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Si vive bene in Trentino?

Un recente rapporto, particolarmente accurato, classifica la nostra provincia al 2° posto in Italia dopo l’Alto Adige. Fino a che punto è credibile?

Si vive bene in Trentino? A leggere il rapporto di "Sbilanciamoci!"sembrerebbe di sì. Ma, a spulciarlo per bene, si capisce che non tutto è oro quello che luccica.

"Sbilanciamoci!" è una meritoria campagna nazionale cui aderiscono decine di associazioni della società civile italiana, come Arci, Beati i Costruttori di Pace, Ctm Altromercato, Cittadinanzattiva, Pigrizia, WWF, Emergency, Carta, solo per citarne qualcuna. Tra le altre cose, la campagna produce ogni anno un rapporto sulla qualità sociale e ambientale dello sviluppo in Italia, stilando una classifica per regioni, che vuole porsi in alternativa a quella più famosa stilata per le principali città italiane dal Sole24Ore.

Mentre quest’ultima classifica ha un’impostazione molto tradizionale, per cui quanto meglio va l’economia – ovvero il tenore di produzione e consumi – tanto meglio si piazza in classifica la città valutata, il modello di "Sbilanciamoci!" adotta un approccio molto diverso, e immagina un territorio in cui le forme di produzione, distribuzione e consumo abbiano un impatto minimo sul sistema ambientale e sociale e dove sia comunque rilevabile uno sforzo collettivo verso la sostenibilità.

Ebbene, grazie a una accordo di collaborazione con la Provincia di Trento, "Sbilanciamoci!" ha recentemente prodotto un rapporto fondato su tale modello, focalizzando l’attenzione esclusivamente sul Trentino. E dall’analisi la nostra provincia appare come la regione in cui si vive meglio in Italia, dietro soltanto all’Alto Adige: preceduta la ricca Emilia-Romagna (terza) e ampiamente staccata la Lombardia, cuore pulsante dell’economia nazionale (soltanto nona), a segnalare che il modello di "Sbilanciamoci!" è realmente alternativo alle classifiche che premiano soprattutto il PIL.

E ad ulteriore definitiva conferma di questo aspetto è che il Trentino si piazza davanti a Emilia-Romagna e a Lombardia (e per la verità davanti a tutte le regioni italiane) proprio nella macro-area Economia e Lavoro. E questo perché gli indicatori utilizzati da "Sbilanciamoci!" non fanno riferimento alla quantità di produzione e consumi, o alla ricchezza media della popolazione, bensì a elementi del reale normalmente snobbati da classifiche di questo genere, come il tasso di precarietà e quello di disuguaglianza, il quale ci dice che in Trentino c’è la distribuzione di ricchezza più equa d’Italia.

Ma "Sbilanciamoci!" non premia solo l’economia e il lavoro trentini: la nostra provincia eccelle anche per quanto riguarda altre tre macro-aree, ovvero Diritti e Cittadinanza, Ambiente e Partecipazione, nelle quali finisce sempre seconda (e sempre dietro all’Alto Adige). Con risultati meno brillanti, ma sopra la media nazionale anche per quanto riguarda le due marco-aree Salute (sesto) e Istruzione e Cultura (nono), il Trentino scende sotto la media italiana solo per una macro-area su sette, quella relativa alle Pari Opportunità (a pesare negativamente sono la scarsa diffusione di consultori sul territorio provinciale e la ridotta presenza di donne consigliere nella Pubblica Amministrazione). Risultato tuttavia non così negativo da impedire alla nostra provincia di aggiudicarsi la medaglia d’argento. Insomma, a leggere il rapporto di "Sbilanciamoci!"si capisce che in Trentino si vive bene.

Ma fino a che punto è possibile dare credito a questa conclusione? Premesso che l’impostazione di fondo è del tutto condivisibile, perché fugge da ogni prospettiva produttivista ed economicista, non si può evitare di rilevare, anche per questa classifica, il difetto che ogni rapporto dello stesso genere finisce per avere. Se da un lato, infatti, la necessità di fare sintesi ha il pregio di rendere immediata la comunicazione e la comprensione dei risultati, dall’altro inevitabilmente implica la perdita di qualcosa: informazioni magari molto specifiche, che però assumono un peso tale da non potere essere ignorate nel formulare il giudizio complessivo.

AMBIENTE SALUTE
1 P.A. Bolzano 1 Friuli V.G.
2 P.A. Trento 2 Lombardia 
3 Valle d'Aosta 3 P.A. Bolzano
ECONOMIA E LAVORO 6 P.A. Trento
1 P.A Trento PARI OPPORTUNITA' 
2 Veneto 1 Valle d'Aosta
3 P.A. Bolzano 2 Toscana
DIRITTI E CITTADINANZA 3 Emilia-R.
1 P.A. Bolzano 14 P.A. Trento
2 P.A. Trento ISTRUZIONE E CULTURA
3 Friuli V.G.  1 Lazio 
PARTECIPAZIONE 2 Friuli V.G. 
1 P.A.Bolzano  3 Umbria
2 P.A. Trento 9 P.A. Trento
3 Toscana    

Prendo ad esempio la macro-area Ambiente, non solo perché è quella che più conosco, ma anche perché è quella che dovrebbe pesare di più nell’approccio teorico di "Sbilanciamoci!", orientato alla sostenibilità dello sviluppo.

Uno degli indicatori utilizzati dal rapporto è relativo alla qualità dell’aria, ed è centrato sul dato riguardante le emissioni di anidride carbonica. Il Trentino si rivela una delle regioni più virtuose d’Italia, dietro solo a Val d’Aosta e Molise. E’ possibile, tuttavia, ridurre il discorso sulla qualità dell’aria alle emissioni di anidride carbonica? Si direbbe proprio di no. Anzi, le emissioni in questione servono piuttosto a rilevare il contributo ad un fenomeno globale come il surriscaldamento climatico, ma non quello portato all’inquinamento atmosferico. La classifica di "Sbilanciamoci!" non considera un indicatore ben più rilevante per conoscere la qualità dell’aria, quello relativo alle emissioni di polveri sottili. E quindi non viene ricordato, nel rapporto, che 84, 88 e 80 sono stati gli sforamenti registrati a Trento negli ultimi 3 anni, contro il limite comunitario fissato a 35. E negli altri centri urbani in cui vengono effettuate le rilevazioni non è andata tanto meglio.

Ma non si tratta solo della scelta dell’indicatore più opportuno. Non è possibile ridurre tutto a dati numerici, e questo gli autori del rapporto lo hanno capito benissimo, decidendo di affiancare alle rilevazioni quantitative delle rilevazioni qualitative. Per dare ai dati un’anima, sono stati intervistate personalità importanti del mondo trentino. Ecco perché stupisce che, nell’arricchire gli indicatori relativi a mobilità e rifiuti, non siano stati fatti rilievi che un approccio come quello di "Sbilanciamoci!" avrebbe invece dovuto fare.

Se è vero che, in tema di mobilità, andava ricordato l’impegno per la ciclabilità, per il trasporto ferroviario e per l’integrazione fra trasporto pubblico e privato, appare incomprensibile la mancanza di ogni riferimento all’impegno della Provincia per la prevista costruzione della linea ad alta velocità/capacità sull’asse del Brennero, e al suo impatto ambientale.

Allo stesso modo, se è vero, nel caso dei rifiuti, che era giusto mettere in grande rilievo il dato sulla raccolta differenziata trentina (il migliore d’Italia), come si spiega il cenno, che stavolta non manca ma è del tutto acritico, alla prevista costruzione dell’inceneritore, una soluzione al problema dei rifiuti arretrata ed energeticamente perdente?

Bisogna malignare, e pensare che queste omissioni siano dovute al fatto che la Provincia ha sostenuto finanziariamente l’analisi di "Sbilanciamoci!"? Francamente, nessuno può dirlo.

Tuttavia, al di là del fatto che ci siano stati o meno condizionamenti, quella di farsi sostenere da una parte vistosamente in causa come la Provincia non è certo stata una scelta felice. Specialmente da parte di una campagna come "Sbilanciamoci!", dalla quale sarebbe lecito aspettarsi una maggiore attenzione verso certi aspetti del reale. E verso la propria indipendenza.