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Voci di strada

Storie di senza casa. Da “Piazza grande”, giornale di strada di Bologna.

Clementina Pigoni

“Dove vanno a finire in inverno le anatre dei Central Park?" - si chiedeva il giovane Holden di fronte al laghetto ghiacciato. Noi invece ci chiediamo dove vanno a dormire i senza fissa dimora di Bologna. In un pomeriggio d’inizio autunno, quando il freddo si fa più pungente, c’è chi sa di poter tornare in una struttura di accoglienza e chi no. Alcuni perché stanno aspettando che si liberi un posto, altri perché sono stati espulsi, altri ancora perché così hanno scelto. Passeggiando per le vie di Bologna cerchiamo qualcuno che ci racconti dove andrà a dormire questa notte.

II primo che incontriamo è B. che chiacchiera con la gente del quartiere davanti al supermercato.

Dove dormi questa notte?

"Ho la mia casa, con i cartoni e dieci coperte, e ogni mattina la pulisco tutta. Ho trovato il mio posto e quando la polizia viene a dirmi che devo andarmene io dico di sì. Sì, prendo tutto e mi cerco un altro posto, e chi ci vuole andare al dormitorio? Lasci le scarpe la sera e non le trovi più la mattina. In strada possono anche rubarmi tutto, dormo senza coperte. Sono undici anni che vivo così. Se mi dessero una casa tutta per me, allora sì che ci andrei, ma in dormitorio hai orari molto rigidi e io non voglio avere orari. Se mi metto a bere non posso sapere a che ora andrò a dormire. Comunque io un lavoro ce l’avevo, e anche una ragazza, ma l’alcol ti toglie tutto".

Nel frattempo arriva un ragazzo: "Ce l’avete una sigaretta? Sto cercando un posto per far partorire la mia cagna. Una ragazza mi aveva assicurato che mi prestava la sua cantina, ma ora è fuori Bologna".

Gli chiediamo come mai non chiede di poter entrare al dormitorio, ma ci risponde che lì i cani non li vogliono. Lasciamo i due discutere sull’adozione dei cuccioli e ci spostiamo verso la stazione.

Ciao, sei di Bologna?

"Sono appena tornato dalla raccolta delle mele in Trentino, ci vado tutti gli anni".

Sei di passaggio?

"Forse, aspetto un amico che arriva fra un paio di giorni e forse andiamo a fare le olive in Toscana".

Dove dormi questa notte?

"Di solito dormo in giro e cerco un posto solo quando devo lavarmi."

Anche in inverno con il freddo?

"L’inverno lo passo ad Ancona, dove c’è una struttura abbandonata che abbiamo occupato in più di cento persone, ma quest’anno mi sa che l’hanno demolita per farci un parcheggio."

Nel frattempo arriva un altro ragazzo: "Ma guarda, non ti si può lasciare solo un momento… Non ho trovato niente, il punto di accoglienza era chiuso. Niente coperte e niente panini, poi chiedi una sigaretta e la gente se la nasconde fra le mani... mica te la mangio, volevo dirgli! Ciao, io sono Lorenzo".

Iniziamo a parlare ed ecco che sopraggiunge un uomo che si avvicina a Lorenzo e gli lascia due panini: "Ma com’è che sei qui da quattro giorni e già conosci tutti?" - gli chiede.

"Ma, non so chi sia… comunque ecco la cena, e ora pensiamo a dormire".

Tu dove dormi? - domandiamo a Lorenzo.

"Ho il posto in un dormitorio per una settimana, fino a giovedì, poi sono fuori, ma a lui non lo lasciano entrare perché ha perso i documenti e passa la notte fuori dal dormitorio".

Il suo amico risponde che almeno lì è un po’ nascosto e di solito non ci sono problemi, anche se i pericoli sono sempre in agguato.

Lorenzo infatti ha una grossa ferita sul naso che si sta rimarginando; gli chiediamo cosa gli è successo.

"Dormivo per strada quando è passato uno che mi ha tirato un calcio... Io sono per la non violenza e mi sarei voluto alzare per chiedergli: perché? Beh, mi presteresti il cellulare che ci metto la mia scheda?"

Appena attivata la scheda le telefonate si susseguono veloci: sta prendendo accordi col dormitorio dell’Opera Padre Marella.

"Mia madre non vuole che dormo in strada e mi ha dato il numero dei preti perché vuole che vada da loro. Li ho anche chiamati e mi hanno detto che i tossici non li prendono, ma mia madre è una testa dura. Il posto per dormire fino a giovedì ce l’ho, ma lui no. Ora ci andiamo insieme e glielo dico: se prendete me prendete anche lui!"

"Sei sicuro?"

"Ma sì, dai, non c’è nulla da perdere."

Subito dopo incontriamo Giuseppe, che vive al dormitorio Beltrame già da otto anni. La sera lo si trova spesso al bar del Vag fuori Porta San Donato che diverte gli amici raccontando barzellette. Giuseppe ci spiega: "Al dormitorio io ci vado la sera tardi, mi metto a letto, leggo un po’ e poi mi addormento. Quando mi sveglio resto a letto più che posso, poi mi alzo e me ne vado prima del pranzo, mangio sempre fuori".

II dormitorio Beltrame è anche un centro diurno dove gli ospiti possono restare durante il giorno e se ti presenti negli orari dei pasti puoi anche mangiare.

"Adesso sto aspettando la pensione, così posso pagarmi una casa del Comune".

La pensione infatti è fondamentale per ottenere un’alloggio popolare, perché generalmente il costo che si deve sostenere per l’affitto dell’alloggio è molto basso, poche decine di euro, ma se non si può dimostrare un reddito fisso non si accede nemmeno al bando per entrare in graduatoria.

Nel frattempo ci raggiunge Remo, un altro ospite fisso del dormitorio Beltrame.

Come sei arrivato in dormitorio?

"Mi ci hanno portato gli assistenti della Caritas, io sono sempre disponibile con loro, aiuto in cucina. Mi hanno portato anche in viaggio al lago".

E puoi restare fuori dal dormitorio molto tempo?

"Solo tre notti, poi hai bisogno di un permesso".

Come ti ci trovi?

"Quando lo gestiva direttamente il Comune era meglio, ora l’ha dato in appalto ad una cooperativa che fa tutto al risparmio: prima in bagno funzionavano tutti i rubinetti, adesso… Quelli del Comune dovrebbero venire un po’ in strada con noi per capire. Però dentro il dormitorio mi hanno sempre trattato bene".

Tu, Giuseppe, che cosa ne pensi?

"Secondo me il nostro è il migliore. Negli altri dicono che appena sgarri di poco ti buttano fuori. Ma anche qui possono succedere risse, la gente si divide in gruppetti e ci sono certi che mettono zizzania".

Le loro voci si aggiungono a quelle di un coro molto eterogeneo. C’è chi ha perso il lavoro, chi la casa, ma anche chi lavora e non si può permettere un affitto. Ci sono i lavoratori notturni, che non avendo accesso al dormitorio durante il giorno, sfruttano il loro posto letto solo quattro/cinque ore per notte.

In alcune strutture capita di dover presentare un permesso speciale per poter rientrare dopo l’orario dell’appello serale, altrimenti si rischia l’espulsione.

Non tutti però possono o hanno voglia di raccontare al proprio datore di lavoro che vivono al dormitorio. Chi sta lavorando in nero o non ha il permesso di soggiorno poi, non si aspetta di certo che il principale gli firmi un documento. C’è chi è tossicodipendente, chi aspetta la pensione e chi è uscito dal carcere senza che nessuno si sia preoccupato del suo reinserimento nel mondo dei lavoro, così pieno di pregiudizi, e magari si ritrova solo e senza un reddito. C’è chi accetta di inserirsi in questa pluralità di mondi che convivono, e chi preferisce, nonostante la durezza della strada, rimanerne fuori.