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Scuole materne: fra i due litiganti il terzo non gode

La Federazione delle scuole materne si riorganizza, ed è scontro interno. Due coordinatori, didattico e gestionale, oppure coordinatore unico? Di fronte a queste due opzioni, due diverse visioni; e uno scontro durissimo.

“Siamo pronti a resistere ad oltranza, stile minatori inglesi". La "rivolta delle materne", come è stata ribattezzata, non sembra destinata a rientrare, a sentire le parole della sindacalista CISL Stefania Galli. O quelle del suo collega della CGIL Moreno Marighetti: "Abbiamo trovato un muro, ma non ci arrendiamo. La nostra azione non si è esaurita con lo sciopero del 12 ottobre".

Ma a guidare la rivolta non sono i sindacalisti, bensì Roberto Avanzi, il presidente di due scuole materne trentine, Cognola e San Donà: "Dalla mia parte ho circa 50 scuole, che sulle 159 federate sono un numero consistente. Se dalla Federazione pensano che ci faremo da parte uscendo dall’associazione, si sbagliano. La battaglia contro questo colpo di mano va avanti".

"Colpo di mano? La verità – si difende il Presidente della Federazione Provinciale Scuole Materne Giuliano Baldessari, in carica da quasi 10 anni – è che sono stato fatto bersaglio di critiche pretestuose che non corrispondono alla realtà dei fatti".

Rivolta. Muro. Battaglia. Colpo di mano. Bersaglio. Se non ci fossero di mezzo le scuole materne, con l’immagine dei bambini ad esse associata, verrebbe da pensare a uno scenario di guerra, così tipico del mondo adulto. Insomma, cosa sta succedendo in quello che è sempre stato considerato un modello nazionale ed europeo, ovvero la scuola materna trentina?

Pomo della discordia è la riorganizzazione che sta interessando la Federazione delle Scuole Materne trentine. Il principale elemento di novità è l’introduzione della figura del coordinatore unico al posto del coordinatore doppio. L’introduzione di questa nuova figura è avvenuta già 4 anni fa in via sperimentale presso due dei 19 circoli di cui si compone la Federazione, e ad oggi è stata estesa ad altri 6. Prima della riorganizzazione, esistevano per ogni circolo un coordinatore pedagogico e un coordinatore gestionale, a fare da interfaccia tra le singole scuole e la Federazione. Dopo la riorganizzazione, toccherà ad un unico soggetto svolgere le mansioni che prima erano svolte da due.

Detta così, sembra una cosa semplice e nemmeno troppo sconvolgente. Invece, tanto il merito del cambiamento quanto il metodo sono diventati oggetto di aspre critiche da parte degli oppositori, ovvero i sindacati confederali in rappresentanza dei loro dipendenti e le scuole "rivoltose" rappresentate dai loro presidenti.

Cominciamo dalla questione di merito. "Introdurre un coordinatore unico non è una cosa da poter fare con leggerezza, perché si vanno a mescolare delle competenze normalmente distinte, ovvero quelle gestionali da una parte e quelle pedagogiche dall’altra". Marighetti punta il dito sulla fattibilità di tale mescolamento:

"Chiedere ad un pedagogo di acquisire delle competenze gestionali non è semplice, chiedere a un gestionale di acquisire competenze da pedagogo è addirittura improponibile".

"E infatti noi chiederemo a soggetti di estrazione pedagogica di acquisire competenze gestionali". Il presidente della Federazione Baldessari prova a difendersi: "La nostra riorganizzazione prevede un potenziamento dell’unità dedicata alla formazione del personale, oltre che la creazione di un apposito nucleo dedicato alla sicurezza sul lavoro. L’aspetto gestionale non finirà affatto in secondo piano, come dicono i miei critici. La formazione interna saprà valorizzarlo tanto quanto quello pedagogico. Mi è sembrato ovvio, nella riorganizzazione, avere un occhio di riguardo per quest’ultimo, perché è sulla pedagogia che noi viviamo".

"Il presidente Baldessari si attribuisce meriti per miglioramenti che oggi vede solo lui", osserva la Galli, supportata dalle parole di Avanzi. "Nel circolo di cui la mia scuola fa parte, dove già esiste il coordinatore unico, la fondazione che gestisce la scuola ha dovuto assumere a proprie spese una segretaria, per star dietro all’aspetto gestionale. Ecco il risultato di scelte che sono andate a potenziare un ambito a discapito di un altro".

Altra questione, più generale e dalle implicazioni ancora più serie, è il presunto fine ultimo che, secondo gli oppositori, si celerebbe dietro l’introduzione del coordinatore unico: "Qui è in ballo l’autonomia delle scuole, che rischia di sparire". Stefano Marchetti, delegato interno della CGIL, sul punto è molto chiaro: "L’idea di fondo è quella di far entrare nelle scuole, col ruolo di coordinatori unici, uomini di fiducia della Federazione, che impongano in maniera più o meno velata le idee della stessa, sostituendo di fatto in tutto la figura dei presidenti delle scuole".

Avanzi è del tutto concorde: "Noi presidenti finiremo col diventare soltanto dei firma-carte. La Federazione vuole rendere la gestione delle scuole più diretta, attraverso il coordinatore unico, nell’idea che noi presidenti delle scuole siamo l’anello debole della catena. Probabilmente, dalla Federazione si aspettavano che sarebbe arrivata una riforma legislativa in questo senso, che però è mancata. E’ stato dunque una sorta di colpo di mano a metà".

Oggetto di contestazione non è solo l’opportunità della scelta del coordinatore unico, ma anche le modalità con cui si stanno nominando i soggetti destinati a ricoprire tale ruolo. "La Federazione – fa notare la Galli – non ha dato all’anzianità l’importanza che meritava. Come si fa a preferire una persona nuova, per quanto titolata, a una che fa il mestiere da vent’anni? In tali nomine come nell’intero processo di riorganizzazione non c’è stata trasparenza, né coinvolgimento."

I modi della riforma hanno irritato i contestatori ben più dei contenuti. "La Federazione ha avuto un atteggiamento pazzesco, tipico più di un vertice aziendale che di una struttura associativa qual è la nostra". Avanzi non è affatto tenero con Baldessari: "C’è stata una chiusura totale, eccetto talune aperture di tipo personalistico che sono venute a determinare l’odiosa distinzione tra scuole materne di serie A e scuole materne di serie B".

"Il presidente Baldessari – aggiunge Marighetti – continua a dirci che la sperimentazione del coordinatore unico ha dato frutti positivi, ma quando chiediamo di farci conoscere i contenuti del loro monitoraggio, non otteniamo mai nulla di concreto". "Per di più – aggiunge la Galli – la Federazione ha avviato una riorganizzazione a contratto scaduto. Si tratta di una scelta assolutamente infelice e incomprensibile". "Come se non bastasse – chiosa Marchetti – fino ad ora nessuno della Federazione ha avuto il coraggio di dirci con che soldi verrà pagata la riorganizzazione, e quali siano i reali costi della stessa".

"Per quanto riguarda l’aspetto economico, la riorganizzazione costa, ma non comporterà variazioni nelle retribuzioni dei dipendenti, né nessuna modifica di livello". Baldessari prova a replicare alle accuse incrociate che gli vengono rivolte: "La modalità con cui la riforma è stata gestita è stata del tutto conforme allo Statuto. Si tenga conto che questa riorganizzazione è in fase attuativa da anni, partita da una analisi dei bisogni delle scuole avviata una decina d’anni fa. Per quanto riguarda la partecipazione alla decisione, faccio presente che la sperimentazione del coordinatore unico è stata votata in Assemblea dai presidenti e approvata dal Consiglio. Quest’ultimo, che è un organo composto da 30 persone, ha visto ben tre passaggi nell’arco di un mese, quest’estate. Le critiche avanzate in tali occasioni sono sempre state prese in considerazione. Di conseguenza, non mi sembra proprio che mi si possa accusare di non aver favorito la partecipazione o di aver tentato un colpo di mano".

Fra accuse, contraccuse, repliche e controrepliche si rischia di tralasciare il punto di vista dei genitori che portano i loro bambini nelle scuole. Che conseguenze avrà questa situazione sulla qualità del servizio?

"Disagi – ci rispondono i nostri tre interlocutori critici verso la riorganizzazione – Scuole che sono vittime della disorganizzazione e della cattiva gestione non possono fornire un buon servizio. Più in generale, la riforma va nella direzione di annullare il patrimonio di valori e cultura negli anni faticosamente costruito, nell’annullare il mondo del volontariato su cui tali scuole si reggono, nel rendere le scuole meri strumenti della federazione".

La Federazione Provinciale delle Scuole Materne

La Federazione provinciale delle scuole materne equiparate è una associazione di secondo livello retta da un proprio statuto. I soci di tale associazione (scuole) eleggono ogni tre anni un proprio presidente. L’adesione alla associazione ha durata annuale, è libera e comporta che il finanziamento previsto per legge venga girato dalle scuole alla Federazione stessa, la quale si impegna, come contropartita, ad effettuare una serie di prestazioni nei confronti delle scuole quali il servizio pedagogico, amministrativo, contabile, gestionale, ecc.. Le scuole pagano in ogni caso una quota associativa.

"Vantaggi – ci risponde il presidente Baldessari – Più spazio alla formazione del personale. Più attenzione all’aspetto pedagogico. Aumento del numero dei circoli e riduzione delle loro dimensioni, con possibilità di dare ad essi più attenzione da parte dei coordinatori. Una gestione, dopo questa prima fase di assestamento, che sarà efficace come prima. In breve, la scuola materna trentina, con questa riorganizzazione, offrirà un servizio di maggior qualità".

Anche qui il dialogo sembra fra sordi. L’unica cosa su cui tutti sono d’accordo è che tale situazione potrà avere alla lunga delle conseguenze pesanti sulla tenuta dell’intera struttura. "Si sta creando un pesante clima di rivalità e spaccature tra vertice e scuole, e, all’interno delle scuole, tra Presidenti e coordinatori – osserva Stefania Galli – Questo non potrà certo avere conseguenze positive sul piano della qualità del servizio". Come darle torto?

Di recente, i presidenti delle scuole della Val di Non, filo-Federazione, hanno manifestato, in una lettera aperta inviata ai media, la speranza che "all’interno della nostra organizzazione possano tornare la serenità il buonsenso, un clima di rispetto e fiducia reciproci, determinanti per la vita nelle nostre scuole".

"CGIL CISL e UIL – hanno replicato i sindacati – sottoscrivono tale speranza, e stanno operando al fianco dei lavoratori perché torni questo clima, perché possano semplicemente lavorare con serenità, con il rispetto dovuto alla loro persona". Da questa comune manifestazione di intenti ad un compromesso che riporti la serenità auspicata, il passo sembra molto, molto più difficile.

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