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Urne fuori gioco

Voteremo durante gli europei di calcio. Perché...

Il Consiglio provinciale si è riunito in seduta straordinaria durante la settimana santa. Per fare cosa? Per andare a casa, indicendo elezioni anticipate per l’8 giugno, il giorno della prima partita dell’Austria, a Vienna, contro la Croazia, col centro di Innsbruck già convertito in "zona per gli ospiti" in un’atmosfera da stadio. Bel pasticcio. Per almeno un anno, il Capitano van Staa e il suo vice socialdemocratico Gschwentner avevano giurato che mai avrebbero anticipato la fine naturale della legislatura, in ottobre.

Fritz Dinkhauser

"Bisogna evitare, ad ogni costo, l’abbinamento delle provinciali con le nazionali, anticipate anch’esse", dicevano. E perché mai? Gli elettori sono tanto scemi da non distinguere fra voto provinciale e nazionale? La partecipazione, tradizionalmente più elevata nelle nazionali, dà fastidio al consiglio provinciale?

La verità è più semplice. Si chiama Fritz Dinkhauser, presidente della Camera del Lavoro, sindacalista, membro, naturalmente, del partito popolare, del suo direttivo, ma avversario accanito del Capitano. Il quale, di avversari, ne ha fatti fuori tanti, lasciando terra bruciata sulla panchina di riserva della sua squadra. Gunther Platter, l’unico concorrente rimasto, è ministro dell’Interno a Vienna, e intende restarlo; e forse anche questo spiega le provinciali anticipate: con la fine annunciata della grande coalizione, egli potrebbe ritornare in veste di "giovane turco" vincente.

Meglio votare presto.

Ma Dinkhauser è una mina vagante. Da quasi un decennio vince le elezioni nella Camera del Lavoro con feroci critiche al suo partito, giudicato incapace di governare, privo di visione strategica, un partito del "gelo sociale" e dell’arroganza del potere.

Insomma, fa il Robin Hood, campione dei diseredati, difensore dei bravi lavoratori tirolesi contro la globalizzatione, gli gnomi di Bruxelles, gli immigrati, il governo-ladro di Vienna, e via dicendo, e da due anni annuncia la fondazione di una "lista civica", "Für Tirol".

I gentili lettori si ricorderanno di un certo Herwig van Staa, il quale nel 1994, con una lista civica-popolare, "Per Innsbruck", aveva spezzato le ossa all’allora sindaco popolare Niescher, diventanto sindaco con la maggioranza relativa della sua lista, per poi diventare nuovo capo dei popolari tradizionali, cioè del partito suo nemico nel 1994. e Capitano. Alla fantomatica lista del Dinkhauser, i sondaggi dell’anno scorso davano fra il 5% e il 25%. In ogni caso, sembra certo che danneggerà in ugual misura popolari e socialdemocratici, e forse anche i Freiheitlichen.

Di un programma e di una lista, però, finora nemmeno l’ombra. Bene, avrà pensato il Capitano, vedremo se Dinkhauser stava soltanto bluffando. In ogni caso, avrà un bel daffare se vuol correre davvero.

Finora, Dinkhauser non ha nemmeno dato le dimissioni da presidente della Camera del Lavoro, come decenza vorrebbe per un sindacalista che si presenta capolista alle provinciali. Invece, ha usato gli enormi fondi del sindacato per aumentare la sua personale popolarità.

Il programma e i nomi degli altri candidati li presenterà, ha detto, magari in maggio. Intanto, il suo nome dovrebbe essere il marchio vincente.

Che farà dopo le elezioni? Forse appoggerà la lista di van Staa, per ristabilire la maggioranza assoluta popolare secondo le sue condizioni. Ma si parla anche di una possibile coalizione a tre - rossi, verdi e Dinkhauser - per cacciare il "Partito-Stato" popolare. In verità, questa voglia di vedere van Staa a capo dell’opposizione sarebbe l’unica cosa che i tre avrebbero in comune.

Intanto gli ultimi sondaggi annunciano un disastro per i popolari: "Se andremo sotto il 40 % (ora sono oltre il 49) me ne vado" ha detto van Staa: per il capo della maggioranza assoluta, una prospettiva sorprendentemente priva di ambizioni. I socialdemocratici sono quotati al 20% circa, idem i verdi.

Ma negli ultimi giorni, tutto lo scenario pre-elettorale è stato bruscamente capovolto. Pareva che la comatosa "grande coalizione" nazionale fosse al capolinea. Tanto che per non abbinare provinciali e nazionali in autunno, il Tirolo doveva votare in giugno (questa almeno la spiegazione ufficiale).

Ma dopo le provinciali nel Niederösterreich, dove i popolari hanno trionfato, mentre i socialdemocratici hanno perduto un quarto del loro elettorato, Wolfgang Schüssel, l’ex-cancelliere ora presidente del gruppo parlamentare ed eminenza grigia dietro il leader ufficiale, Molterer, sente odore di rivincita. Così noi tirolesi andremo a votare due volte, poi la nettezza urbana strapperà via tutti i manifesti elettorali e nell’anno nuovo voteremo ancora, per le europee.

Una cosa è certa: chi vince, vince, ma non sarà la nazionale austriaca.