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Arte russa: dal futurismo al sadomaso

Alla galleria Transarte di Rovereto notevole esposizione: l'arte russa dai grandi protagonisti dell'avanguardia di inizio secolo, agli artisti contemporanei, in grado di coniugare memoria e modernità.

In questi giorni il Mart di Rovereto ha inaugurato con la consueta bulimia espositiva ben quattro diverse mostre, una delle quali dedicata all’arte russa della seconda metà del Novecento. Di questo parleremo però, in maniera più approfondita, in uno dei prossimi numeri. Restiamo comunque a Rovereto, per occuparci sempre di arte russa.

Dimitry Mishenin, “Neoaccademismo – sadomasochismo”.

La galleria Transarte ospita infatti (fino all’11 novembre) una notevole esposizione dedicata al doppio binario dell’arte dell’ex Unone Sovietica: da una parte i grandi protagonisti della stagione futurista e costruttivista, da Larionov alla Gonèarova, da Tatlin a Burliuk; dall’altra alcuni artisti della Russia contemporanea, come Dimitry Mischenin.

Tra opere grafiche e pastelli, dipinti ad olio e illustrazioni, la parte dedicata alle avanguardie d’inizio secolo è indubbiamente la più stimolante. Prendiamo ad esempio Larionov, fondatore nel 1910 assieme alla Gonèarova, del raggismo, traduzione russa del futurismo. Accanto alle sue taglienti opere astratte, si possono ammirare altre opere più pacate e intime, come il tenue pastello giovanile raffigurante un casolare e una figura evanescente. A proposito di Nataljia Gonèarova - stiamo parlando della più importante pittrice russa del Novecento -, uno dei suoi disegni esposti, raffigurante una coppia di fanciulle e un carosello, sembra anticipare di un decennio il clima fiabesco che impregnerà le sue scenografie per il balletti di Diaghilev, sebbene in queste ultime si avverta una maggiore attenzione alle ricerche cubiste.

Una sola l’opera di David Burljuk: un ritratto fortemente espressionista che ben testimonia la profondità di questo eclettico esponente del futurismo russo, autore anche di numerosi scritti e perfino film. L’architetto, pittore, scultore e scenografo Vladimir Tatlin, propugnatore di un’arte funzionale, attenta alle nuove materie e ai progressi della meccanica, fautore del costruttivismo, è documentato attraverso una veste minore, meno nota, ma forse proprio per questo più curiosa. Si tratta di alcuni bozzetti eseguiti tra 1945 e 1946, raffiguranti costumi per scenografie. Tale attività, modesta e poco retribuita, non gli evitò, nel 1953, di morire in assoluta povertà.

Senza scadere nei deliri bibliofili, occorre segnalare il pregio di un percorso arricchito da alcuni dei più significativi libri futuristi russi. Se alcuni di questi, come i volumi della corposa rivista "Strelec" (L’arciere) presentano illustrazioni di artisti del calibro di Chagall, altri dimostrano come la rivoluzione tipografica futurista non sia stato un fatto esclusivamente italiano. Il capolavoro biblio-grafico (il trattino è d’obbligo) in mostra è "Dlja golosa" (Per la voce), un’agenda graficamente esplosiva con poesie dinamitarde di Majakovskij e una superba impaginazione grafica di El Lisickij.

La mostra, come anticipato, ha inoltre il merito di andare ben oltre l’avanguardia d’inizio secolo, offrendo una selezione di lavori di artisti russi contemporanei, per lo più moscoviti, già presentati a Rovereto un paio d’anni fa. Tali opere dimostrano come l’arte russa, svincolatasi dall’imperativo di "educare le masse", abbia facilmente acquisito una propria autonomia, senza scadere in un facile scimmiottamento dell’arte contemporanea occidentale. Anzi, il tema della memoria e del passato tornano in maniera esplicita e preponderante in molte delle opere esposte, a iniziare dalle stampe fotografiche di Elena Nemkova, incentrate sul tema della dote matrimoniale. Una memoria sublime e spettrale è poi quella che intride i light box di Vladislav Efimor, artista che presenta, in una Wunderkammer contemporanea, cherubini ad ali spiegate carichi di luce elettrica, imbalsamati in contenitori espositivi cromaticamente dominati dal fondo nero.

Una memoria precaria, labile ma tutt’altro che algida, caratterizza i lavori di Serghey Denissov. Sono, questi, piccoli e preziosi collages di trasferelli e immagini emerse dai ricordi, in cui anche lo spettatore può immergersi, in un dialogo serrato con l’opera, attraverso il supporto specchiato. Le opere grafiche di Vladimir Shinkarev, alcune delle quali sono andate in premio in una serata benefica organizzata dalla galleria, includono micro-narrazioni scandite per successioni di riquadri: non più il fumetto che si eleva ad opera d’arte, ma l’opera d’arte che, cadute le vetuste barriere tra i generi, si eleva a fumetto.

Infine, tra i lavori più curiosi e nuovamente incentrati sul tema della memoria, vanno senz’altro segnalati quelli di Dimitry Mishenin. La serie di scatti fotografici "Neoaccademismo – sadomasochismo" presenta appaiati, densi di rimandi formali azzeccati quanto poeticamente stridenti, frammenti architettonici o scultorei della San Pietroburgo neoclassica da una parte, immagini di pratiche sessuali estreme dall’altra. Così, per fare un esempio, ai riccioli speculari di un capitello ionico corrispondono le mani legate di una ragazza; oppure, la chiave d’arco ornata da un leone reggi-anello viene sdoppiata nel volto di una ragazza imbavagliata da una fascia di cuoio nero. Una pratica - per una volta innocua - degli opposti estremismi.