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Fassa va a destra

Nasce la lista “Fassa”: sono i ladini berlusconiani.

La valle di Fassa si presenta divisa all’appuntamento elettorale. La UAL (Unione Autonomista Ladina) ha fallito il disegno politico di unire i ladini in un grande partito di raccolta: ottenute tutte le garanzie linguistiche possibili e i privilegi istituzionali ammessi dalla costituzione, ai ladini di Fassa non interessa più l’appartenenza a una minoranza linguistica. Le elargizioni pubbliche agli alberghi e al settore impiantistico, i grandi investimenti provinciali sulla viabilità sono stati visti come un beneficio scontato. Non basta aver cancellato la presenza della cultura ambientalista e sociale. Per molti residenti, probabilmente i più, deve scomparire qualunque parvenza di centrosinistra. E quindi la UAL appare come una provocazione, un disturbo intollerabile. Si dice: la nostra è una valle di imprenditori, alle politiche il centrodestra ha ottenuto oltre il 63%, è inconcepibile venire rappresentati a Trento da liste alleate con Dellai.

Gino Fontana

Eppure Dellai è sempre stato generoso con la valle, a partire dallo scempio di Val Jumela fino al potenziamento di tutte le aree sciabili, ha ottenuto il riconoscimento amministrativo trentino sul versante Nord della Marmolada, ha investito e sostenuto in una sorta di divisione etnica esasperata fra ladini doc e " foresti". Nonostante ciò, ecco la costituzione di una nuova lista, "Fassa", un insieme eterogeneo di leghisti, berlusconiani, destra estrema, qualunquisti, dove troviamo un intreccio di paradossi.

Una strana coerenza.

Cominciamo col capolista, colui che con più tenacia ha tessuto l’alleanza con Divina. Il sindaco di Vigo di Fassa Gino Fontana, ex rappresentate in regione dei ladini e debole assessore regionale, è divenuto sindaco con centinaia di voti della UAL solo tre anni fa ed oggi la combatte. Nella lista ha come alleato il figlio del suo più accanito oppositore in consiglio comunale: il padre di quest’ultimo, Celestino Lasagna, sta ora sostenendo la candidatura di Fontana a consigliere provinciale..

A Canazei invece il sindaco si schiera con la UAL, mentre il suo assessore più energico, che sta impedendo l’avvio di un nuovo modello di turismo sostenibile in Marmolada, Silvano Parmesani, assieme a Leonardo Scola è candidato con la lista concorrente. E in ognuno dei sette comuni troviamo simili perle di coerenza.

Ad oggi non si è visto un programma di sviluppo alternativo per Fassa. C’è la volontà di differenziarsi dalla UAL, assieme all’immotivato rancore contro Dellai, accusato di essere di sinistra. Puro opportunismo: questi imprenditori ritengono che un governo di destra porterà più turismo, più impianti, più soldi. Credono così di poter sconfiggere il potere quasi assoluto costruito nei comuni, nella scuola, nella sanità e nell’assistenza dalla UAL, una sorta di cancro invasivo di ogni istituzione in una società controllata politicamente e socialmente.

Forse l’analisi di quest’ultimo passaggio ci aiuta a capire perché una valle tanto privilegiata oggi si trovi così divisa, così povera di progetti. Quanto sta accadendo è forse una rappresentazione della sconfitta politica del disegno territoriale di Dellai. Non è vero che con scelte politiche di destra si cancelli la destra, anzi, la si rafforza. La politica dei contributi ad alberghi e impianti, la conquista di tutte le istituzioni ha cancellato ogni fermento culturale che faccia riferimento alla sinistra o all’ambientalismo. La valle si è addormentata, è un corpo sociale inerte, che pure vive disagi profondi. In valle di Fassa chi vive male soffre ancor più la condizione di marginalità, viene totalmente ignorato. Le famiglie a basso reddito (dipendenti pubblici e privati) faticano, devono rinunciare ad ogni investimento formativo sui figli. Ma questa lettura dei bisogni della valle per ora rimane nel cassetto. Invece l’ottimismo dei candidati della lista "Fassa" è motivato, lo si respira sul territorio. Staremo a vedere quali frutti porterà in una valle che ancora oggi non risente di vera crisi e che non ha alcuna percezione della cultura del limite.