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La guerra dei redditi

Pubblicare sì o no? Entrambi in nome di nobili ideali, L’Adige e Trentino combattono su fronti opposti.

Nel merito della questione, rimandiamo all’editoriale di Renato Ballardini, nella pagina a fianco. Qui ci occupiamo della copertura della notizia – la pubblicazione su Internet dei redditi degli italiani – da parte dei quotidiani locali, questione che, a parte la sobria contrarietà del Corriere del Trentino, ha visto gli altri due giornali impegnati su fronti opposti con una virulenza inusitata e quindi sospetta.

L’Adige è favorevole, e in maniera debordante. Nella settimana fra il 1° e l’8 maggio, le liste di contribuenti, i servizi sui redditi delle imprese (dalle discoteche alle pompe funebri), le interviste e le lettere occupano complessivamente quasi 36 pagine. Ci sono gli elenchi dei 100 trentini più ricchi in assoluto, poi di quelli con più di 75.000 euro, poi i vari Paperoni comprensoriali, quindi i politici, gli avvocati, i medici, i commercialisti, gli ingegneri, i giornalisti... Infine si passa a quelli classificati fra i 50.000 e i 75.000 euro... Col risultato che qualche facoltoso contribuente si ritrova citato tre o quattro volte: prima come straricco, poi come avvocato, poi come politico, ecc.

Alla base di tanto impegno, a sentire il direttore Pierangelo Giovanetti, un nobilissimo intento espresso con imbarazzante auto- incensamento: "Questo giornale... da tempo ha fatto della libertà e della capacità d’informazione un impegno civile alto e convinto, a servizio di questa terra e della sua crescita... Oggi difendere il diritto all’informazione in un Paese civile e democratico parte da una battaglia come questa. Il resto sono chiacchiere".

Su tutt’altra sponda il Trentino, che con pari energia persegue la sacrosanta difesa del diritto alla privacy e il rifiuto della "delazione sociale". Tramite interviste a Mauro Paissan (membro dell’Autorità garante della privacy), al procuratore della Repubblica Stefano Dragone e al Codacons, il giornale informa i lettori sul come difendere i propri diritti violati: "Chi ha il suo nome sulla lista e si ritiene danneggiato, cosa deve fare?" "E se qualcuno si ritenesse danneggiato e volesse rivolgersi all’autorità giudiziaria?" – chiede ripetutamente il cronista ai suoi interlocutori, invitando non troppo implicitamente i lettori a intentare cause e ricorsi, magari accodandosi alla bizzarra richiesta di risarcimento danni per 5 miliardi inventata dal Codacons.

A questo duello a distanza, dove ognuno dà voce quasi esclusivamente ai partigiani della propria convinzione, partecipa anche, in maniera un po’ strana, il difensore civico Donata Borgonovo Re. La quale, intervenendo in prima persona sull’Adige, sembra sposarne completamente la linea: "Il controllo sociale credo sia da considerarsi parte dei diritti di cittadinanza: la conoscibilità dei dati reddituali... introduce un elemento di visibilità significativo che potrebbe anche scoraggiare comportamenti scorretti e viceversa innescare un meccanismo virtuoso... Qualcuno ha parlato d’invidia sociale o di curiosità morbosa, ritenendo forse che il diritto alla conoscenza e il dovere di informazione siano di minor rilievo rispetto alle modalità immature con le quali talvolta vengono utilizzati i dati. Sono convinta che nell’oscurità e nel segreto non si possano sviluppare né una democrazia equilibrata né una cittadinanza consapevole ed attiva".

Ma in un’intervista rilasciata al Trentino, le cose cambiano non poco: sì, "il difensore civico difende comunque la trasparenza sui contribuenti", ma indubbiamente c’è stato un "errore di metodo". "Le banche dati pubblicate sul web hanno suscitato grandi perplessità in Donata Borgonovo Re, perché ‘possono alimentare i peggiori appetiti... Bisognava trovare una modalità meno violenta della pubblicazione improvvisa sul web, a disposizione di chiunque’".

E’ fuor di dubbio che la marea di gossip fiscali (per carità, pubblicati con le lodevoli motivazioni sopra esposte) abbia procurato all’Adige un’impennata delle vendite; ma al suo direttore ciò non basta.

Ed eccolo attaccare pesantemente, pur senza nominarlo, il giornale concorrente, parlando della "consolidata tradizione di quotidiani che oggi si stracciano le vesti e invocano l’intervento dell’Ordine dei giornalisti e magari pubblicano a pag. 3 i redditi nazionali, mentre per quelli locali, non avendoli, dicono di aver fatto la scelta di non pubblicarli". Con un evidente riferimento al Trentino, che il 1° maggio, appunto a pag. 3, pubblica i redditi di centinaia di vip nazionali, salvo poi adottare, in sede locale, la linea del rigore.

Osservazione tanto maligna quanto assolutamente convincente, quella di Giovanetti; ma come evitare il sospetto che sulla scelta opposta (chiaramente più redditizia) praticata dall’Adige non abbia influito qualche altra considerazione, ad esempio un’occasione come poche per dare una bella sberla al giornale concorrente?