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Promossi in C 2: che guaio!

Il difficile campionato del Mezzocorona, tra campanilismi e invidie poco sportive.

La squadra di calcio di Mezzocorona, quest’anno gioca in serie C 2, in sostanza tra i professionisti del pallone. Ma per la borgata rotaliana, che conta circa 5.000 abitanti, oltre alla soddisfazione di confrontarsi tutte le domeniche con realtà demografiche molto più importanti e blasonate, compresi capoluoghi di provincia, avere una squadra che milita in C 2, si è trasformato in una bella gatta da pelare. E infatti, in vista della ripresa del campionato, i quotidiani locali, tifando però per il "Mezzo", hanno largheggiato sulle difficoltà tecniche rappresentate dal fatto che in paese non esiste un campo di calcio in grado di ospitare partite di tale livello.

Il campo da calcio di Mezzocorona.

Non bisogna infatti dimenticare che le norme di sicurezza e di ordine pubblico adottate per prevenire i ricorrenti episodi di violenza che caratterizzano spesso il gioco del pallone e recepite dai regolamenti del calcio per le partite tra i professionisti, prevedono misure inderogabili. Il pur bellissimo campo di calcio di Mezzocorona non possiede insomma le caratteristiche tecniche richieste dal campionato professionisti e la sua particolare collocazione in pieno centro abitato non ne permette neppure la realizzazione: manca proprio lo spazio fisico.

Di fronte a tale situazione, durante l’estate e fino a qualche settimana fa, si è svolta una pantomima tra la Lega calcio, serie C, e il club di Mezzocorona, prontamente sostenuto dalla politica locale (il sindaco, già calciatore dilettante) e provinciale (l’assessora Berasi, ma anche il presidente Dellai).

Tutto è girato intorno al fatto che, essendo impossibilitato a giocare sul proprio rettangolo verde ed in attesa che il Comune costruisca l’ennesimo (sarebbe il decimo in Piana Rotaliana!) nuovo campo di calcio sul terreno prontamente individuato nel piano regolatore, il Mezzocorona aveva chiesto di utilizzare il Briamasco di Trento. Il campo del capoluogo era stato nel frattempo predisposto per ospitare partite di serie C2 con alcune opere (per decine di migliaia di euro), nonostante la squadra della città militi in un girone inferiore. La scelta del capoluogo anziché dei più vicini e nuovissimi campi di calcio di San Michele o di Mezzolombardo (che comunque non sono omologati per la serie C), probabilmente dettata da esigenze degli sponsor, ha visto però insorgere alcuni pezzi della tifoseria trentina contro l’ipotesi di ospitare i "furesti" sul "loro" campo cittadino. Si è assistito ad un brutto folklore, tutto italico, nonostante i ricorrenti richiami alle tradizioni tirolesi cui spesso si ispirano tanti politici a Mezzocorona. C’è stata pure una manifestazione di piazza, con breve girotondo dei tifosi alla guida di trattori agricoli presso il casello autostradale di San Michele-Mezzocorona. Alla fine, la Lega calcio ha ceduto: è dovuto però intervenire il presidente della Federazione gioco calcio nazionale (addirittura!), e così il "Mezzo" può giocare a Trento. Analoga la vicenda del Sudtirolo, squadra di Bressanone, che dopo il tira e molla estivo ha potuto nuovamente giocare le partite di casa a Bolzano. Il dibattito sui giornali e nei rotocalchi televisivi, durato oltre un mese, ha fatto emergere all’interno del calcio provinciale un clima che di sportivo ha ben poco: gelosie, invidie, sgambetti e qualche insulto. Un dirigente di una società di calcio ci ha confermato l’esistenza di tante miserie, come quella di quel piccolo club di paese che pur di non far arrivare un ragazzo promettente nella squadra rivale, minaccia di ritirare il cartellino al giovane calciatore. Per restare nella Rotaliana, dove ogni paese schiera una propria squadra e possiede a volte due campi di gioco, è appena fallito l’unico tentativo di sovracomunalità, quello di mettere in comune alcune formazioni dei settori giovanili .

Senza voler paragonare due ambienti con regole e forse con stile diversi, è però inevitabile ricordare una vicenda relativa alla pallavolo. L’attuale Itas Diatec, che rappresenta il Trentino nella massima serie nazionale, è nata e si è sviluppata per oltre vent’anni a Mezzolombardo. Arrivati al professionismo e considerato che in paese non c’erano le condizioni per permettere un’ulteriore crescita, grazie anche ad un complesso gioco di cessione di diritti sportivi, la squadra si è trasferita a Trento. Certo, a suo tempo, qualche mal di pancia si era fatto sentire, ma sul campanilismo sono prevalsi altri sentimenti, compresi l’attaccamento allo sport. Risultato: nella palestra di Mezzolonbardo si potevano stipare circa 400 spettatori, ora a Trento, si arriva a 4.000 tifosi per partita. E quel che più conta è che la pallavolo a Mezzolombardo (ma anche a Mezzocorona e a San Michele) è sport tuttora praticato anche se, ovviamente, non nella massima serie.