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Perù, la resa dei conti

L’ex presidente peruviano Fujimori verrà estradato dal Cile e processato per violazione dei diritti umani e corruzione.

Antonio Graziano

Venerdì 21 settembre la Cor- te suprema del Cile ha ap- provato l’estradizione di Alberto Fujimori, ex-presidente del Perù, in quanto responsabile di violazione di diritti umani ed atti di corruzione avvenuti durante gli anni della sua presidenza. Per questo deve essere giudicato e condannato in Perù. Questa conclusione, alla fine del processo in appello (che ribalta la decisione del primo grado, quando l’estradizione era stata negata per mancanza di prove), farà rispedire al mittente l’ex presidente peruviano, che dovrà lasciare per sempre il paradiso cileno.

Fujimori è accusato del massacro di 25 persone a Barrios Altos nel 1991 e a La Cantuna nel 1992, attraverso il gruppo paramilitare Colina, uno dei momenti della strategia antisovversiva del governo, che prevedeva l’eliminazione selettiva di persone sospettate di partecipare ad attività terroristiche. In aggiunta, Fujimori sarebbe stato a conoscenza del sequestro e della tortura di oppositori al regime che avveniva nei sotterranei del Servizio di intelligence dell’esercito. La condanna riguarda anche cinque altri reati, che vanno dalla corruzione, all’associazione a delinquere, alle intercettazioni telefoniche di politici, giornalisti ed altri personaggi sospetti, a un regalo di 15 milioni di dollari al suo ex assessore Vladimiro Montesinos.

Successore del primo governo di Alan Garcia, Alberto Fujimori governò in Perù dal 1990 al 2000 ed instaurò nel paese un clima pesantemente liberista. Nel 1992, adducendo come pretesto la grave situazione in tema di corruzione, terrorismo e narcotraffico, sciolse il parlamento con un autogolpe, ordinò la sospensione dei diritti costituzionali e delle attività politiche e la riorganizzazione del potere giudiziario. Si calcola che, solo attraverso l’uso del denaro pubblico, abbia accumulato una fortuna pari a 330 milioni di dollari. Rifugiato dal 2000 in Giappone, suo paese di origine, fu arrestato in Cile nel novembre del 2005 mentre tentava di tornare in Perù per partecipare alla campagna elettorale per le presidenziali dell’anno successivo. Dopo un periodo di detenzione, dall’8 giugno Fujimori si trovava agli arresti domiciliari, all’interno della sua residenza di Chicureo, località al nord di Santiago. Mentre seguiva il suo processo, l’ex presidente ha avuto il tempo di mandare le sue condoglianze ai familiari delle oltre 500 vittime del terremoto. Ha affermato che sentiva molto di più la tragedia, trovandosi fuori dal Perù e nell’impossibilità di aiutare la sua gente.

E'un passo avanti per fare giustizia alle migliaia di vittime degli atti di tortura, assassinio e scomparsa commessi durante il suo governo”, spiega Amnesty International, che fa parte della “Coalizione per l’estradizione di Fujimori”, costituita agli inizi di agosto da una rete di organizzazioni per i diritti umani ed altre organizzazioni della società civile, che considera l’ex presidente responsabile dei crimini commessi dalle forze armate che controllava durante il suo mandato presidenziale.

Anche i familiari delle vittime hanno naturalmente seguito la vicenda giudiziaria: “Non possiamo permettere che il principale assassino dei nostri familiari si nasconda in Cile, sotto la protezione di un giudice e dell’impero giapponese. - affermava, durante una manifestazione a Santiago, Gisela Ortiz, sorella di Enrique Ortiz Perea, morto durante la strage di La Cantina - Non possiamo accettare queste strategie politiche per giustificare i crimini e perdonare i suoi mandanti. Noi abbiamo memoria, e per questo non dimentichiamo e non perdoniamo. Chiediamo solo che sia fatta giustizia”.

Il fujimorismo possiede attualmente 13 rappresentanti nel parlamento unicamerale del Perù; lo scorso anno venne stretta un’alleanza elettorale fra loro ed il partito APRA, coalizione dell’attuale presidente Alan Garcia. Ma adesso il suo governo dovrà processare Alberto Fujimori per i crimini commessi durante la sua presidenza.

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