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In ricordo di Franz Innerhofer

Stefano Frenez

Il 24 aprile 1921 diverse centinaia di sudtirolesi sfilavano pacificamente in costume tradizionale nel quadro delle manifestazioni della Fiera di Bolzano. Era un momento caratteristico di quell’appuntamento annuale del mondo produttivo, commerciale e culturale sudtirolese, evidentemente inaccettabile per una certa parte del fanatico nazionalismo italiano ed in particolare per quella sua corrente più estrema che aveva trovato nella perversa ideologia fascista un faro ideale e nel suo movimento di massa un punto di riferimento politico ben preciso.

Franz Innerhofer

Una squadraccia fascista agli ordini di Achille Starace assaltò con armi da fuoco e bombe a mano la pacifica sfilata di cittadini, nell’intento di attaccare e cancellare, come giurato da tempo, qualsiasi traccia e testimonianza di cultura tirolese dai nuovi territori occupati. Quarantacinque persone rimasero sul terreno ferite, in parte gravemente.

Il maestro Franz Innerhofer, di Marling/Marlengo, che aveva cercato riparo in un portone con uno scolaro nel tentativo di salvarlo dal linciaggio fascista, veniva assassinato sul posto dagli aggressori a colpi di pistola. Quel giorno passò nella storia della nostra Terra come la "Domenica di sangue".

La stessa sera del 24 la commissione sindacale sudtirolese proclamò uno sciopero generale al quale aderirono subito i ferrovieri, e che, con la sua piena attuazione, il giorno seguente paralizzò anche le Poste.

Il lunedì 25 aprile, nel pomeriggio, si concentrarono sul Viehmarktplatz (piazza del Foro boario, oggi piazza Verdi) oltre 10.000 persone in una manifestazione contro le aggressioni fasciste: ai convenuti parlarono i dirigenti operai socialisti Franz Tappeiner e Carlo Biamino, e Reut-Nicolussi del Deutscher Verband.

Il giorno seguente, martedì 26, i lavoratori si riunirono nella storica Casa delle Associazioni Sindacali nella Pichler-Gilmstraße (dal 1928 rinominata "via Dante"), requisita dopo l’occupazione dalle autorità militari italiane e da queste devastata, e che dalla primavera del 1920 era stata riacquisita ed in qualche modo restaurata dalle organizzazioni sindacali sudtirolesi: qui gli scioperanti decisero di riprendere il lavoro una volta avvenute le esequie di Franz Innerhofer, vittima del terrorismo fascista, dichiarando in una risoluzione che in caso di nuovi attacchi fascisti tutti i lavoratori avrebbero reagito nella maniera più dura a crimini di questo tipo. Ai funerali di Innerhofer presero parte circa duemila lavoratori, sia di lingua tedesca che di lingua italiana.

L’8 agosto arrivò a Bolzano la notizia che i fascisti preparavano un assalto alla Casa delle Associazioni Sindacali, ma la vigilanza era ancora alta.

Il 16 agosto 1923, dopo una provocazione ordita ad arte da membri del sindacato fascista, il sottoprefetto fascista Bolis ordinava lo scioglimento dei sindacati liberi e la consegna dell’edificio sindacale ai fascisti, che lo occuparono la sera stessa. Il 18 agosto i fascisti saccheggiarono locali, armadi e scrivanie, rubando il denaro trovatovi. Una piccola quantità di esplosivo fu portata di nascosto nell’edificio e "casualmente ritrovata" nel sottotetto nel corso di una perquisizione immediatamente successiva, alla quale seguì una denuncia per cospirazione emessa contro i sindacalisti liberi. Il difensore Reut-Nicolussi riuscì con grande capacità e coraggio a dimostrare in modo inoppugnabile l’innocenza degli imputati, alla cui evidenza dovette piegarsi obtorto collo lo stesso inquisitore fascista.

I veri autori della nuova, grave provocazione rimasero sconosciuti. Ma il 23 agosto il sottoprefetto Bolis comunicò ai rappresentanti sindacali sudtirolesi che i sindacati liberi erano da quel momento sciolti e tutti avrebbero dovuto aderire al sindacato fascista, che l’occupazione fascista del loro edificio era da considerarsi definitiva e che lo stesso non sarebbe mai più stato restituito.

E mentre dopo un ventennio il regime che aveva ridotto l’Italia e la nostra terra ad un cumulo di macerie finalmente crollò, la profezia del sottoprefetto Bolis rimase triste realtà: La casa delle associazioni sindacali non fu mai più restituita ai sindacati sudtirolesi, e nemmeno l’Italia repubblicana seppe (o volle) mai riparare all’usurpazione fascista.

Queste note, tratte dalla pagina dell’ ASGB (sindacato sudtirolese), gettano una luce significativa su una pagina di storia locale rimossa dalla storia ufficiale, scritta anche per la nostra terra dai vincitori del 1918.

La nostra Regione, e da ben prima della "marcia su Roma" (l’anno dopo Trento e Bolzano sarebbero state nuovamente assalite dalle orde fasciste di Storace e Farinacci), subì soprusi e violenze di ogni tipo, diventando il banco di prova del nazionalismo e del fascismo: la cancellazione delle nostre storiche autonomie, l’italianizzazione forzata ed il tentativo di genocidio culturale, dalla sopraffazione delle lingue tedesca e ladina, all’immigrazione pianificata e massiccia di forza-lavoro italiana, con una politica di tipo coloniale, al patto scellerato Hitler-Mussolini sulle opzioni, allo stravolgimento della toponomastica storica, la politica di contrapposizione e divisione dei diversi gruppi linguistici, e via tristemente elencando…

Come ogni anno, anche questo 24 aprile una Delegazione del Circolo "Michael Gaismayr" di Trento ha ricordato Franz Innerhofer sul luogo stesso del suo vile assassinio, con la deposizione di una piccola corona commemorativa nel corso di una semplice cerimonia, onorata quest’anno dalla presenza del sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli.

Anche noi, da Trento, sentiamo Franz Innerhofer, una delle prime vittime del fascismo a livello mondiale, come un martire "nostro", tirolese ed europeo, un uomo che ha saputo vivere fino alle estreme conseguenze il proprio ruolo di maestro ed il proprio naturale istinto di protezione nei confronti delle giovani vite a lui affidate. Un uomo i cui valori di appartenenza comunitaria e di responsabilità individuale non hanno vacillato nemmeno di fronte al rischio estremo, affrontato con la semplicità di chi sa di compiere il proprio dovere.

L’esperienza della destra al governo in Italia  tra il 2001 ed il 2006, con la sua sistematica opera di revisionismo storico e le sue politiche di divisione sociale e aggressione e destabilizzazione anti-autonomistica, di concerto con i governi di Regioni confinanti con la nostra, era già stata molto pesante per la nostra terra. Il nuovo governo di destra che si sta formando dopo le recenti elezioni politiche minaccia di rivelarsi ancora peggiore, soprattutto per la parte meridionale del Tirolo storico, con un nuovo centralismo nordista che pare voler rimettere in discussione conquiste importanti della nostra autonomia, sia a livello locale, che sovraregionale, che europeo, portando nuove tensioni in un panorama storico-culturale e sociale già piuttosto disgregato e confuso.

Ritengo che ricordare oggi i tragici eventi del 1921, riattribuendo loro l’importanza che meritano, sia, insieme alla costruzione di un futuro moderno ed europeo per la nostra Regione ed alla riconquista e riaffermazione della nostra identità storica ed indipendentemente dalla visione politica generale, il compito di ogni sincero autonomista il cui cuore sia legato alla propria storia e aperto alla convivenza, e la cui visione culturale e politica sia rivolta al superamento dei nazionalismi centralisti per la costruzione di una nuova Europa dei popoli e delle regioni che nelle diversità culturali e nella collaborazione sappia ritrovare l’essenza del proprio divenire.

Una più forte consapevolezza della nostra storia ci è oggi più che mai necessaria non solo per proseguire tenacemente nella sempre contrastata opera di demistificazione della storia ufficiale impostaci, come sopra accennato, dai vincitori del 1918, ma anche per contrastare le nuove mitologie pseudoidentitarie "padaneggianti" infiltrate dalle regioni a sud confinanti, che rischiano di incrinare il nostro senso di appartenenza e che niente hanno mai avuto a che spartire con la nostra cultura mitteleuropea e la nostra plurisecolare identità storica. 

Stefano Frenez,
presidente del circolo "Michael Gaismayr" di Trento