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I lavavetri e la sicurezza

I lavavetri? Sono solo un fastidio. E confondiamo il fastidio con la sicurezza e con la criminalità, perdendo completamente la bussola.

La sicurezza pubblica e privata è certamente un valore prezioso in una società complessa e contraddittoria come la nostra. Non è affatto un valore di destra, come non lo è il principio di legalità. In una comunità senza legge prevale l’arbitrio, l’arroganza, il violento, colui che controlla la ricchezza. La legge è stata inventata dall’uomo per proteggere i miti, i deboli, i poveri. Poi è anche accaduto che i furbi e ricchi siano riusciti a farsi leggi pro domo sua, ma il fine del principio di legalità è quello di proteggere i deboli e gli onesti. E’ dunque un principio di sinistra, che, come tutte le cose, può talvolta degenerare. In questi casi bisogna ricondurlo alla sua naturale destinazione.

Ma cosa c’entra con questa complessa problematica la questione dei lavavetri?

I lavavetri in fondo offrono un servizio "a domicilio", cioè nel luogo ove si trova la vettura. Un servizio che comporta una utilità, l’utilità di avere il parabrezza pulito e trasparente. Se te lo lava il lavavetri che trovi al semaforo, con abile rapidità utilizzando il breve intervallo di una sosta forzata, risparmi di doverti recare in una stazione di lavaggio.

Dunque il lavavetri è tutto sommato un imprenditore, un piccolo imprenditore che ti mette a disposizione il suo tempo, la sua professionalità ed il suo attrezzo per fornirti un servizio utile ad un prezzo affidato al buon cuore del cliente. Una piccola impresa appunto. Il piccolo è bello, si è detto. Sì, è vero, non ha la licenza per farlo, cioè l’autorizzazione amministrativa, la partita Iva, la iscrizione previdenziale. Diciamo che si è scrollato di dosso i lacci ed i laccioli di cui Confindustria, Confcommercio e Confartigianato tanto si dolgono. E’ un po’ un precursore. Tutto qui.

Può essere insistente e quindi fastidioso. Tanto più perché è un fastidio che si aggiunge a quello che già proviamo per essere incolonnati dentro una scatola semovente, quasi a passo d’uomo, costretti ad interminabili attese che si accenda il verde. C’è cioè un fastidio di fondo generato da questa nostra civiltà dell’automobile, sul quale si innesta l’ulteriore fastidio di dover subire un’offerta insistente di un servizio di cui non avvertiamo il bisogno.

Ma è l’unico fastidio di questo tipo che rattrista la nostra esistenza?

Quando la sera guardiamo la televisione, magari un giallo avvincente del tenente Colombo o dell’Ispettore Barnaby, ed in un momento cruciale del racconto lo schermo viene brutalmente invaso dalla pubblicità, non vi pare che questo sia un fastidio, se non maggiore, almeno uguale a quello che ci provocano i lavavetri? E la pubblicità non è nulla di diverso che l’offerta di un servizio o di un bene fatta da imprese. Certo, imprese non piccole e, si spera, munite di tutte le autorizzazioni, anche se forse non del tutto in regola con il fisco. Ma anche questo è un fastidio che si reca al nostro relax, senza che nessun sindaco od altra autorità intervenga a porvi rimedio.

E che dire di quelle gentili signore che mentre stai mangiando o facendo il pisolino pomeridiano ti distolgono con un trillo del telefono per offrirti una magnifica confezione di vino o di olio od arredi domestici. Anche questa è un’offerta di beni che invade la tua riservatezza e disturba la tua tranquillità o i tuoi pensieri. E proviene anch’essa da imprese, forse in regola per tutto meno che con la buona regola di non molestare il prossimo. E chi ci difende da un tale fastidio?

Ma sono tutte iniziative soltanto fastidiose che non minacciano la nostra sicurezza. Confondere questi problemi con quelli della sicurezza significa solo fare una grande confusione. La criminalità organizzata e gli orribili delitti che insanguinano le nostre famiglie, le bande di razziatori professionisti o balordi che infestano le nostre città, l’evasione fiscale e la corruzione pubblica, questi sono gli insulti alla legalità che mettono a rischio la sicurezza pubblica e privata. Mescolarli con i lavavetri in una polemica durata settimane significa perdere completamente la bussola. Invocare tolleranza zero e i sindaci-sceriffi per mettere in riga i lavavetri e gli imbratta-muri è semplicemente ridicolo. O uno dei paradossi di questo nostro mondo impazzito. Come quello che si affaccia alla nostra mente di immaginare che la soluzione dei nostri problemi politici stia in un governo Beppe Grillo – Marco Travaglio.