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Eurotunnel, viaggio nella protesta della Val di Vizze

Corridoio del Brennero: l’Alto Adige si sta svegliando.

Quella che sta avendo come teatro Prati, frazione di Val di Vizze, Comune altoatesino di 2.500 abitanti situato a poche decine di chilometri dal passo del Brennero, è una storia che in realtà, di storie, ne contiene più d’una.

Prati di Vizze.

E’ la storia di una piccola comunità locale che si ribella al potere centrale. E davvero non è poco, in una realtà, quella altoatesina, dove la gente è abituata a rigare dritto e a non disturbare il manovratore di Bolzano, tanto i soldi poi arrivano a tutti, in un modo o nell’altro.

Ed è anche la storia, per contro, di un’arroganza, quella del potere centrale, che sembra non avere pudore alcuno di mostrarsi, e di una sudditanza, quella del potere locale, che sembra viceversa mostrarsi con pudore, senza d’altronde riuscire a fare altro.

Ed è infine una storia-simbolo. Simbolo di come vanno oggi le cose in Italia. Perché in nessun luogo come in Alto Adige in questo momento si riflette la pochezza dell’idea di futuro e di sviluppo che ha in testa chi governa il Paese. Lo sviluppo sostenibile, se è quello che devasterà il Comune di Val di Vizze per realizzare un’opera (il Corridoio ferroviario del Brennero) utile solo alle tasche di chi la costruirà, allora è uno sviluppo dannoso, come quello che c’era prima, quando ancora non si chiamava "sostenibile". Solo che ora, oltre a essere dannoso, sa pure di presa in giro. Ma a volte la gente, di subire i danni e le beffe, ha poca voglia. E protesta. Ieri in Val di Susa, oggi in Val di Vizze.

Ma facciamo un po’ di ordine, e cominciamo dai fatti.

Giugno 2006. Ad Aica, frazione del Comune di NazSciaves, poco a sud del Comune di Val di Vizze, viene dato il via ufficiale ai lavori per la realizzazione del "progetto del secolo", come lo chiamano enfaticamente i suoi sostenitori, ovvero il Corridoio del Brennero. Per la precisione, cominciano i lavori per la costruzione del cosiddetto "cunicolo pilota", opera propedeutica alla costruzione del tunnel di base vero e proprio, che congiungerà Aica con Mules, una frazione del vicino Comune di Campo di Trens. Ma quella tenutasi ad Aica nel giugno 2006 è poco più che una cerimonia inaugurale.

Lo sbancamento di Mules.

Solo alla fine dell’anno, in Alto Adige, le ruspe cominciano a fare sul serio. A Mules, infatti, cominciano i primi veri lavori su suolo italiano per la costruzione del Corridoio del Brennero. La zona del cantiere, di poco fuori dall’abitato, diventa in breve tempo teatro di un paesaggio spettrale, di alberi devastati e terreni sbancati. I caterpillar lavorano alla realizzazione di una galleria di 1,7 chilometri chiamata "finestra", un’opera accessoria al progetto principale, che durante i lavori servirà a facilitarli, e dopo avrà funzioni di area di soccorso. "Fra un paio di mesi tutto tornerà come prima, anzi meglio: ricrescerà l’erba, saranno piantati nuovi alberi e nessuno si accorgerà di niente", si affretterà a precisare il coordinatore dei lavori. Ma intanto la popolazione di Mules sussulta, sbalordisce. I lavori sono cominciati all’improvviso, nessuno ne aveva preannunciato l’inizio. Del tunnel si parla da anni, ma solo ora, alla fine del 2006, a Mules, il "progetto del secolo" fa il suo vero ingresso nelle case degli altoatesini.

Nonostante la sorpresa e il primo fastidio, a Mules la protesta non monta. I lavori avvengono fuori dall’abitato, e poi – correrà in seguito voce – sul Comune di Campo di Trens sono piovuti nel frattempo un sacco di soldi da Bolzano, a comprarsi il silenzio dei suoi abitanti.

Proprio in Val di Vizze, invece, comincia a serpeggiare, in quei giorni di fine anno, una certa agitazione. I lavori di Mules fanno paura, se è vero, come è vero, che proprio in Val di Vizze è prevista la costruzione di un’altra galleria-finestra, lunga 3,7 chilometri.

"Fino all’apertura del cantiere di Mules, ammetto che, colpevolmente, non mi ero interessato alla vicenda del tunnel del Brennero, come del resto nessuno qui a Prati", ci confida Klaus Schister, insegnante di educazione fisica e allenatore di calcio, nonché portavoce del Comitato Stop BBT (BBT = BrennerBasis Tunnel), nato nel gennaio di quest’anno.

Dopo la nascita del Comitato, la protesta di Prati prendeva via via vigore, e iniziavano a spuntare dalle finestre delle abitazioni di Prati i primi colorati striscioni che oggi letteralmente tappezzano il paese, recanti sempre la medesima richiesta, laconica, ma eloquente: STOP BBT. "Da gennaio – prosegue Klaus – abbiamo fatto parecchia strada, riuscendo a raccogliere le firme di oltre 900 abitanti (sui 1.500 che conta la frazione di Prati) contro il progetto del cantiere e del deposito di detriti vicino al paese".

Finché, a giugno, la protesta del Comitato raggiunge il suo culmine e produce l’impensabile: il Landeshauptmann Luis Durnwalder sommerso dai fischi dell’uditorio durante un incontro informativo a Prati sul progetto di cantiere.

"Penso sia stata la prima volta in tutta la sua carriera politica", ci dice Silvia Bacca, altra insegnante (lei di tedesco, in una scuola italiana) ed altro membro del Comitato Stop BBT. "Avevamo chiesto un incontro con lui e i vertici della BBT SE (la società incaricata di realizzare il Tunnel di base del Brennero, n. d..r.), perché volevamo evitare di fare la fine di Mules; volevamo essere informati prima dell’inizio dei lavori, non dopo. Tuttavia, quella sera non ci fu data informazione, ma solo propaganda. Come quella che, dopo di allora, la Provincia, evidentemente spaventata da quello che era successo, ha iniziato a produrre e a diffondere in quantità industriali sul territorio". Con la firma dello stesso Durnwalder, il quale, in una lettera intitolata "Sul binario per il futuro", spedita, insieme ad un opuscolo, alle famiglie altoatesine poco dopo la funesta serata di Prati, ha parlato del "sogno di un domani pulito" che il Corridoio del Brennero, "capolavoro di ingegneria", dovrebbe permettere di realizzare.

Fatto sta che a Prati, il domani, oggi lo vedono sporco. Molto sporco. Troppo. E proprio a causa del tunnel. "Nessun altro paese, lungo i 60 chilometri del tracciato del tunnel da Fortezza a Innsbruck, vedrà la propria vita compromessa come accadrà a Prati", ci fa notare Klaus.

"Premetto – prosegue – che noi siamo contrari al tunnel in sé. Lo troviamo un’opera inutile. Per costruirla ci vorranno decenni, ma noi vogliamo vedere risolto l’ormai intollerabile problema del traffico sull’A22 nei prossimi anni, non fra venti o forse trenta. Per farlo, basterebbe aumentare le tariffe dell’Autostrada del Brennero, oggi irrisorie, allargare fino a Verona il divieto di passaggio notturno dei tir e, contemporaneamente, ammodernare la tratta ferroviaria esistente. E magari, in aggiunta, dare credito al progetto, finora boicottato, dei tecnici austriaci Michael Prachensky e Rudolf Sommerer, realizzabile nel giro di pochi anni e oltretutto privo dei gravissimi problemi di sostenibilità finanziaria ed ambientale che caratterizzano il progetto del Corridoio del Brennero (di questo progetto alternativo parleremo nel prossimo numero di QT, n.d.r.). Premesso questo, va detto che la popolazione di Prati è inevitabilmente concentrata soprattutto sugli enormi problemi con cui rischiamo di avere a che fare qui, sul nostro territorio".

Già, ma quali? Cosa succederà in effetti a Prati? Cosa sporcherà il suo domani?

Il progetto di cantiere prevede la costruzione di un deposito di detriti appena fuori dal paese, non molto distante da dove avverrà la perforazione della montagna per la costruzione della galleria-finestra, in un’area verdissima, piena di quei prati da pascolo che danno il nome alla frazione. Un’area di fatto lasciata finora intatta dall’uomo (una delle poche in Alto Adige, ci tengono a sottolineare a Prati), attraversata da un fiume e custode di alcune delle più importanti sorgenti idriche di Val di Vizze.

Coi lavori, il cui inizio è previsto nella primavera del prossimo anno, l’area verrà sbancata completamente, e riempita dei 500.000 metri cubi di inerti che verranno prodotti dagli scavi per la costruzione della galleria. In più, è previsto un movimento di 40 tir al giorno per il trasporto dei detriti che verranno riutilizzati altrove. I camion passeranno proprio nel bel mezzo del paese, lungo la strada principale sulla quale si affacciano abitazioni e alberghi.

Prati di Vizze: zona del deposito.

"Il problema non sarà avere il cantiere vicino al paese, ma il paese nel cantiere", osserva con amara ironia Klaus. "L’alternativa che ci propongono – ci informa Silvia – è quella di una circonvallazione che distruggerebbe il polmone verde della zona, passando radente a diversi biotopi. D’altra parte, è difficile che la costruiscano. Infatti, la circonvallazione passerebbe anche sul territorio del Comune di Campo di Trens, che è decisamente contrario alla sua costruzione. Così, i camion avanti e indietro per il paese, oggi, sono l’ipotesi più probabile, per noi terrificante".

L’altra grande paura riguarda le falde acquifere. "I tecnici della BBT SE ci hanno già detto che perderemo il 90% delle nostre sorgenti. - ci fa sapere Klaus - Ma ci dicono anche di non preoccuparci, che tanto l’acqua qui da noi non manca. Bel ragionamento, oggi che per l’acqua si prevedono le guerre del futuro…".

A preoccupare è anche la quantità immensa di detriti da depositare. "Cinquecentomila metri cubi – nota Silvia – è una quantità pazzesca (un quinto del volume della piramide di Cheope, n.d.a.). Non possono starci tutti nell’area cui li hanno destinati! Per dirla tutta, noi non ci fidiamo delle cifre che ci vengono date. Due anni e mezzo per la fine dei lavori, 40 tir al giorno: ci sembrano cifre al ribasso, molto al ribasso. D’altra parte, come possiamo fidarci di un progetto che i nostri amministratori volevano farci passare praticamente sotto il naso, senza coinvolgerci nelle scelte?".

Già, gli amministratori. E qui la vicenda si sposta su un altro piano. E si farebbe per certi versi surreale, se non fossimo in Alto Adige, dove il potere centrale controlla in maniera ferrea quello locale, e dove tutti i sindaci tranne uno appartengono al partito del Presidente. "Di fronte ad una comunità pressoché totalmente contraria al progetto – ci dice Silvia – il Sindaco e la Giunta dovrebbero dare un appoggio incondizionato alla protesta. Invece non prendono posizione, stretti fra l’esigenza di rappresentarci e quella di rispettare i diktat che arrivano da Bolzano, dove hanno già deciso che il tunnel, in un modo o nell’altro, s’ha da fare".

Ma com’è possibile una situazione del genere? In Val di Susa i sindaci sono scesi in piazza senza troppo problemi, spesso guidando la protesta…

"Ma qui non siamo in Val di Susa, purtroppo. In Alto Adige abbiamo accumulato in questi decenni un enorme deficit democratico. - spiega Klaus - I fermenti sociali e politici, qui da noi, specialmente nelle valli, non hanno mai attecchito, nemmeno dopo il Sessantotto. Gli altoatesini non sono mai stati abituati a pensare criticamente, con la propria testa: tanto ci pensa il partito a far stare bene tutti. Si è ragionato così fino ad oggi".

In Val di Vizze, nel 2005, si è presentata una sola lista, eletta col 100% dei voti validi, benché con una forte percentuale di astenuti. "Una situazione bulgara; - ammette sconsolato Klaus - ma l’aria sta cambiando. La vicenda del tunnel ci sta aiutando a crescere. Nel 2005 avevamo ancora gli occhi chiusi, ma nel 2010 presenteremo senz’altro una lista civica".

Sempre che non succeda prima. Già, perché nel frattempo, dopo l’intervista concessaci da Klaus e Silvia, la posizione del Sindaco di Val di Vizze Johann Frei si è fatta delicata, al punto da lasciar credere a più di qualcuno che, se la popolazione scenderà in strada per fermare i camion, come il Comitato sta pensando di fare, il primo cittadino darà le dimissioni.

A far precipitare gli eventi è stata un’affollata assemblea pubblica organizzata dal Comitato Stop BBT il 21 settembre a Prati. Un successo per gli organizzatori, e la conferma che in Val di Vizze c’è voglia di partecipare e di incidere sulle scelte che riguardano il futuro della comunità. Il Sindaco, che non poteva esimersi né dal presenziare né tanto meno dal prendere la parola di fronte a una comunità intera che gli chiedeva di prendere posizione, finalmente l’ha fatto.

Con un certo imbarazzo, ha premesso, novello Ponzio Pilato, che lui, quando venivano prese le decisioni sul progetto di cantiere a Prati, non faceva il sindaco, e che ora, per quanto sindaco, non sa del futuro del progetto più di quanto sappiano i suoi concittadini. Dopodiché, ha infine annunciato che, se non verrà costruita la circonvallazione, lui si opporrà al progetto. Ma "senza scendere in strada", sia ben chiaro. La Val di Vizze non è la Val di Susa. Protestare in strada sarebbe troppo per un "bravo soldato di partito", come lo definiscono qui. "In quel caso, io non ci sarò", ha detto ai concittadini, senza dare spiegazioni ulteriori, e lasciando così presagire le sue dimissioni. Evidentemente, a quel punto, la stretta tra Bolzano e la popolazione di Prati si stringerebbe troppo forte su di lui per lasciarlo uscire indenne dalla presa.

Ma la sensazione è che da Bolzano abbiano suggerito a Frei di provare a giocare al gatto col topo. Alzare l’asticella, indurre i cittadini di Prati a ritenere che la circonvallazione dev’essere il loro obiettivo massimo, e che, una volta raggiunto, coi camion fuori dal paese, sarà il caso di far rientrare la protesta.

"Ma non ci cascheremo: - ammonisce Silvia - stiamo studiando l’ipotesi di fare ricorso alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica, insistendo sulla insostenibilità finanziaria del progetto. Se non ci sono i soldi per il tunnel di base, la galleria-finestra di Prati è del tutto inutile, e non va costruita. La battaglia è apertissima".

E quante altre ce ne saranno, nei prossimi mesi e anni, all’approssimarsi dell’apertura dei tanti cantieri necessari alla costruzione del "progetto del secolo"?

Lo sapremo presto. La sensazione è che quello che sta succedendo a Prati si ripeterà altrove, anche da noi in Trentino, dove l’atteggiamento della Provincia rispetto all’opera è analogo a quello di Bolzano, ma dove il potere esercitato dal governo centrale sulle comunità locali, per quanto forte anch’esso, lo è meno che in Alto Adige.

Nel prossimo numero di QT vedremo in che modo il territorio della nostra Provincia sarà interessato dai lavori, e quali comunità potrebbero trovarsi nella stessa situazione di Prati.