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Quanto t’insegna la bicicletta!

La scuola che funziona: Gardolo, ragazzi problematici e un progetto-laboratorio che crea fiducia.

La scuola non funziona, non prepara i ragazzi ad affrontare la modernità. Non sa gestire le nuove emergenze e non è attrezzata per le nuove sfide. Gli insegnanti fanno il meno possibile e schivano le responsabilità, tanto lo stipendio è garantito.

Potremmo continuare a lungo, perché questi sono solo alcuni tra i più diffusi luoghi comuni che circondano il mondo dell’istruzione pubblica. Ma questo è anche il modo più superficiale per affrontare la questione, quello di chi si accontenta delle apparenze, che quasi mai fotografano in modo fedele la realtà. Perché la realtà è sfaccettata e multiforme e sempre più complicata da decifrare di come può sembrare a prima vista. Ed è più facile scagliarsi a caso contro tutti che sforzarsi di capire, mettendo da parte i propri pregiudizi e considerando attentamente le situazioni e le ragioni di chi forse non la pensa come noi.

E un po’ di colpa ce l’hanno anche i mezzi di comunicazione, che a volte fanno sensazione invece che informazione, dando tanto risalto al negativo e poco o nulla al positivo, che pure c’è, e magari proprio sulla porta di casa.

L’Istituto Comprensivo Trento 7 di Gardolo è uno di quelli "caldi": ubicato in una periferia non certo delle più facili, dove i problemi di convivenza e la presenza di cittadini extra-comunitari non sono una novità, è una scuola composta da tante persone. Questi i numeri: 1.159 alunni, di cui 402 alle scuole medie Savino Pedrolli e 757 alle quattro elementari (Pigarelli, S. Anna, Meano e Vigo Meano); consistente è la presenza degli stranieri, che sono 89 alle scuole medie e 145 alle elementari. Ma la distribuzione di questi alunni non italiani varia molto: si va dai 106 su 350 delle Pigarelli, ai 4 su 138 di Meano. Il personale: 66 insegnanti alle medie e 99 alle elementari, poi ci sono 14 assistenti educatori, 19 bidelli, e altre 10 persone tra personale amministrativo e tecnico. Fanno un totale di circa 1.367 unità che gravitano giornalmente sulla struttura. Un piccolo esercito: tante persone significano tante esigenze, diverse necessità, tanti bisogni con cui fare i conti. E aspettative, speranze e modi pensare che spesso hanno poco o nulla in comune e tanti problemi con cui fare i conti nel quotidiano. Ma si sa che le difficoltà sono a volte uno stimolo positivo, quella cosa che ci costringe a tirare fuori il meglio di noi per andare avanti.

Ed è così che proprio a Gardolo, e parliamo adesso solo di scuola media, sono nati progetti come "Aquilone", che si proponevano e si propongono il recupero di abilità e competenze per mezzo di attività sia pratiche che teoriche. I laboratori creati sono vari: legatoria, cucina, giardinaggio, falegnameria e, da circa sette anni, quello incentrato sulla bicicletta, intorno al quale si sono coagulate le energie positive di parecchi ragazzi che nel percorso obbligato dei programmi scolastici standardizzati non riuscivano a trovare la propria strada. La via stimolante ma anche faticosa delle due ruote ha aperto una prospettiva nuova per molti di loro e ha fatto uscire capacità che prima non riuscivano ad emergere, sia per mancanza di fiducia in se stessi e scarsa autostima, che per demotivazione.

Si sono così avviati percorsi scolastici diversi, positivi soprattutto per chi, secondo i canoni di valutazione tradizionali, non avrebbe avuto possibilità di farcela. Il laboratorio biciclette ha poi messo in moto un piccolo ma significativo movimento legato alla mobilità alternativa. Con le biciclette rese disponibili dalla scuola e rimesse a nuovo dagli studenti, si sono effettuate uscite utilizzando le piste ciclabili: Bolzano, Mezzolombardo, Rovereto, biotopi alle confluenze dei fiumi, sono state alcune delle mete di un viaggiare diverso e appagante. Più classi hanno aderito ai concorsi del quotidiano La Gazzetta dello Sport, promossi in occasione del Giro d’Italia. La sezione F ne ha vinti ben due, sulla ciclabilità in città per battere l’inquinamento e sul reportage ambientale.

Le idee e le piccole conquiste infondono fiducia e creano una corrente virtuosa da cui nascono altre iniziative, tra cui quella di organizzare una gita scolastica davvero speciale e così lo scorso maggio i ragazzi della terza F, insieme alla terza G dell’Istituto Comprensivo di Rovereto Nord (con la quale si sono gemellati), sono partiti in pullman alla volta di Passau, con l’ambizioso obiettivo di percorrere in bicicletta la famosa ciclabile fino a Vienna, 330 km in quattro tappe, lungo il corso del Danubio. Circa una quarantina di ragazzi e nove tra insegnanti, educatori e genitori hanno accettato questa sfida, tutt’altro che banale. Perché la bicicletta significa sudore e fatica, organizzazione e seccature, incognite e pericoli. Ma è anche entusiasmo, responsabilità, crescita e divertimento. E saper stare insieme rispettando i tempi e i ritmi di ciascuno, godendosi il paesaggio con lentezza e allegria. Quando tutti, come in questo caso, accettano di fare la propria parte, le esperienze non possono che essere positive, perché condivise e partecipate dall’inizio alla fine.

E così la gita in bici lungo il Danubio non solo si è realizzata nonostante il maltempo persistente, ma è stata portata a termine bene e senza incognite, rappresentando per molti ragazzi un’occasione forse unica per mettersi alla prova e per capire cosa significa condividere fatiche ed energie in vista di un obiettivo deciso insieme.

Fino a Vienna in bicicletta!

Fino a Vienna in bicicletta. Non stiamo parlando del prossimo campionato europeo di ciclismo, ma della nostra prossima gita scolastica. Avete capito bene: quest’anno andremo in gita (a Vienna) non più con il pullman, ma salendo su una bicicletta. E pedalando di brutto! (…) Un aspetto interessante di questa gita è questo: quello che conta non è più solo la meta, ma anche e soprattutto il percorso che si fa per raggiungerla. Un esempio? Chi va a Vienna in macchina, sfreccerebbe davanti a paesaggi spettacolari come le gole di Schlogen. Noi invece potremo osservarle con tutta la calma che vogliamo: una vallata strettissima, senza strade, dove si può ammirare un verde sconfinato e profumatissimo, ai margini di un fiume, il Danubio, che scorre lento e quieto verso est. Faremo tappa anche al campo di concentramento di Mauthausen: il nazismo e i suoi drammatici effetti, fino ad oggi, li abbiamo studiati solo sui manuali di storia...
Matteo S. e Mattia V.

Dentro il viaggio, tanti viaggi

Vienna si è profilata venerdì mattina all’orizzonte di mezzogiorno, mentre il gruppo dei quaranta ragazzi pedalava lungo la sponda sinistra del Danubio. Un lungo, variopinto, allegro, a volte indisciplinato serpentone che stava per arrivare alla meta; pensata per mesi, attesa da settimane, conquistata in quattro giorni di fatica e sudore, cadute, pioggia e vento, freddo a volte quasi invernale e timidi squarci di sole a incoraggiare la comitiva.

In visita a Mauthausen.

La prima tappa ha avuto aspetti quasi eroici per i coraggiosi, circa la metà, che si sono avventurati nelle gole di Schlogen, vicino a Passau in Germania. Una pioggia fine e insistente, con temperature da fine febbraio, ci ha accompagnato per più di metà dei sessanta chilometri della tappa. Linz veniva raggiunta mentre la sera era ormai calata. Il gruppo meno temerario stava aspettando, dopo aver conosciuto il Danubio da un più riparato battello. Intensa anche la giornata successiva; commozione vera al campo di concentramento di Mauthausen, emozioni forti che hanno scosso i ragazzi. La lunga pedalata verso Melk ha stemperato la tristezza. (…) Vienna la capitale tanto agognata, Vienna che, dopo il pranzo a base di panini - 200 al giorno! - come al solito preparato dai ragazzi, appare davanti al gruppo spinto dal vento finalmente favorevole e con il sole, per la prima volta a fare la sua comparsa, con l’entusiasmo della meta a portata di gambe.

Dentro il viaggio, tanti viaggi. Cultura, sport, amicizia, solidarietà, collaborazione. Il viaggio dei meccanici, pronti a riparare i danni, il viaggio dei vivandieri, di chi si occupa delle riprese, di quelli che aiutavano i compagni in difficoltà, il viaggio della cultura e quello dello sport....

Claudio Bassetti, insegnante

La soddisfazione di avercela fatta

E’ stata una gita fantastica, all’ inizio pensavo di non farcela, però alla fine è stata una passeggiata… sono contenta!
Simona Y.

Anche se non siamo riuscite a fare tutti i chilometri, siamo contente di essere finalmente arrivate alla nostra meta; ricorderemo sempre la fatica che abbiamo impiegato per raggiungere il nostro obbiettivo ma anche la soddisfazione di avercela fatta. Non dimenticheremo mai la cupezza di Mauthausen.
Simona Z. & Elena

Abbiamo appena finito di fare i panini per la giornata, l’ ultima del viaggio: è stata una esperienza che ci ha fatto crescere, perché nonostante i litigi e la fatica siamo riusciti a superare tutti i momenti di difficoltà insieme. E finalmente siamo arrivati alla nostra meta… Vienna!!
Martina e Federica

E’stato fantastico arrivare a Vienna in bicicletta pedalando lungo il Danubio, ma c’è stato anche un momento triste, visitare il campo di concentramento di Mauthausen, si provava tristezza e angoscia.
Elisa