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Valman, addio

Si conclude con il trasferimento in Romania la lunga crisi della fabbrica di Mezzolombardo.

Hanno deciso che si chiude. La crisi nella quale da tempo si trascinava si sta concludendo nel modo peggiore per i lavoratori della Valman di Mezzolombardo. Resta però aperto e attivo il capannone di Mezzocorona, dove è stata concentrata la parte commerciale e direzionale dell’azienda. Ora la trattativa sindacale è concentrata nella ricerca delle migliori condizioni per la fuoriuscita dei 38 lavoratori: si cercherà di ottenere il massimo possibile sulla misura dell’incentivo per la fuoriuscita spontanea; possibile anche ottenere, accanto al consueto periodo di mobilità, anche un anno di cassa integrazione, che sarebbe importante per il raggiungimento dell’età pensionabile per alcuni dei dipendenti più anziani. Si chiedevano all’inizio 15.000 euro di incentivo (un anno di lavoro), la Valman offriva 100.000 euro in tutto (meno di 3.000 a testa). Il sindacato spera che l’accordo si trovi intorno ai 9/10.000 per ogni dipendente.

Mesi fa il titolare della fabbrica tessile aveva comunicato alla rappresentanza sindacale che il bilancio 2006 si sarebbe chiuso con un deficit di circa 700.000 euro, e si era riaccesa la preoccupazione, ricorrente negli ultimi anni, tra i lavoratori ed i sindacati che avevano chiesto chiarimenti sulle intenzioni dell’azienda. La paura, tradottasi ora in certezza, era che Valman avesse intenzione di delocalizzare la residua produzione di Mezzolombardo nel suo stabilimento in Romania o di spostarla nell’altra fabbrica di Trevignano (Treviso) anch’essa di proprietà del gruppo.

Per prendere tempo e alleggerire il deficit era stato contrattato un programma di cassa integrazione di sei settimane, una al mese da febbraio all’agosto prossimo, ma era chiaro che si trattava della solita, ricorrente pezza. Tra i vari scenari a suo tempo annunciati dalla proprietà anche quello che prevedeva l’acquisto di una dozzina di telai di nuova concezione - i telai cosiddetti a getto d’aria - che avrebbero dovuto aumentare la produttività dello stabilimento di Mezzolombardo, ma che presentavano però un limite nell’alto consumo energetico. L’investimento, ipotizzato in circa 600.000 euro, avrebbe potuto godere del consueto contributo provinciale nella misura del 15%, ma i rappresentanti sindacali avevano chiesto all’imprenditore (la famiglia Valenti di Mezzolombardo) di intervenire sul piano del costo energetico. Perché non utilizzare il grande tetto dello stabilimento come piattaforma installare un impianto fotovoltaico? Perché ridurre il deficit dell’impresa tagliando solo sul costo del personale (infatti, i nuovi telai avrebbero comunque comportato a parità di produzione la riduzione di qualche unità lavorativa) e non anche riducendo altri costi di produzione? Un intervento del genere, secondo Giovanni Mosna, "storico" operaio della Valman, poteva portare di nuovo in attivo l’azienda e allontanare lo spettro della chiusura. Ma evidentemente, l’idea dell’energia fotovoltaica non ha convinto l’imprenditore ed i suoi consulenti, che hanno rinunciato all’intero programma di ammodernamento.

L’industria tessile è stata per la piana Rotaliana uno dei settori industriali più rappresentativi. Fino alla metà degli anni ‘80 erano centinaia gli operai, moltissime le donne, occupati nel settore. E attorno al tessile si era sviluppato un indotto importante fatto di artigiani rifinitori e di industria metalmeccanica specializzata nella produzione di telai per la tessitura e chimica per la tintura dei tessuti. Poi è cominciata la crisi a causa della concorrenza dei paesi emergenti. L’introduzione di nuove tecnologie, il rafforzamento del segmento commerciale (come già detto, Valman possiede uno stabilimento a Mezzocorona interamente dedicato proprio alla commercializzazione) e l’aumento dei ritmi di lavoro hanno temporaneamente frenato la crisi. Ora, a parte qualche artigiano contoterzista, quando Valman avrà chiuso, rimarrà aperta un’ultima fabbrica con circa 100 lavoratori che resiste seppur alternando la produzione a qualche periodo di cassa integrazione. Le altre esperienze o hanno chiuso i battenti definitivamente o hanno interamente delocalizzato la produzione in Romania, nel distretto tessile di Timisoara.

La vicenda Valman è stata di recente affrontata nel Consiglio comunale di Mezzolombardo, che ha approvato all’unanimità una mozione che impegnava sindaco e giunta a premere sulla provincia affinché intervenga. Non sembra però che questo sia servito a molto, se non a far sentire ai lavoratori un minimo di solidarietà da parte dell’istituzione comunale.