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Spirito natalizio

Le (gustose?) polemiche sui mercatini di Natale. Nel nome dell’euro.

“La sfida con Bolzano comincia a farsi frizzante" scrivevano l’anno scorso, di questi tempi, i giornali, per indicare lo scambio di accuse fra gli organizzatori dei mercatini di Natale delle due città. Da Trento facevano notare la sobrietà della loro impostazione rispetto ai lussi bolzanini, mentre dal capoluogo altoatesino ne facevano una questione di correttezza teologica: loro, per partire, rispettavano il calendario dell’Avvento, mentre i trentini se ne sbattevano del calendario liturgico e cominciavano una settimana prima del dovuto: avidi!

Quest’anno, il replay: "Ancora una volta i trentini non rispettano il calendario tradizionale dell’Avvento e partono quando vogliono. – dichiara al Trentino Dado Duzzi, presidente dell’Azienda di soggiorno di Bolzano - Credono di averlo inventato loro, il mercatino di Natale, e adesso ci mettono anche il cammello. Evidentemente fa parte della tradizione trentina. Non lo sapevamo".

Claudio Facchinelli, presidente di Trento Fiere, replica bruscamente: "Io parto quando voglio, scherziamo? Adesso devo chiedere il permesso a Dado Duzzi?"

Quanto al cammello, è da Arco che arriva la pacata, argomentata risposta: "Siamo in un contesto diverso, mediterraneo. Nel mercatino abbiamo gli ulivi al posto degli abeti. Il cammello richiama i magi, risveglia la fantasia dei bimbi e attira a frotte gli anziani che non ne hanno mai visto uno. E poi è un cammello speciale, viene dall’Austria". Come a dire: avevate un cammello a due passi da casa e ve lo siete lasciati fregare.

Poi si comincia e le polemiche tacciono, ci sono da contare i visitatori, da superare le 560.000 presenze dell’anno scorso. Perché il numero dei visitatori è come il PIL: se ogni anno non aumenta, è un disastro. La qualità delle merci, il loro prezzo, la effettiva percorribilità dell’itinerario fra le casette non ha importanza. Io ci sono andato, al mercatino di Trento, ma non ho visto praticamente niente per via del mostruoso affollamento, ma ormai ero entrato, mi avevano contato, avevo contribuito all’audience. L’indice di gradimento, come in televisione, non esiste, perché non interessa.

Sul Corriere compare una voce dissonante, quella dei proprietari dei Magazzini Nicolodi, che quest’anno hanno deciso di disertare l’appuntamento perché "negli anni si è persa la qualità; gli organizzatori hanno preferito puntare al business. Le casette sono diventate troppe…, è facile che si creino imbuti di folla". Ma Claudio Facchinelli non si lascia intimidire: "La mia risposta sta nei fatti, il resto sono chiacchiere".

L’inaugurazione, con la pioggia battente, è stata triste. Qualcuno, alla vigilia, si era preoccupato che si dovesse "far fronte a un’orda di persone che invaderà la città"; e invece è stata una falsa partenza: "Abbiamo perso 15.000 persone rispetto al previsto, ne abbiamo fatte solo 2.000" – si lamentano gli organizzatori, e L’Adige del 25 ha un titolo che rende bene le dimensionidell’allarme: "L’indice del brulé consumato segna un calo di oltre il 50%". Ma subito la situazione si raddrizza: domenica i visitatori sono stimati in 30.000, sicché la corsa verso e oltre il mezzo milione può riprendere con fiducia.

Nel resto della città, intanto, ci sono molte lamentele: di alcuni lavoratori dipendenti maldisposti a farsi carico dei problemi aziendali e costretti a lavorare anche di domenica; di alcuni commercianti che si sentono schiacciati dal mercatino; e di altri commercianti che innescano una "polemica sulla distribuzione a macchia di leopardo delle luminarie in centro storico". La mancanza di luci in piazza Lodron, ad esempio, fa arrabbiare il titolare di un caffè: "E’ scoraggiante: senza luci quel che resta al visitatore è un’immagine triste". Ma la replica dal Comune è fulminante: "Se in piazza Lodron mancano le luminarie è perché i commercianti non hanno messo la quota per averle".

Intanto, seguendo la stella cometa dell’euro, il Santo Natale è sempre più vicino.