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Elena Fia Fozzer

Una personale alla Galleria Civica di Trento.

La personale che la Galleria Civica di Trento dedica ad Elena Fia Fozzer (Spazio Foyer, fino al 6 gennaio) evita di ricostruire in modo pedissequo le fasi della lunga ricerca dell’artista trentina. Una delle cose che si apprezzano è proprio il fatto che la Fozzer si sottrae a una pigra riepilogazione di se stessa scegliendo invece un criterio espositivo nel quale opere degli anni Ottanta vengono organicamente inserite accanto a lavori recentissimi, che pure hanno particolarità costruttive ben distinte.

Impegnata fin dalla seconda metà dei ‘70 in un’indagine astratta fondata in egual misura sulle forme geometriche di base e sul colore, Elena Fia aveva avuto precedenti figurativi che molti non ricordano e qui sono appena ma utilmente richiamati, quel tanto che serve a intuire tempi e modi di una transizione (dal figurativo all’astratto) che forse anche in questo caso non può essere spiegata razionalmente fino in fondo, ma avviene attraverso un periodo anche lungo di incubazione. La figura della donna gravida – ne parla in uno dei saggi del catalogo Renzo Francescotti, autore di una recente monografia sull’artista – dice a più livelli di quel sentimento del mistero creativo che Elena Fia già allora avverte come realtà insieme umana e cosmica ("Madre cosmica", 1972), risolta nel segno prevalente del cerchio. Al di là delle percepibili ascendenze futuriste, e deperiane (Depero era un amico di famiglia per i Fozzer), è quello stesso sentimento cosmico che ritroviamo della sua scelta non figurativa. Nella quale ebbe anche un significato molto importante l’incontro con Aldo Schmid e le sue radicali sperimentazioni sul colore.

In mostra incontriamo quattro piccole tele ("Prova colore", 1976) che sono l’atto di nascita di Elena Fia alla nuova dimensione. All’inizio era la luce-colore, vitalità della superficie attraverso forti e progressive tensioni dell’intensità luminosa, poi si aggiunse l’idea di accrescere il movimento anche per altra via, la possibilità di scomporre e ricomporre a piacere i tasselli cromatici. Oggi ambedue queste linee si rafforzano in un’idea di superamento più avanzato dell’oggetto-quadro: sono nuclei di piani sovrapposti e intersecanti, alternanza di superfici traforate e piene che giocano con gli elementi del cerchio e del triangolo in una dimensione insieme razionale e festosa, rigorosa ed emozionata, disposti qui talvolta in una sorta di "frase cromatica" che include opere di diversa data, e in altri casi come trasposizione di ritmi di sapore kandinskijano, balletto di frammenti cosmici.

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