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Una biennale deludente

"Manifesta 7", l'itinerante biennale d'arte contemporanea svoltasi in Trentino Alto Adige, è risultato un evento troppo di nicchia per il pubblico, troppo vacuo per la critica.

Stando ai numeri, discretamente impietosi, Manifesta 7, la Biennale d’arte contemporanea itinerante approdata in regione (e per la prima volta in Italia) non è stata quell’evento catalizzatore che molti si aspettavano. E poco serviranno, probabilmente, i rattoppi che in queste settimane si stanno facendo per salvare il salvabile, come le visite guidate gratuite pressoché giornaliere, le entrate gratuite nel fine settimana per le famiglie, il tardivo biglietto per la singola sede a un prezzo accettabile. Sarà per le troppe aspettative create attorno a una biennale tutto sommato di nicchia, ma il pubblico non si è dimostrato entusiasta della manifestazione, ad eccezione forse del percorso allestito dal Raqs Media Collective a Bolzano, indubbiamente il più convincente. Il commento ricorrente è la disarmante perplessità su numerose opere scelte dai curatori. E non è, attenzione, mancanza d’educazione alla corretta lettura dell’opera d’arte, quanto piuttosto il fatto che di fronte a molte di queste opere c’è poco o nulla da capire, nemmeno catalogo alla mano.

Miks Mitrevics, Collection of Persons (installazione).

Abbiamo parlato delle reazioni del pubblico; e la critica? A di là delle scontate veline diffuse nei giorni dell’inaugurazione, i commenti non sono stati entusiastici, né da parte della critica "storica" (Barilli sull’Unità ha sottolineato il fastidio del vedere mostri sacri come Antonioni e Ontani - ma che c’entrano, poi, con Manifesta? - accanto ad artisti imberbi e spesso insignificanti), né da parte della critica "popular" (Sgarbi, che ha evidenziato il sadismo dello spettatore-tipo di Manifesta), né infine da parte delle riviste e dei siti di settore, come nel caso di Exibart, che in più interventi ha deprecato infiniti aspetti della manifestazione, in primis la mancanza pressoché totale di un collante tra le varie opere proposte, raccolte attorno a titoli evocativi quanto vacui ("Scenarios" a Fortezza, "The rest of now" a Bolzano, "The Soul" a Trento e "Principle Hope" a Rovereto).

Continuando a inserire il dito della piaga, ha stupito l’inconsistenza del progetto di Fortezza (l’unica cosa da ammirare era infatti la struttura, forse l’opera più fotografata di Manifesta); la troppa presenza di video, alcuni anche riusciti, ma, vista la loro durata (anche 50 minuti!), non resta allo spettatore che gustarli a piccoli sorsi, sotto forma di frammento incompiuto e dunque spesso incomprensibile; l’assenza di quei pochi artisti trentini che a fatica si sono guadagnati una visibilità internazionale (ad esempio Stefano Cagol, una cui opera è stata inserita nel contempo da Achille Bonito Oliva al Mart per Eurasia); la mancanza di opere pittoriche (tornate da tempo alla ribalta, a seguito del declino della videoarte), se non sotto forma di piccoli e spesso inconsistenti lavori schiacciati dalle ingombranti installazioni circostanti; la scarsa presenza di opere forti, capaci di far discutere. È mancato infine un ingrediente fondamentale per una manifestazione che ha al centro la contemporaneità: la capacità dell’opera d’arte di divertire, o comunque di suscitare emozioni. Sono molti, infatti, gli appassionati d’arte che visitando le sedi di Manifesta sono stati colpiti da un senso di noia ripetuta e di forte incomprensione, quasi si stesse vedendo – da non interessati ai rispettivi settori - una mostra di aeromodellismo o di macchinari agricoli.

Detto questo, non bisogna però generalizzare: in tutte le sedi si possono incontrare delle opere che brillano nella notte curatoriale. A Trento, ad esempio, segnaliamo perlomeno i lavori di Luigi Ontani, Omer Fast, Ria Pacquée, Altea Thauberger, Klaus Weber e Anne-Mie van Kerckhoven, mentre per Rovereto di particolare interesse sono risultate le opere di Miklós Erhardt, Alterazioni Video, Libia Castro, Miks Mitrevics, Zimmer Frei, Guido van der Werve e pochi altri.

Niente affatto trascurabili sono infine le positive ricadute culturali e professionali di Manifesta sul territorio. Da una parte ci sono stati numerosi giovani che, grazie alla dimensione internazionale dell’evento, hanno potuto partecipare a esperienze uniche nel campo della gestione e organizzazione di eventi artistici. Dall’altra - e questo ha in parte rimediato alla disattenzione nei confronti delle potenzialità del territorio - accanto a Manifesta si è sviluppata, grazie al sostegno economico dell’Assessorato alla Cultura, la ricca piattaforma dei "Parallel Events". Un programma (anch’esso ancora in corso, come Manifesta, fino al 2 novembre) che ha proposto, solo in Trentino, oltre 60 progetti artistici in grado di dare una meritata visibilità ai laboratori di creatività artistica della provincia.