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Avanti con l’asfalto!

Mezzocorona vuole la sua tangenziale. Ce n’è proprio bisogno?

Ci risiamo con il cemento e con l’asfalto. A Mezzocorona si invoca una nuova strada senza che si sia levata, finora, una voce contro; anzi, le formazione politiche di maggioranza e minoranza fanno a gara nel rivendicarne la primogenitura. E così, nella breve distanza di qualche centinaio di metri, da est verso ovest, la residua campagna a nord di San Michele, risulterà segnata dalla vecchia statale del Brennero (ora strada provinciale del Masetto), dalla statale nuova (SS. 12), dal fiume Adige costretto fra stretti argini, dalla Fossa di Caldaro e, se passerà il progetto, dalla "tangenziale" di Mezzocorona. A poca distanza scorre la carreggiata dell’autostrada, con il relativo fascio di corsie che formano il casello di Mezzocorona-San Michele, la ferrovia del Brennero, un’altra strada provinciale che porta a Mezzocorona. e infine il binario della Trento-Malè. Niente male per una zona a pregiata vocazione vitivinicola!

A proposito, nella selva di cartelli segnaletici sono appena apparsi quelli nuovi che indicano la strada del vino e dei sapori della Piana Rotaliana!

Insomma, Mezzocorona si sente stretta, senza uscite verso il mondo esterno e quindi è alla continua ricerca di sbocchi sulla grande viabilità. Ma si tratta di un traffico quasi tutto automobilistico, leggero, in quanto le attività produttive della borgata sono quasi tutte posizionate a sud o con accesso diretto alla statale della Val di Non e quindi con il vicinissimo casello autostradale; le poche attività che sorgono nella zona settentrionale sono collegate da un’agevole strada alla statale del Brennero.

Insomma, non siamo nel deserto, eppure non passa occasione da parte dell’amministrazione comunale per lamentare l’isolamento e la difficoltà di accesso alle strade principali. Tanto da arrivare ad opporsi alla saggia decisione del Servizio viabilità della Provincia che, dopo una serie di lavori di ristrutturazione del cavalcaferrovia che porta alla stazione FS, aveva vietato l’uscita da nord a sud, ammettendo solo quello in entrata, lungo la corsia di destra e quindi senza attraversamenti.

Da allora, ottenuto il ripristino del doppio senso di marcia, anche a causa del posizionamento di barriere di protezione più alte che limitano la visibilità dell’incrocio (ma c’è comunque uno specchio), sono stati numerosi gli incidenti. L’unica richiesta che al profano appare fondata è quella di un’adeguata sistemazione dell’incrocio in località Galletta, al confine con Mezzolombardo; ma in questo caso basterebbe forse la costruzione di una rotatoria, poca roba insomma.

Di una strada nuova, fra l’estremo zona ovest di Mezzocorona, da molti conosciuta come quella della Cacciatora, e il casello autostradale che si trova a meno di un chilometro più a sud, si parla da anni. Ora gli amministratori di Mezzocorona hanno colto la palla al balzo in occasione degli annunciati lavori di rifacimento del cavalcavia dell’autostrada.

I lavori comporterebbero ovviamente dei disagi e quindi è stato chiesto all’autostrada un pesante risarcimento: la costruzione della nuova strada.

Per la sinistra, la circonvallazione è un’opera monca che deve essere completata. Per l’altra lista di opposizione (area Margherita) la nuova strada è "il naturale proseguimento verso il casello... purché non si faccia uno scempio di prezioso terreno" e si ricorda che la questione potrebbe essere già risolta se l’attuale amministrazione (qualche anno fa contraria ma ora ravvedutasi avesse dato loro ragione. Insomma, a leggere le cronache, sembra che la nuova strada rappresenti l’unica soluzione possibile.

In realtà, il presidente dell’Autobrennero, in un Consiglio comunale aperto, di soluzioni ne ha illustrate ben cinque. In occasione dei lavori del cavalcavia si potrebbe garantire un senso unico alternato (come già fatto in occasione di interventi sulla ben più trafficata statale della Val di Non), realizzare un ponte Bailey (struttura provvisoria di derivazione militare), utilizzare provvisoriamente le circostanti stradine di campagna opportunamente potenziate e, infine, far transitare in paese anche il traffico pesante destinato alle cave a nord della borgata, come è avvenuto per anni. Ma, visto che paga mamma autostrada, tutti si sono dichiarati a favore della nuova viabilità.

Fra le motivazioni anche il fatto che alcune delle soluzioni alternative proposte , ad esempio il ponte Bailey, avrebbero avuto un costo comunque elevato (circa un milione di euro) e che, tutto sommato, il territorio agricolo che verrà sacrificato sarà molto limitato, grazie alle nuove tecniche costruttive ("terre armate" ) che permetteranno di utilizzare come carreggiata anche l’argine della Fossa di Caldaro.