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Lo Studio d’Arte Andromeda per Prijedor

Luigi Penasa

Nell’anno 2000 , stimolati da Michele Nardelli e appoggiati dall’esperienza logistica dell’organizzazione "Progetto Prijedor", noi dello Studio d’Arte Andromeda trovammo perfettamente aderente allo spirito fondante della nostra associazione, quello cioè di promuovere e divulgare ,con mezzi artistici , ideali di libertà e di pacifica convivenza, l’idea di contribuire alla realizzazione di un progetto che mirava alla costruzione di una Galleria d’Arte nella città di Prijedor, in Bosnia.

Mentre organizzavamo le mostre di raccolta fondi, mettendo in vendita opere d’arte offerte da numerosi artisti nostri amici, avevamo ancora negli occhi le immagini televisive di quelle zone della Bosnia annerite dagli incendi appena spenti delle case, ma sempre più accesi negli occhi-profughi dei suoi spaesati abitanti. E pensavamo alle importanti tradizioni artistiche dei Balcani. Pensavamo a quanti disegnatori di quelle terre avevano impreziosito le nostre rassegne di satira con le loro intelligenze . Pensavamo al dolore che ci avevano procurato le lettere che ci ritornavano respinte, da lì, solo qualche mese prima, marchiate e macchiate dal timbro "Posta interrotta in zona di guerra".

Quando poi, nel 2001, sono stato per la prima volta a Prijedor, delegato a rappresentare lo Studio d’Arte Andromeda in occasione dell’inaugurazione della Galleria d Arte, ho visto quella costruzione come una pennellata di colore vivo data sopra un paesaggio grigio fumo. Come un simbolico segno di speranza e di risveglio. Dentro poi, come prima mostra, avevamo voluto esporre un ciclo di opere dedicate al sogno utopico di Don Chisciotte, chiaro invito a non arrendersi mai di fronte all’arroganza e all’ignoranza.

Prijedor.

Ero rimasto solo pochi giorni. Mi aveva colpito la composta voglia di ri-uscire dei pochi abitanti, per lo più donne, e la fame di normalità dei più giovani. Ripartendo, mi ero portato un gran magone di impotenza e la determinazione a non dimenticare .

Il mese scorso sono ritornato a Prijedor, questa volta invitato da alcuni di quei ragazzi, ora cresciuti e diplomati all’Accademia di Belle Arti di Banja Luka, e riuniti in una associazione artistica dal nome programmatico di "Tacka", cioè "Punto" (www.tacka. prijedor. com). Ma un punto fermo, un punto di partenza perché loro, sempre più affamati di normalità, vogliono rimanere nella loro terra, progettare futuri possibili per loro e per la loro gente. Magari proprio partendo da quella pennellata di colore che è la Galleria nel cuore della città. Abbiamo organizzato assieme un laboratorio sulle tecniche d’uso del colore acrilico e la risposta dei giovani partecipanti è stata di laborioso entusiasmo e di giocosa curiosità. I ragazzi, qui o lì, si assomigliano tutti: ma nei ragazzi di Prijedor c’è una urgenza ulteriore, come una inconsapevole voglia di recuperare il tempo perduto dai loro padri. Abbiamo poi allestito e presentato alla città una raccolta di mie opere pittoriche raccolte sotto il titolo "Sguardi", che rimarranno lì, appese, durante questo mese di novembre, a tentare un dialogo, a comunicare un bisogno di dialogo per superare, guardandosi finalmente, l’ostacolo di linguaggi che paiono sempre più incomprensibili .

Questa volta sono ripartito con negli occhi una fredda nevicata autunnale ma con il cuore più leggero . I problemi in quella terra , così simile alla nostra, sono sempre tantissimi, ma se quei ragazzi, con l’aiuto di tutti noi, riusciranno a consolidare quel "punto fermo", trasmetteranno forza e coraggio alla loro gente e costruiranno quella coscienza culturale indispensabile per poter governare e non subire il proprio destino .