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Il presidente che non ti aspettavi

A colloquio con Arrigo Dalfovo, eletto a sorpresa presidente delle Acli trentine.

Arrigo Dalfovo è il nuovo presidente provinciale delle Acli. Non Fabrizio Paternoster, come molti - e noi tra questi - avevano già annunciato. Cinquantotto anni, architetto, Dalfovo è arrivato a presiedere il Consiglio provinciale del movimento fondato da Achille Grandi un po’ a sorpresa: "Al congresso sono stato avvicinato da diverse persone che si erano dette perplesse per la conduzione di questi ultimi anni e per le modalità di scelta che si erano consolidate."

In che senso?

"Nel senso che sentivano, ed io con loro, la necessità di una gestione che fosse più collegiale, più partecipata, che non si esaurisse quindi nella logica: ‘uno uomo solo al comando’ e dietro di lui i servizi".

Quindi il problema non stava nel fatto che il presidente uscente avesse già individuato come successore Fabrizio Paternoster?

"Il problema non era Paternoster come persona, con le sue idee e le sue convinzioni. Il problema era come Paternoster fosse stato scelto, con un’operazione verticistica, appunto. Ho fatto l’esempio del falegname che va per conto suo lasciando che i vari utensili da lavoro comincino a lamentarsi ed escludersi tra di loro. Le cose non possono funzionare così, il falegname deve stare al banco di lavoro e tenere gli utensili assieme, perché ne ha bisogno per il suo lavoro, e perché è l’unico modo per garantire un lavoro di qualità".

Dalfovo ci riceve nella storica sede di via Roma, il bell’ufficio è quello del presidente: "Per la verità non lo occuperò moltissimo, ho il mio lavoro e devo portarlo avanti. Considero però questo un punto di forza, perché mi obbligherà a dare seguito a quello in cui credo e cioè una gestione partecipata, a più voci; voglio essere un presidente del movimento con accanto i diversi presidenti dei servizi".

Movimento e servizi, appunto. Sulle pagine di questo giornale, qualche settimana, fa denunciavamo uno squilibrio a favore di questi ultimi.

"Lo squilibrio c’è, difficile negarlo. Però le Acli hanno al proprio interno tutte le risorse per farvi fronte, perché sono i servizi il perno stesso del movimento".

Cioè?

"Le Acli esistono in quanto ‘azione sociale’. In questo senso i servizi non sono un nemico che offusca l’idealità o la carica partecipativa. I servizi sono proprio lo strumento, la via, attraverso la quale si può essere movimento, si può stare nella società".

D’accordo, ma quest’impostazione non rischia di lasciare un po’ freddi quei giovani che guardano a voi con curiosità, e sono però poco interessati ai 740 e al Caf?

"Bisogna intercettare tutti quelli, e sono la maggioranza, che si avvicinano alle Acli perché attirati dal movimento. Bisogna però anche tenere presente che ci sono diritti e doveri e quindi, anche se lo vogliono poco, il passo di coinvolgere i giovani all’interno dei servizi è fondamentale. Solo così possiamo tenere fede a quello che le Acli sono sempre state: un’associazione del ‘fare’, e solo così possiamo essere la cinghia di trasmissione fra i cittadini e le istituzioni politiche".

Una delle sue prime affermazioni, riguardante proprio i rapporti con il mondo politico, ha subito prodotto reazioni indispettite: se lo aspettava?

"Eravamo in campagna elettorale, è normale quindi che tutte le affermazioni venissero sfruttate anche in questo senso. Dire però che le Acli guardano verso il centro sinistra può stupire solo chi delle Acli non sa nulla. Storicamente le Acli sono sempre state dalla parte dei ceti più svantaggiati, in un certo senso abitano i bisogni delle persone. Io mi sono limitato a dire che questa posizione permane anche oggi e che il mondo politico di riferimento è ancora lo stesso".

Abbiamo appena votato per le politiche e di qui a breve voteremo per le provinciali, le Acli sono dunque schierate?

"Autonomamente schierate, certo."

Presidente Dalfovo, com’è lei stesso a riconoscere, la situazione delle Acli è buona ma non ottima. Lei sembra avere progetti ambiziosi, ma quali sono i tempi di realizzazione che si è dato?

"Di solito si dice che un presidente deve fare due mandati. I primi quattro anni servono per capire come vanno le cose, i quattro successivi per incidere. Io sono nelle Acli da trentacinque anni, e per capire spero mi bastino quattro giorni. Per operare, dunque, quattro anni mi sembrano un tempo sufficiente".

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