Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Studenti al lavoro: una ricerca da Tione

"Il miracolo economico nelle Giudicarie: una ricerca condotta su fonti primarie del territorio." A cura di Renato Paoli e Marco Cassisa. Museo storico in Trento, 2007, pp. 163, euro 5.

Paola Antolini

Secondo le indicazioni nazionali (Piani di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei trienni: le proposte della Commissione Brocca, p. 143) "finalità essenziale dell’insegnamento storico è quella di educare gli studenti alla consapevolezza del metodo storico, per ciò che attiene all’accertamento dei fatti, all’investigazione, all’utilizzo, all’interpretazione delle fonti, all’esposizione delle argomentazioni. Ciò avviene non su procedure astratte, ma in stretta relazione e interdipendenza con i contenuti. L’interazione metodo/contenuti costituisce l’asse privilegiato della didattica storica". Si aspira in altre parole a far sperimentare agli studenti, nelle forme e nei tempi consentiti, il lavoro dello storico di professione attraverso l’allestimento di appositi laboratori, nelle scuole stesse o nelle sezioni didattiche dei musei.

I propugnatori di tale metodo ne evidenziano gli effetti benefici, perché esso attiverebbe un surplus di motivazione ed interesse nei giovani allievi, in genere sempre più annoiati dalla storia manualistica e quindi sempre meno inclini a prenderla in considerazione. Lavorare su fonti documentarie (primarie come ribadisce il sottotitolo del "quaderno" che esaminiamo) dopo averle magari ricercate in loco (facendo appello alla cerchia dei parenti, dei conoscenti, dei compaesani) comporta da un lato un coinvolgimento emotivo maggiore –studio un passato più vicino a me- dall’altro la possibilità di sperimentare la dimensione euristica del sapere che si autoalimenta attraverso il piacere della scoperta.

Questo lavoro poi pone i ragazzi di fronte a questioni di metodo (reperimento, catalogazione e trattamento delle fonti, contestualizzazione e valutazione delle informazioni trovate) che li stimoleranno a sviluppare capacità critiche più generali cioè a diventare pienamente adulti.

Credo che in questo libriccino, frutto del notevole lavoro realizzato negli anni scolastici 2004-2005 e 2005-2006 all’interno ed all’esterno dell’Istituto di istruzione "Lorenzo Guetti" di Tione di Trento, siano contenute molte di tali risorse potenziali, messe scientemente in campo dai docenti e recepite in diversa misura, a seconda delle disposizioni e sensibilità, dai ragazzi coinvolti nel progetto.

I professori che lo hanno seguito si soffermano diffusamente nell’introduzione ad elencare le ragioni, le finalità e gli obiettivi che li hanno indotti ad intraprendere tale percorso non convenzionale. Mi piace sottolineare fra essi da un lato la "capacità di relazionarsi con gli altri" che discende dal lavoro di gruppo (ma anche dai contatti attivati verso l’esterno: testimonianze orali raccolte attraverso interviste ad esempio); dall’altro "l’acquisizione di un rapporto consapevole con il territorio nazionale e regionale e con le sue trasformazioni". Si tratta di obiettivi vitali da perseguire decisamente a scuola, coscienti però che tali esperienze di socialità e di responsabilizzazione personale sono spesso sovrastate - per non dire schiacciate - da una marea montante di messaggi di segno contrario.

I docenti ci spiegano che il lavoro si è svolto per gruppi interclasse (altro elemento interessante nell’ottica su considerata); ciascuno di essi ha preso in considerazione sezioni specifiche del periodo in oggetto. Per non perdere di vista la complessità dei piani in cui si è articolata la ricerca i professori hanno quindi previsto un momento dedicato alla restituzione dei risultati, svolta a turno dai vari gruppi di studenti per i compagni. Contemporaneamente le diverse sintesi prodotte dai ragazzi, suddivise per aree tematiche (area politica, socioeconomica, aspetti legati al costume e alla mentalità), sono state pubblicate sul sito web della scuola allegandovi alcuni dei documenti utilizzati. Tale scansione è adottata anche nel libricino.

Va specificato inoltre che quali preliminari alla ricerca sul campo si è fatto ricorso a un’introduzione filmica e all’intervento di due "tecnici" che hanno posto i ragazzi di fronte ai temi di carattere storico generale ed alle questioni metodologiche necessarie: è quindi seguita la raccolta delle fonti e la loro catalogazione.

Qual è il risultato conclusivo? Non una ricerca com-pleta ed esaustiva del fenomeno considerato, lo precisano gli stessi curatori. Non rientrava del resto fra gli obiettivi fissati inizialmente, né mi sembra sensato richiedere un saggio scientifico a studenti delle scuole superiori, che si stanno facendo le ossa.

Sia chiaro. Non voglio paternalisticamente concludere che in fondo questi giovani se la son cavata, sono stati bravini. In realtà questo piccolo libro in più passaggi dà segni di vitalità, suscita un interesse non esclusivamente didattico e come tale va segnalato: innanzitutto perché apre ad un periodo che a scuola è ancora poco considerato (se non eluso per motivi di tempo); poi perché, se non erro, manca uno studio serio sul boom economico in Trentino. E dunque l’iniziativa ci interpella sia sul piano della scuola che su quello della ricerca storica.

Impressiona positivamente che vi sia stata per alcune sezioni la fattiva stesura dei testi da parte degli allievi (credo i più coinvolti), i quali hanno preso in esame e confrontato i settimanali del periodo rilevandone prossimità e distanze, evidenziando gli elementi di conservazione e di innovazione nei temi, nei linguaggi, nei modelli culturali ritrovati.

Mentre mi pare assolutamente pionieristica - almeno per quanto attiene alla zona studiata - l’idea di raccogliere questionari-intervista (limitatamente al periodo 1958-1964) attraverso cui verificare la portata delle trasformazioni indotte dal boom economico sul territorio. Gli studenti che hanno elaborato questa parte si sono presi cura di esaminare i risultati dei questionari in una prospettiva nazionale comparandoli e hanno infine rappresentato con grafici il fenomeno del miracolo economico nelle Giudicarie suddividendo le tipologie dei dati raccolti; dati che attengono alla demografia (com’era composto il nucleo familiare), all’economia e alla società (chi possedeva l’abitazione, chi lavorava fuori sede, quali beni di consumo erano acquistati e quali prodotti in casa), alla mobilità (chi aveva l’automobile, chi usava i mezzi pubblici e con che frequenza si viaggiava nel corso di un anno), al tempo libero, alla politicizzazione della società.

Le informazioni complessive che otteniamo vanno opportunamente soppesate, perché rappresentano le risposte date da un campione del tutto parziale della popolazione giudicariese che visse in quegli anni (76 unità): tuttavia segnalano una qualche tendenza durevole della modernizzazione in corso. Infatti agli inizi del periodo considerato quasi tutte le famiglie hanno struttura nucleare (85%) e vivono in case di proprietà (91%); posseggono acqua corrente (96%) e molte hanno il frigorifero (57%). Meno diffusi sono lavatrice, televisione e telefono; ma entro il termine del 1964 tali rapporti sembrano invertirsi decisamente.

Un ulteriore aspetto indicato dai "tecnici-teorici della didattica" come salutare per il risanamento della pratica scolastica odierna sta proprio nella capacità di legare più discipline (in gergo denominata pluridisciplinarietà) ovviando ai limiti dello studio per compartimenti stagni.

Il progetto di cui sto parlando si muove in questa direzione. Nelle parti successive infatti si incontrano grandi nuclei tematici: "economia e lavoro", "flussi migratori" , "politica" ed elezioni, "vita quotidiana", che, scendendo dal contesto generale sino all’ambito territoriale, danno conto della pluralità delle questioni messe in campo.

Storia dell’urbanizzazione, demografia, competenze architettoniche e trasformazioni ambientali; e poi proseguendo storia del lavoro e dell’industria, dei lavoratori, dell’emigrazione.

In ogni sezione compaiono a fianco delle necessarie contestualizzazioni fonti diverse, alcune singolarmente interessanti o inedite: ricordo qui i film documentari girati in val di Daone-val di Fumo durante la costruzione della diga ; documenti che consentono di valutare l’impatto ambientale sulla valle e che opportunamente accostati a dati tecnici e a considerazioni di ordine economico, mostrano la pervasività nonché la radicalità della trasformazione in atto. Una trasformazione di fronte a cui quasi nulla possono le proteste dei comuni della valle (già poveri, ora depredati della loro risorsa idroelettrica) né considerazioni di carattere turistico-paesaggistico.

Mi sembra opportuno nominare quindi l’intervista fatta ad uno dei lavoranti che parteciparono alla costruzione dello sbarramento artificiale: egli si sofferma soprattutto a denunciare l’assenza di misure sulla sicurezza e ricorda la vicenda delle morti bianche, dei morti anonimi, colpevolmente dimenticati, in un caso volutamente sottaciuti per gravissima responsabilità dei superiori.

Mi spingo a pensare (lo spero in verità) che una qualche traccia tale lavoro abbia lasciato nel vissuto dei giovani studenti giudicariesi coinvolti; come pure un impatto notevole questo libro ha e avrà sui non più giovanissimi residenti che sfogliandolo riattiveranno ricordi personali e pubblici; o magari si ritroveranno con sorpresa in una delle foto di cui è riccamente corredata l’ultima sezione. Sono gli scherzi e le emozioni riservateci dalla memoria; esse non devono pretendere di fare ed esaurire la storia (una storia ad uso della memoria), ma certamente possono renderla più piacevole, direi quasi possono in certi casi suscitare la passione per essa.

Per concludere sul libro. L’argomento scelto è, come abbiamo visto, particolarmente ricco e stratificato: consente, anzi richiede, di collegare la storia particolare alle vicende generali evidenziando la processualità e la portata non solo economica della trasformazione che rimodellò il paese (e pure le nostre valli). Prendere coscienza di questo può davvero giovare al processo educativo ma anche alla comunità che ospita la scuola. D’altro canto il lavoro in esame non può essere che una prima significativa tappa, un impulso positivo che avvierà, si spera presto, un percorso che gli addetti ai lavori dovranno intraprendere per fare luce su quegli anni densi di contraddizioni di cui siamo figli e nipoti nostro malgrado.