale, in Galizia, Bucovina, Volinia, contro l’esercito zarista. La mostra di Luserna li ricorda e ricorda l’oblio al quale furono condannati, non solo negli anni del nazionalismo becero del regime fascista. Forse quando si dice che "nel 1914 la grande maggioranza dei trentini non ebbe dubbi su quale fosse lo Stato per il quale combattere" e che solo "poche centinaia espatriarono per vestire la divisa italiana", si semplifica un po’ troppo una questione ben più complessa e articolata ma, oggettivamente, era difficile nel contesto di questa esposizione rendere conto anche di questa vicenda.

Il prosieguo della mostra è dedicato ai fatti di guerra che caratterizzarono il periodo compreso tra la primavera del 1916 e l’autunno del 1917. Le grandi battaglie dell’Isonzo, la morte dell’imperatore Francesco Giuseppe il 21 novembre del 1916, la battaglia dell’Ortigara del giugno 1917 sono raccontati attraverso pannelli (tutti con testi in italiano e in tedesco, così come, bilingue, è il documentario della durata di 15 minuti che è possibile vedere in una sala al primo piano), cartine, tabelle cronologiche, molte fotografie e, soprattutto, una vastissima raccolta di oggetti appartenuti ai soldati che furono protagonisti di quei giorni. E’, a nostro avviso, la parte più suggestiva del percorso per la varietà e la qualità delle collezioni esposte. Si sottolinea in particolare il fatto che non si tratta solamente di divise, elmetti, copricapi e armi che, per quanto alcuni pezzi esposti siano di assoluto pregio e piuttosto rari, è comunque possibile vedere con una certa facilità anche in altre mostre o musei. A Luserna l’attenzione del visitatore viene attratta da decine e decine di oggetti di uso comune come piatti, posate, pipe, sigarette, bellissime bottiglie di vetro e, insomma, da tutte quelle cose che accompagnarono la vita dei soldati durante gli anni di guerra; sono reperti in gran parte di provenienza austriaca e quindi per noi ancora più significativi. Tra questi oggetti troviamo molto materiale di tipo propagandistico: la cartolina nella quale un alpino ferito viene soccorso da un Kaiserjäger, un’altra, intitolata "Einzug der Italiener in Trient" (l’ingresso degli italiani a Trento), che ritrae un gruppo di alpini e bersaglieri prigionieri scortati da soldati austriaci, e pagine di cataloghi di prodotti per soldati che, tra lampade da trincea e alberi di Natale tascabili, propongono anche un pupazzo che riproduce un soldato francese sotto la forma di uno scimpanzé.

Soldati a Caporetto.

Spesso nelle lettere o nei ricordi dei soldati di tutti gli eserciti si trova lo sconcerto per il contrasto tra la vita del fronte e quella che si continuava a condurre nelle città lontane dalla prima linea. I servizi in ceramica decorati con croci e fronde di quercia per il "Natale di guerra", le decorazioni natalizie tedesche con l’effigie del Kaiser, oppure una pubblicità italiana che invita tutti i soldati in trincea ad usare "la regina delle penne stilografiche", testimoniano almeno in parte questa tragica dicotomia.

L’ultima parte della mostra è, come preannunciato dal titolo, dedicata alla dodicesima battaglia dell’Isonzo: la battaglia di Caporetto.

I fatti sono noti ma qui vengono ricostruiti con cura e meticolosità. Le carte topografiche con le indicazioni relative ai movimenti dei due eserciti risultano semplici, di facile lettura e riescono in modo efficace a fornire un esauriente quadro generale dei fatti accaduti a partire dal 24 ottobre 1917. Tra questa data e i primi dieci giorni di novembre l’esercito italiano contò alcune decine di migliaia di morti, quasi 300.000 dispersi e una cifra più o meno simile di sbandati, 30.000 feriti, migliaia di pezzi di artiglieria e almeno un milione di fucili abbandonati.

Le fotografie con i gruppi di prigionieri italiani, e quelle dei carriaggi e delle armi lasciate lungo le strade completano l’esposizione, dando volto e consistenza ai numeri.

Prima di concludere vale la pena segnalare che il Comune di Luserna negli ultimi anni è riuscito ad avviare numerosi interventi di valorizzazione dei manufatti storici più significativi presenti sul suo territorio. Sono stati recuperati e messi in sicurezza il Forte di Luserna, gli avamposti Oberwiesen e Viaz e il fortino italiano Lommarn.

Il Trentino è disseminato di testimonianze della Grande Guerra che offrono molteplici possibilità turistiche e didattiche e che purtroppo rischiano di deteriorarsi per gli anni e l’incuria; esiste in Provincia la proposta di attivazione di un progetto di rilevanza europea per recuperare le cinture fortificate, austroungarico ed italiana, degli Altipiani: il nostro auspicio è che non rimanga lettera morta.