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“Masaniello” e gli Spettacolari

E’ mai possibile che ai giornalisti de L’Adige e del Trentino piaccia tutto ciò viene proposto in ambito artistico? E’ mai possibile che ogni spettacolo, concerto, mostra, iniziativa sia sempre geniale, emozionante, imperdibile? Ogni tanto ci assalgono le riflessioni e le domande e anche questa volta passeremo per critici criticoni mentre, come sempre, i giornalisti dei quotidiani locali elogiano.

Ci conforta sapere che i lettori non hanno grande considerazione delle opinioni di questi giornalisti che d’ora in avanti chiameremo gli "Spettacolari". Il termine lo si può intendere in due modi: 1. giornalisti che all’interno del giornale di dedicano a presentare e recensire gli spettacoli; 2. giornalisti che si lasciano andare in sperticati elogi di tutto ciò che è cultura o pseudo tale. Soddisfatti della nostra piccola proposta linguistica passiamo a "Masaniello".

Due ore mezza di spettacolo, due ore e mezza di canzoni. Nessun dialogo o quasi. Qui sta il limite più evidente della messa in scena. In Wikipedia, autorevole enciclopedia multimediale, alla voce musical si legge: "Musical (abbreviazione di musical theatre) è un genere di rappresentazione teatrale che si presenta contemporaneamente con più tecniche espressive e comunicative. L’azione viene portata avanti sulla scena non solo dalla recitazione, ma anche dalla musica, dal canto e dalla danza che fluiscono in modo spontaneo e naturale". Per la buona riuscita di tale spettacolo è quindi necessaria la presenza contemporanea di tutte queste tecniche espressive: recitazione, canto, danza.

Nel musical di Tato Russo è presente solo il canto: fragoroso, drammatico e che ben presto offre il fastidioso effetto cartolina di una Napoli vista e rivista. La Napoli più autocelebrativa e meno autentica che esiste. Sia chiaro, non chiediamo ad un genere solitamente leggero e disimpegnato,come un’opera-musical di essere altro da ciò che è. Ma un’opera come "Masaniello", considerato il contenuto storico, avrebbe bisogno di pause, silenzi, parole sussurrate e lo spettatore avrebbe bisogno di riflettere sulla storia, sui fatti e sui personaggi narrati e cantati. Ma tutto ciò risulta assente ed è un peccato, perché che sul palco ci sono attori e cantanti di valore.

Da salvare, oltre alle interpretazioni dei cantanti, sono il fastoso apparato scenografico e i costumi. Ma il personaggio di Masaniello, con le sue debolezze e le sue ambiguità, risulta qui troppo semplificato e soggetto a interpretazioni storiche piuttosto discutibili.

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