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Dall’Ateneo alla prima pagina

L’Autobrennero sta crollando?

Il 16 gennaio, in un’aula mezza vuota della facoltà di Economia, l’associazione studentesca sudtirolese ASUS/SH, in cooperazione con l’istituto di Politologia, ha tenuto un dibattito sulla galleria di base del Brennero.

Il 18, la Tiroler Tageszeitung sbatteva il mostro in prima pagina: "Brücken am Brenner vor dem Kollaps" (Imminente collasso dei ponti dell’Autobrennero), senza nemmeno un punto interrogativo. Sabato, poi, una "precisazione": non stanno crollando, ma potrebbero crollare entro 10 anni. Intanto, l’Autobrennero ha annunciato una querela per calunnia contro il suo ex-dirigente Konrad Bergmeister, ora dirigente della Galleria di Base del Brennero BBT SE.

L’ASUS ha organizzato un dibattito di alto livello, con egregi dirigenti ed economisti, per tappare i buchi di informazione che sono ancora enormi, sebbene ad Aica stiano già scavando. Hanno invitato, cioè, alcuni degli autori del libro, fresco di stampa, curato dalla giornalista bolzanina Jutta Kußtatscher, "Tunnelblick, ed. Studien Verlag, Innsbruck 2008. Un libro da leggere per chi sa il tedesco, e che varrebbe la pena tradurre in italiano. Dal coordinatore UE van Miert ai sindaci della regione, dai professori di economia del trasporto ad esponenti della protesta, un panorama serio e prfessionale dei discorsi favorevoli e contrari al progetto.

Berghofer ha difeso il tunnel. Con una raffica di dati statistici e proiezioni, come di dovere per uno che, da una posizione scettica, si è convertito alla logica del tunnel. Le merci in transito per il Brennero, invece degli attuali 11.5 milioni di tonnellate, sarano 36 nel 2030, anche perché, aggiungeva il prof. Tappeiner, il famigerato "disgiungimento" fra crescita del PIL e trasporto non ci sarà, ed il modal split è un insostenibile 73 a 27 a favore dei TIR. Bisogna scavare, e presto, e vedremo se i costi arriveranno a 6 o 8 milliardi, forse ancor più, quando la galleria sarà pronta nel 2022. Bisogna sbrigarsi non solo per evitare ulteriori danni all’ambiente, ma anche perché non si sa fin quando resisteranno i ponti ed i viadotti, specie quelli a sud del Brennero, 37 km su 85 fino a Bolzano.

Nella discussione seguente, qualcuno chiedeva spiegazioni. E Bergmeister ha fatto esplodere la bomba: già nel ‘97 il ponte di Chiusa sarebbe stato sull’orlo del collasso: fu salvato in extremis da un intervento di emergenza. La vita media di un ponte non supera i 60-80 anni. Già ora i ponti vengono quasi "ricostruiti", in pieno traffico, costantemente, ma tale manutenzione non basta, e col traffico pesante in crescita, può darsi che non resistano più di altri 10 anni.

David Gulda, della Berger Logistica, una delle grandi aziende del trasporto, ha manifestato dubbi, non sulla fattibilità del tunnel, ma sulla sua necessità. Perché mai, ha chiesto, tutte le merci devono correre sull’asse nord-sud? Perché i prodotti degli Stati asiatici emergenti arrivano a Rotterdam per poi essere trasportati a Milano o Bologna sui TIR? Invece di scavare fantomatici buchi, meglio potenziare la produttività dei quasi comatosi porti mediterranei.

Questo ri-orientamento – in linea con la dichiarata strategia dell’Unione Europea delle cosidette "autostrade del mare" – combinato con misure per meglio distribuire il traffico sulle assi già esistenti e con incentivi economici per cambiare il modal split - sarebbe la via maestra per evitare di costruire nuove cattedrali nel deserto alpino.

Il prof. Schopf, dell’Università Tecnica di Vienna, ha ironizzato sull’atteggiamento tecnocratico corrente e ha invitato a ricordarsi di Kyoto e dei programmi per evitare il collasso del clima, ripensando le politiche ora, e non fra 15 anni: 67 milioni di tonnellate sulle assi nord-sud, come proiettate per il 2030, non sono sostenibili, con o senza il tunnel. A tutto c’è un limite, anche alla libera circolazione delle merci. Il 37% dei trasporti potrebbe andare via mare, il 25% – con prezzi adeguati – potrebbe essere ri-orientato verso altri corridoi, e così facendo fra 5 anni ridurremo il traffico pesante su gomma alla metà, Dio e lo Politica volendo.

Il prof. Tappeiner non ci crede. Per cambiare un sistema, ci vogliono 2 generazioni. Peccato che il clima mondiale non aspetterà altri 40 anni per dire la sua sulla nostra incapacità di cambiare. Dunque, invece di discutere, costruiamo questa benedetta galleria per "tamponare", poi si vedrà, forse.

"Ve l’ho detto io - sussurava beatamente il Bergmeister - Non so per quanto tempo sarò dirigente della BBT SE",. Un vero profeta. Avrà pensato ai titoli dei giornali del dopodomani?