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Novità da San Michele

L’Istituto Agrario è diventato una fondazione. Obiettivi e timori.

A partire da gennaio il vecchio (133 anni) Istituto Agrario di S. Michele cessa di esistere come tale e si trasforma in fondazione. Assieme all’ex Centro di Ecologia Alpina del Bondone, l’ex Istituto Agrario è stato trasformato nella Fondazione Edmund Mach, dal nome del suo fondatore e primo direttore fin dai tempi di Cecco Beppe. Maggior dinamicità, snellezza operativa e capacità di dare risposte all’agricoltura trentina, alla società, agli indirizzi della Giunta provinciale. Questi, secondo le intenzioni della Pat che ha fortemente voluto la trasformazione, i principali obiettivi della nuova fondazione. Quindi anche l’Istituto Agrario, come l’ex Irst di Trento ed altri enti funzionali provinciali di ricerca e formazione, ha assunto la natura privatistica della fondazione.

Ironico manifesto dei dipendenti dell'Istituto.

Tra qualche tempo si vedrà se la trasformazione avrà permesso di raggiungere gli obiettivi che la Provincia aveva individuato o se si è trattato solo di seguire quella specie di moda per cui solo il privato è sempre efficiente. Intanto, a livello di consiglio di amministrazione non cambia quasi nulla: tutti i componenti del vecchio C.d.A. transitano nella governance della Fondazione.

A proposito di personale in servizio, i numerosi dipendenti dell’ex Istituto Agrario sono stati chiamati ad scegliere se restare nei ranghi della pubblica amministrazione (passando alla Provincia) o entrare al servizio diretto della Fondazione. Ovviamente, per i più giovani o per i molti precari la scelta non è stata difficile se non obbligata; più complicata invece si è rivelata la scelta per i vecchi dipendenti. E proprio nel passaggio del personale dall’una all’altra istituzione si è toccato con mano l’assetto privato della neofondazione: si vocifera infatti di contrattazioni personali, del tutto legittime, s’intende, ma che prima, all’interno del contratto di lavoro pubblico, non erano possibili. Sembra che non si sia badato a spese e quindi, per ora, il passaggio dal pubblico al privato, almeno da questo punto di vista, non porterebbe a risparmiare risorse.

I nuovi (e vecchi) dirigenti

Erano nel consiglio di amministrazione dell’Istituto Agrario e rimangono alla guida della neo costituita fondazione. Si tratta di Carlo Alessandrini (ex consigliere provinciale ed ex presidente Acli trentine designato dalla Confederazione Italiana Agricoltori, Sergio Branz (designato da Associazione Contadini Trentini), Gabriele Calliari (designato da Coldiretti Trento di cui è presidente), Giovanni Ferrari (designato da Confagricoltura), Giovanni Gius, designato presidente (e già presidente dell’istituto Agrario), Rina Guadagnini (per le minoranze del Consiglio provinciale), Ennio Magnani (presidente del consorzio ortofrutticolo di Taio, designato dalla Cooperazione), Silvano Rauzi (presidente degli allevatori trentini) designato da Federazione Trentina della Cooperazione, Luca Rigotti (vicepresidente Cantine Mezzacorona) designato da Federazione Trentina della Cooperazione, Francesco Spagnoli (ex preside dell’Istituto Agrario designato da Unione diplomati Istituto Agrario, Oreste Tamanini (coltivatore di Aldeno, da sempre presente negli ambienti della Coldiretti e già presidente Esat) designato da Coldiretti. Un ultimo componente sarà scelto dal personale in servizio presso la fondazione.

E’ stato però annunciato un progetto di riorganizzazione delle strutture che ripensi le attività di consulenza e fornitura di servizi, riqualifichi la ricerca secondo gli standard internazionali, e qualifichi ulteriormente l’offerta formativa della scuola, in particolare la formazione professionale. E si cercherà di coinvolgere nuove forze: infatti, l’art. 5 dello Statuto prevede che "accanto ai soci fondatori, Istituto Agrario e Provincia di Trento, possano partecipare alla fondazione in qualità di soci sostenitori enti, consorzi e istituzioni, imprese pubbliche e private, provinciali, nazionali e internazionali che ne condividono le finalità".

A margine dell’avvenimento si registra un’iniziativa in stile goliardico ma che fa trasparire una qualche amarezza e forse un timore per il futuro. Ignoti hanno affisso in alcune bacheche un ironico necrologio: "Dopo 133 anni di vita rettamente condotta è stato affondato nel grigio cemento di una fondazione l’Istituto Agrario di S. Michele All’Adige. Ne danno il triste annuncio i dipendenti che si stringono nel dolore per la prematura dipartita al fondatore. Le esequie muoveranno presso la sede in S. Michele all’Adige il girono del Signore 31 dicembre 2007, X° dell’era Gius. Il presente vale anche quale ringraziamento per il sostegno dimostrato (non fiori ma capitali per il finanziamento).

A parte si segnala che nel corso delle ultime settimane i ricercatori dell’(ex) Istituto Agrario hanno avuto la soddisfazione di veder finalmente pubblicato su un’autorevole rivista scientifica il frutto dell’oramai famoso lavoro sul genoma della vite. L’estate scorsa era nata una brutta polemica tra il gruppo di lavoro dell’Istituto ed un consorzio italo-francese che aveva pubblicato una ricerca simile a quella rivendicata da San Michele. Il fatto era stato vissuto in alcuni ambienti come una sconfitta favorita dalla mancanza dei giusti agganci nel mondo accademico. La recente pubblicazione dovrebbe quindi ridimensionare le tante illazioni a suo tempo sollevate.