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Testimonianze

La passione, la pacatezza, e i libri.

Solamente a nominare Walter Micheli molte immagini si affollano nel mio animo. La prima volta che lo vidi fu all’incontro in cui venne presentata l’associazione "Costruire comunità", nel febbraio del 2001. Mi colpirono, vedendolo al tavolo degli oratori, la sua ansia di comunicare, il suo desiderio di impegnarsi per quelle idee, il suo amore passionale per la politica e per la sua terra. "Era un socialista, vicepresidente della Provincia al tempo di Malossini; lavorò molto per l’ambiente soprattutto dopo la tragedia di Stava... io lo conobbi già nel 1976", così mio padre rispose alla mia domanda su chi fosse Walter Micheli.

Quel pomeriggio io ero molto distante dal palco degli oratori... non avrei mai pensato, allora, che nei mesi successivi piano piano, passo passo, sarei riuscito a colmare quella distanza con Walter, avendo alla fine l’onore di annoverarlo tra gli amici più cari.

Walter Micheli in un rifugio di montagna.

Abbiamo vissuto insieme una breve ma intensa stagione politica, quella di "Costruire comunità", quella della mia mancata candidatura alle elezioni provinciali. In quei giorni così turbolenti non sempre capivo l’atteggiamento di Walter. Troppo compassato, troppo meditabondo, troppo pacato. Una volta ci chiarimmo: "Il tempo darà ragione al nostro comportamento, - così grosso modo mi disse - devi aspettare e capirai che la coerenza e la sincerità pagano tanto, soprattutto in termini di onore e di autorevolezza personali".

Aveva ragione, il tempo mi fece capire che quella posizione era giusta. Questo era Walter in una parola: autorevole. Un aggettivo che oggi non riesco ad applicare a nessun politico della nostra provincia ancora sulla breccia. Un maestro di autorevolezza che mi aiutò tanto nella mia maturazione politica; un amico che mi accompagnò alla redazione di Questotrentino facendomi conoscere altri amici.

Ma forse più che la politica furono i libri ad avvicinarci e a cadenzare i nostri incontri. Non parlo solo della telefonata natalizia di Walter con la quale mi annunciava che sarebbe passato da casa mia per farmi gli auguri e per portarmi un segno della sua amicizia.

Portava un libro, sempre di piccolo formato, sempre originale, sempre scoperto dalla sua particolare sensibilità e attenzione a ciò che si muove nel cuore umano, a quali paure e inquietudini percorrono il nostro mondo. "La strenna di Walter", così ormai la chiamavo.

Strinsi con lui una forte relazione quando, nel febbraio 2002, gli chiesi se presentava il mio primo libro, "Ho un sogno popolare"; disse sì senza esitazione. In questi giorni ho riascoltato il suo intervento fatto, come sempre, di cortesia e di passione, di competenza puntigliosa e di un orizzonte ampio capace di farci uscire dal nostro localismo.

E alla fine fu un altro mio libro che ci fece incontrare per l’ultima volta. Ce l’aveva in mano quando lo salutai forse distrattamente, ma tanto..., quante volte ci saremmo visti ancora! Invece cinque giorni dopo ci ha lasciati per sempre.

Stava scrivendo anche lui, un libro sull’ambiente. Ma tantissime pagine, senza saperlo forse, le aveva già scritte nelle leggi che aveva fatto approvare per la tutela dell’ambiente, nei suoi interventi così puntuali e appassionati, nella sue iniziative pubbliche in favore della solidarietà e della crescita vera della comunità. Pagine che resteranno.

Come resteranno quelle righe, quelle parole, tante o poche non importa, che Walter ha voluto scrivere nel cuore di ognuno di noi.

Addio Walter, un giorno ci rivedremo.