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Dipingere il silenzio

Felice Casorati in mostra a Ravenna

Al Mar -Museo d’Arte della Città di Ravenna- è in cor-so fino al 15 luglio un’importante mostra dedicata a uno dei protagonisti della pittura italiana della prima metà del secolo, Felice Casorati (Novara, 1886 – Torino, 1963). Attraverso un centinaio di opere, quasi tutte ad olio su tela, si potrà scoprire l’evoluzione stilistica dell’artista in un arco cronologico che dai primi anni del secolo si spinge fino agli anni Cinquanta, e che dalle evanescenze decorative della Secessione porta, attraverso l’esperienza del gruppo di Novecento, a soluzioni vicine all’arte astratta.

"Mele sulla 'Gazzetta del Popolo'", 1928.

Nonostante l’importante partecipazione alla Biennale veneziana del 1907, fu solo con la partecipazione alle mostre del gruppo di Ca’ Pesaro che si delineò meglio la poetica di Casorati, volta ad una personale declinazione del simbolismo più secessionista, ricco di echi klimtiani e degli immancabili influssi del japonisme. Queste prime opere sono caratterizzate da una sovrabbondanza di ricami decorativi, ad esempio i giardini fioriti, per opulenza d’ornato simili a tappeti, ove poggiano anoressiche figure femminili avvolte in tessuti broccati di gusto orientale, come in "Vaso di margherite" (1913) e soprattutto "La preghiera" (1914).

Nemmeno le lacerazioni della Prima Guerra Mondiale affievolirono i trasognanti preziosismi di tali lavori, come ben dimostra la tela "Per sé e per suo ciel concepe e figlia" (1917), iconograficamente forte di richiami patriottico-belligeranti. Negli anni Dieci comparvero in numerose opere dell’artista le sue prime, inconfondibili uova, elementi simbolici di vita e perfezione che saranno una costante in tutta la produzione successiva, sia come elemento prettamente decorativo -è il caso de "Le uova sul tappeto verde" (1914-1915)-, sia come oggetto profondamente plastico, come nelle nature morte degli anni Venti.

Nel primo dopoguerra l’arte di Casorati subì un profondo cambiamento. Il decorativismo lasciò infatti spazio ad ambienti spogli, rarefatti, privi di ogni ornamento: una sorta di palcoscenico metafisico per un’umanità immobile, in perenne attesa.

Un gusto per la teatralità del resto ben in linea con le poetiche puriste e metafisiche di quegli anni, frutto del ritorno all’ordine post-bellico che ebbe come elementi coagulanti il gruppo di Novecento, promosso da Margherita Sarfatti, e la rivista diretta da Mario Broglio ‘Valori Plastici’. La fase neo-quattrocentista di Casorati, che lo vide protagonista in numerose edizioni della Biennale veneziana e della Quadriennale romana, è dominata dunque da queste figure da sala d’aspetto, nude come la verità e sempre spersonalizzate, eccezion fatta per qualche raro ritratto, come quello di Silvana Cenni, uno dei capolavori in mostra.

Il vertice della produzione artistica di Casorati è costituito però, tra le due guerre, da un gruppo di opere che corrispondono appieno a quel modo di concepire l’arte a metà strada tra surrealismo e classicità, definito dalla critica Realismo Magico. Ricordiamo a tal proposito alcune delle opere che valgono la visita alla mostra, come "Meriggio", "Concerto", "Annunciazione" e "Beethoven" (quest’ultima in deposito al Mart di Rovereto), oltre ad un gruppo di significative nature morte dominate da frutta, uova e qualche piccola variante, come in "Mele sulla ‘Gazzetta del Popolo’".

L’immobilismo che caratterizza questi lavori, pur senza giungere mai alla spettralità statica di dipinti di artisti come Cagnaccio di San Pietro, domina perfino soggetti in cui un barlume di vita dovrebbe essere scontato: un menestrello che suona la chitarra, un gruppo di figure in conversazione, alcune donne in barca, delle bagnanti.

Nel secondo dopoguerra la pittura di Casorati subì una nuova evoluzione, sottoponendosi a una singolare sintesi formale non aliena dall’influenza della pittura astratta. Sebbene il dualismo figura umana-natura morta sia dominante anche in questa nuova stagione, ben diversa è la resa cromatica che caratterizza questi ultimi lavori: incomparabilmente più brillante, lucente, carica di vita, di una joie de vivre quasi matissiana, come ben dimostrano dipinti come "Nudo seduto con tappeto a fiorami" (1959-1960). Specialmente nelle nature morte si può apprezzare una certa vicinanza con alcuni rivoli della pittura astratta coeva; opere come "Alzata con uova e limoni", "Scodella con le uova" e "Limoni sul paesaggio" nient’altro sembrano, infatti, che combinazioni cromatiche di forme perfettamente geometriche.

A conclusione del percorso si segnala infine un curioso gruppo di tempere su carta, realizzate dall’artista nei primi anni Cinquanta e dedicate a delle radiotrasmissioni Rai, le cui ricche collezioni d’arte contemporanea furono ospitate proprio a Ravenna in una mostra tenutasi nel 1996.

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