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Il “Gruppo” e il suo giornale

Un’associazione e il suo foglio mensile che da vent’anni combattono per rendere vivibile Trento Nord.

Moreno & Franco

Negli anni Settanta, il rapido allargarsi di Trento in cerca di spazio per i propri abitanti e le loro attività, aveva travolto tutte le sue frazioni, in particolare quelle a nord di Trento: Gardolo, Roncafort, Campotrentino, Canova, Spini, Giare, Lamar. Giorno dopo giorno i residenti vedevano i loro campi tagliuzzati da strade, scavati e ridotti a fazzoletti tra capannoni e condomini fatti per chi non poteva permettersi la collina o il centro. Per molti, giovani ed anziani, l’occasione di sbarazzarsi della campagna o l’opportunità di un lavoro sotto casa ben valeva lo snaturamento della comunità e il deterioramento della qualità della vita e delle relazioni.

Una delle poche voci critiche era quella di un pugno di giovani che, avendo intuito il rischio di diventare un quartiere da cintura milanese, cercavano di contrastare un destino apparentemente ineluttabile proponendosi di ridare un’anima alla comunità in formazione, se non quella agricola ormai perduta, almeno una capace di creare senso di appartenenza a quella nuova. Allo scopo nasceva l’associazione "Il Gruppo", promotrice di iniziative e battaglie per  ottenere ascolto e considerazione dalle autorità di via Belenzani: spazi collettivi, un negozio di alimentari, un giardino, illuminazione, autobus, meno traffico...

Gli fanno da  spalla le otto pagine del giornale "A nord di Trento". Vent’anni, dal 1986 al 2005, di presenze mensili del giornale nelle sue edicole tradizionali, le cassette della posta, le sale d’attesa, i tavolini dei bar, lo fanno diventare un punto fisso dell’informazione locale.

Il Gruppo protesta, propone, controlla, chiede,  rifiuta e convoca infuocate assemblee per conto di tutti, ma la sensazione di "non ascolto", basti pensare al massacro ambientale perpetrato all’interporto, al diluvio di condomini che ha gonfiato Gardolo da 1.740 abitanti del 1950 ai 12.000 di oggi, alla capannizzazione di Spini e Giare, abitate nei fine settimana solo da guardie giurate, e di "non percezione" di questo vitale impegno da parte dei vecchi e nuovi residenti (vedi il referendum sull’inceneritore) aveva portato a momenti difficili, culminati nel 2004 nella sospensione delle attività e la chiusura del giornale. Tre anni di silenzio occupati da un pericoloso vuoto informativo e di confronto di idee su fatti e decisioni riguardanti la periferia.

La mancanza de "il Gruppo" ne palesava l’indispensabilità e così, dopo una pausa di riflessione, ecco la ripresa del cammino, con le fissazioni di sempre: l’essere comunità, il no allo spreco del territorio, le tradizioni, la pace e la cultura, la difesa del bene comune, l’escursionismo come scuola di vita, la promozione della "cultura del noi", la piazza come simbolo del trovarsi (a quando quella di Roncafort coi suoi tetti spioventi?), l’integrazione di tanti migranti e la loro difesa da moti discriminatori se non razzisti.

Ancora una volta la necessità di raccontare rende necessario un giornale. Ed ecco il ritorno di "A Nord di Trento" ad affiancare il Gruppo nelle sue iniziative. Con cadenza bimestrale e distribuzione gratuita in seimila copie, esso dà voce a tutte le periferie nord di Trento, dimenticate (il sottopasso per Canova), ricordate  di malavoglia o con sufficienza (l’effetto piazza di Roncafort ed il giardino coriandolo), o prese in  considerazione solo per consumarne il territorio con le più diverse e spesso dubbie motivazioni (prossimamente inceneritore ad Ischia, trecento e più appartamenti a Gardolo, supercarcere a Spini, megacapannoni alle Giare, Tav). Attenzione anche ai tanti immigrati, ormai oltre il 10 per cento dei residenti, venuti a popolare con la loro forza lavoro queste periferie.

Il giornale è di tutti e, specialmente, di quanti intendono mettere il loro impegno per il progresso della comunità. Per questo, si propone come lettura ma  anche come collaborazione:  chi ha qualcosa da dire, avrà sulle sue pagine lo spazio per farlo.