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Un ingorgo di avvenimenti

Dai capricci di Mastella al gran rifiuto di Ratzinger.

Un ingorgo di avvenimenti, fausti ed infausti, concentrati in una quindicina di giorni, promette un mutamento radicale del panorama.

E’ scesa dalle stelle una bella nevicata, per la felicità degli sciatori, ma anche benefica per il clima che aveva tanto bisogno di sorella acqua.

Alcuni parroci trentini hanno dato una bella lezione di civiltà cristiana a quei faziosi della Lega, riconoscendo agli immigrati islamici il diritto di raccogliersi per pregare in uno scantinato chiamato pomposamente moschea.

La Corte Costituzionale ha aperto la procedura referendaria per l’abrogazione di alcune parti della legge elettorale, il "Porcellum", in tal modo affidando al popolo il compito della sua riforma che il Parlamento non riesce a portare in porto.

Il contratto dei metalmeccanici è stato infine siglato, con innovazioni economiche e normative importanti, anche con il contributo decisivo del governo.

Clemente Mastella finalmente non è più ministro della giustizia, ma ha anche messo in crisi la maggioranza ed il Governo. Ha così confermato il sospetto che fosse un infiltrato, con il compito di rendere difficile la navigazione della barca governativa e di farla anche affondare. Può darsi che le disavventure giudiziarie sue, della sua famiglia e del suo partito, che comunque hanno scoperto uno spaccato di costume politico orripilante, abbiano anticipato i tempi che aveva programmato. Ma che questo fosse il suo ruolo era reso visibile da indizi manifesti. Ora l’intreccio istituzionale è molto complicato. E’ possibile che l’emergenza ricompatti quello che resta del centrosinistra e lo renda più dinamico ed omogeneo nell’affrontare la situazione che si apre, qualunque essa sia, resa ancor più insidiosa dall’incidente che ha coinvolto il Papa in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico presso l’università "La Sapienza" di Roma.

Benedetto XVI ha capito che la sua presenza non era gradita, ed ha deciso di non andarvi. La cosa stupefacente è che un tale fatto ha suscitato una clamorosa e quasi unanime condanna di quei 67 professori che avevano manifestato il loro disaccordo dalla decisione del rettore di affidare al Papa addirittura la lectio magistralis introduttiva della cerimonia. Sono stati additati come i retrivi affossatori della libertà di parola, negata ad un "grande intellettuale europeo", il cui pensiero dovrebbe invece essere ascoltato come un prezioso patrimonio culturale.

Confesso che non condivido tutta questa ammirazione per papa Ratzinger. Altri papi del secolo scorso hanno avuto una grande statura intellettuale e morale. Karol Wojtyla, con una biografia esemplare per coerenza e coraggio, ha avuto l’onestà di domandare perdono per gli errori compiuti dalla Chiesa nella sua lunga storia.

Papa Giovanni, qualificato come il papa buono, ma non era solo buono se ha avuto il genio di ispirare il Concilio Vaticano secondo.

Questo papa è esattamente l’opposto. Il funerale negato a Welby è stato un atto niente affatto cristiano. L’allontanamento del vescovo Bregantini da Locri ha indebolito la speranza di quel popolo di resistere alla ndrangheta. La dottrina che va predicando è la condanna del relativismo e l’esaltazione del dogma. Predilige la certezza della fede e disprezza il dubbio della scienza. Condanna l’illuminismo e ripristina la messa in latino. Dice anche cose giuste contro il capitalismo ed a favore dei poveri, ma non sono queste parole, ovvie sulla bocca di un papa, che caratterizzano il suo messaggio. E con la sua benedizione la C.E.I. invade ed occupa tutti i temi etico-politici imposti dalla problematica di una società moderna, con il sussidio di un sistema mediatico succube e servile e di un ceto politico ed intellettuale ossequioso e prostrato. Dalla televisione ascoltiamo otto volte al giorno, per tutti i santi giorni dell’anno, le parole del "Santo Padre" sui più svariati argomenti. Affermare, in queste condizioni, che si è voluto negare al papa il diritto di esporre il suo pensiero, è spudoratamente ridicolo. La lettera dei 67 professori dopo la decisione del rettore di incaricare il Papa del discorso inaugurale dell’anno accademico ha tutta l’aria di essere stata una reazione del tipo "non se ne può più".