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L’orgia

Sulla stampa una settimana molto trasgressiva.

Sarà magari un accumulo casuale di notizie, ma sta di fatto che l’elenco è impressionante, per quanto probabilmente incompleto. Vediamolo.

9 febbraio, Trento: "Perquisite le case del piacere. Giro di brasiliane e di viados".

9 febbraio, Rovereto: "Boom degli alloggi a luci rosse in città. Prolifera la prostituzione in appartamento".

10 febbraio, Trento: "Prostituta violentata".

11 febbraio: "Il boom del sesso on line. Sempre più trentini in cerca di avventure erotiche". Con prospettive inattese, ma onerose: "Vi piacerebbe far venire a Trento una signorina da Mosca o da Varsavia? Un accordo si trova. Se pagate 3500 euro vi tenete con voi una donna lituana per una settimana".

13 febbraio, Borgo: "Arrestato per violenza sessuale. Ragazzina palpeggiata all’ospedale: portantino ai domiciliari".

14 febbraio: "Moretti e Isabella scaldano i trentini" (non proprio tutti: c’è anche un irriducibile che dichiara al cronista: "Questo film è solo una scusa per vedere un po’ di pornografia...")..

16 febbraio, Riva: "Sesso vietato, trema la Riva bene per un giro di squillo".

17, febbraio, Mori: "Cuoco denunciato per aver filmato di nascosto alcune colleghe intente a cambiarsi d’abito".

Ma a dare il via all’orgia mediatica è stata naturalmente la storia di pedofilia di Terlago, quella che ha avuto come scenario "il boschetto della paura" (Corriere), alias "il bosco degli orrori" (Trentino), o viceversa "i boschi del piacere" (L’Adige); storia che diamo come nota ai lettori, dopo le tante pagine che i quotidiani locali le hanno dedicato. Con le inevitabili ripetizioni del caso, ma – va detto – senza troppi ricorsi alla retorica. Le eccezioni, ovviamente, non mancano, come "l’orco comparso dal nulla" (Trentino), o questo squarcio di prosa che, volendo dimostrare come la pedofilia non sia un’esclusiva di Terlago, tratteggia i mercimoni notturni di piazza Venezia, dove, "tra i pini imponenti dietro al monumento a De Gasperi e ai vialetti ben tenuti, lì appena fuori dal prestigioso e borghese circolo del tennis, si svolgono incontri che non hanno certo la solarità dell’amore. Uomini maturi che si aggirano nell’ombra con atteggiamenti tutt’altro che sereni. Sguardi e attese equivoche. E anche lì, spesso, la presenza di ragazzi... che aspettano qualcuno. Poi incontri, scambi, soldi che passano di mano. Un ambiente che ricorda certi climi pasoliniani" (L’Adige).

Ben più discutibile appare la copiosa pubblicazione di verbali d’interrogatorio, che non hanno neppure la scusa della pruriginosità, visto che il linguaggio poliziesco con cui il verbalizzatore traduce le parole delle giovani vittime produce un singolare effetto umoristico: "Dopo averlo colpito nelle sue parti virili…"; "Con fare prepotente e arrogante ha iniziato ad usare il mio corpo per i suoi piaceri", ecc.

Ma l’aspetto più sgradevole, e che si verifica di frequente in questi casi, è la tentazione di far coincidere omosessualità e pedofilia. E’ ben vero che i giornali mettono esplicitamente in guardia contro questo rischio, ma certi titoli frettolosi (e si sa che tanti lettori non vanno oltre) hanno poi portato a quel risultato.

Un esempio lo troviamo sull’Adige; che il 10 febbraio annuncia la "Marcia contro gli incontri gay" degli abitanti di Terlago, che vogliono legittimamente rivendicare la fruibilità del famoso "boschetto", mentre il giorno dopo, raccontando com’è andata, titola: "In 200 per dire no alla pedofilia".

Si dirà che, al di là degli odiosi reati, c’era comunque una sgradevole situazione che vedeva quella località divenuta luogo di incontri sessuali gay all’aperto; ma, come ricorda il presidente di Arcigay, "la concentrazione di persone omosessuali è un ulteriore esempio della discriminazione nei nostri confronti". E un giovane anonimo spiega ancor meglio: "Quando sono riuscito ad accettare la mia omosessualità, non sapevo dove andare per incontrare qualcuno". Una situazione che ricorda la condizione abitativa degli immigrati: prima si lascia marcire il problema, poi ci si lamenta che certe zone già degradate delle città dove costoro sono stati costretti a rifugiarsi siano diventate dei ghetti invivibili in mano agli extracomunitari.

E chiudiamo con una nota distensiva se non amena. Fra i marciatori di Terlago si trovava anche Raoul Berlanda, segretario del Partito Popolar-Patriottico dei Lavoratori Trentini, un movimento attivo da due anni che "ha lo scopo di perseguire con metodi democratici e pacifici l’affermazione dell’ideologia etnosocialista" e quindi combatte le "infiltrazioni immigratorie"; a proposito dei fatti di Terlago, nel loro sito gli etnosocialisti fanno presente che la loro "non è una presenza ideologica e omofobica, non essendo noi all’altezza di esprimere giudizi sulla patologicità o meno delle pratiche omosessuali". E all’inviato del Trentino il segretario Berlanda precisava ulteriormente: "Non sono contro l’omosessualità, ma contro l’omosessualismo, che non è una cosa naturale ma blocca il fiorire della famiglia".

Chiaro, no?