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Democrazia colpita al quorum?

A Rovereto da mesi è polemica fra il gruppo PartecipAzione Cittadini Rovereto e il Sindaco Valduga: i primi chiedono referendum comunali senza quorum, il secondo li accusa di voler svilire l’istituto.

Baden-Wuerttemberg è uno dei 16 Stati federati della Germania. Nel 1986, in due cittadine dello Stato - Reutlingen e Nurtingen, la prima grande grosso modo come Trento, la seconda come Rovereto - si tennero due referendum municipali, entrambi promossi con lo stesso obiettivo: impedire la costruzione di un rifugio antiaereo decisa dalla Giunta allora al potere, la CDU. A Reutlingen, la CDU boicottò il referendum, e invitò l’elettorato a non andare a votare. A Nurtingen, invece, la CDU non boicottò il referendum, invitando l’elettorato a votare "no". A Reutlingen votò appena il 24% dell’elettorato, il quorum previsto non fu raggiunto e il referendum venne invalidato. A Nurtingen votò invece il 57% dell’elettorato, il quorum fu raggiunto, e il referendum venne passò.

A raccontare questo aneddoto sono i membri dell’associazione PartecipAzione Cittadini Rovereto, per dare sostegno ad un’iniziativa che, nel corso dell’ultimo anno, ha creato un certo scompiglio dentro e fuori i palazzi della politica roveretana: la richiesta di abolire il quorum referendario, oggi fissato a Rovereto al 50% + 1 degli aventi diritto. Richiesta avanzata, ovviamente, a mezzo referendum.

Era il 9 maggio scorso quando PartecipAzione Cittadini Rovereto depositava in Comune le prime 100 firme necessarie ad avviare l’iter referendario. La cosa accadeva in un contesto già piuttosto agitato. Sette mesi prima, infatti, il sindaco Guglielmo Valduga, nell’avanzare le proposte della maggioranza per modificare lo Statuto cittadino, aveva a sorpresa inserito anche la richiesta di abolire il referendum propositivo, quello che permette di annullare i provvedimenti dell’Amministrazione. Non solo PartecipAzione Cittadini Rovereto, ma anche molti esponenti dell’opposizione avevano criticato aspramente la richiesta (v. Questotrentino n. 1/08). Quando, il 9 maggio, venivano depositate da PartecipAzione Cittadini Rovereto le firme per avviare l’iter referendario, Valduga aveva già corretto il tiro, rinunciando all’abrogazione del referendum propositivo, ma non all’idea di modificare la disciplina dell’istituto.

Non solo quorum

PartecipAzione Cittadini Rovereto, insieme al quesito referendario per l’abolizione del quorum, aveva presentato altri due quesiti, uno per realizzare il Piano Regolatore Generale Comunale con la partecipazione dei cittadini e l’altro per la riqualificazione partecipata del Piazzale Ex-Stazione Corriere. Il 23 settembre, tuttavia, il Comitato dei Garanti ha rigettato tutti e tre i quesiti per un vizio di forma. La cosa non ha scoraggiato i membri di PartecipAzione Cittadini Rovereto, che stanno già raccogliendo le firme necessarie a ripresentarli, insieme a un quarto quesito, formulato per chiedere all’Amministrazione di negare alla Sandoz Spa e a qualsiasi altra azienda di aprire nuovi bruciatori o inceneritori o ad ampliare quelli esistenti sul territorio comunale.

Il primo cittadino chiedeva infatti alla conferenza dei capigruppo consiliari di spostare all’interno dello Statuto la norma che determina il quorum referendario, togliendola dal Regolamento in cui oggi si trova inserita: per modificarla sarebbero pertanto diventati necessari i 2/3 dei consiglieri comunali, e non sarebbe più bastata la sola maggioranza assoluta o, appunto, un quesito referendario come quello che in quei giorni veniva presentato dal gruppo PartecipAzione Cittadini Rovereto. Che reagiva immediatamente, parlando di tentativo antidemocratico di blindare per sempre il quorum referendario.

Appoggiati da un paio di presidenti circoscrizionali (Alberto Galli della Sud e Maurizio Migliarini di Lizzana) e da un paio di consiglieri comunali, i membri di PartecipAzione Cittadini Rovereto riuscivano a convincere tutti i consiglieri di minoranza ad opporsi all’inserimento del quorum nello Statuto.

Una sconfitta per Valduga, che decideva - e siamo arrivati ad oggi - di ripiegare sulla proposta di abbassamento del quorum - si sta discutendo su due provvedimenti alternativi, ma simili nella sostanza: portarlo al 40% degli aventi diritto o lasciarlo al 50% ma calcolandolo sulla media dei votanti alle ultime elezioni, comprese quelle nazionali e provinciali - e sul contemporaneo innalzamento del numero delle firme necessarie a presentare un quesito referendario: non più 600, come oggi, ma il 6% degli aventi diritto, ossia circa 2000 firme, più del triplo.

Altro fumo negli occhi di PartecipAzione Cittadini Rovereto, che il quorum non lo vuole affatto, tanto più se condito da un innalzamento così consistente del numero delle firme necessarie a presentarlo, che, come fanno notare, è pari a quasi dieci volte di più del numero di firme - 250 - che sono state necessarie a Valduga per presentare la lista elettorale con cui ha vinto le elezioni e governato Rovereto per cinque anni.

Chi svilisce il referendum?

Il rischio, in tutta questa vicenda, è quello di lasciarsi distrarre dai toni aspri che l’hanno caratterizzata, togliendo spazio ad un franco dibattito sul merito della questione, che è fondamentale: il quorum referendario serve o meno alla democrazia comunale?

"Noi pensiamo che non serva" - ci dicono Paolo Fabris, Paolo Michelotto e Andrea Trentini di PartecipAzione Cittadini Rovereto - "Per far funzionare davvero l’istituto referendario, occorre che chi è contrario alla proposta referendaria, se vuole vincere, faccia campagna elettorale, come i proponenti. Ma finché c’è il quorum, è interesse dei contrari invitare all’astensione, come insegna la vicenda di Reutlingen e Nurtingen. Per avere una competizione equa, occorre togliere il quorum. Solo in questo caso tutte le parti fanno campagna per la loro posizione e, in tal modo, la questione viene portata realmente a conoscenza dei cittadini".

"La maggioranza non accetterà mai la proposta di referendum che annulla il quorum referendario, in quanto si tratta di una violazione grave dei principi democratici", è la replica di Valduga, che purtroppo non ha trovato il tempo di rispondere alle nostre domande sulla questione, e del quale dunque ci accontentiamo di riportare il pensiero espresso in una lettera inviata ai quotidiani quest’estate.

E nel batti e ribatti ci scappa lo sfratto

La polemica tra Valduga e PartecipAzione Cittadini Rovereto ha avuto uno strascico piuttosto pesante per il gruppo, che fino a quest’estate si riuniva settimanalmente presso il Centro per la Pace di Rovereto, ma che da settembre non abita più lì. Era l’8 luglio quando il sindaco inviava una lettera alla segreteria del Centro per la Pace (la cui sede di via Vicenza è concessa dal Comune), contestando la legittimità della decisione di ospitare PartecipAzione Cittadini Rovereto. Motivazione? "La Giunta Comunale ha rilevato che il gruppo PC (sic!) ha assunto posizioni chiaramente politiche, molto polemiche e aggressive nei confronti del sindaco e dell’amministrazione comunale". Michelotto e gli altri decidevano a quel punto di togliere dall’imbarazzo il Centro per la Pace, rinunciando all’ospitalità. Senza però trovare risposta ad una domanda di fondo: Cosa significa posizioni chiaramente politiche?

Non è chiaramente politica anche l’azione di educazione alla pace svolta dal Centro per la Pace? Va forse sfrattato anch’esso, quindi?

"Quindi violano gravemente i principi democratici la Svizzera, molti Stati degli USA, l’Irlanda, la Spagna, il Regno Unito e la Francia?" - domanda provocatoriamente Michelotto. - "Si tratta di Paesi nei quali il quorum non esiste, come nei primi due, o non è previsto per i referendum nazionali, come negli altri quattro. In Baviera, nel 1995, cittadini che si sono battuti come noi contro la volontà dell’amministrazione hanno infine ottenuto l’abolizione del quorum referendario, e stiamo parlando di una delle regioni più democratiche e meglio amministrate del mondo".

Sì, d’accordo, ma c’è in Italia, e in particolare a Rovereto, lo stesso grado di maturità politica per usare il referendum senza quorum?

Oppure non si rischia, con la vostra proposta, di "svilire il significato dell’istituto referendario e di esporre il Comune all’ingovernabilità", per usare le parole di Valduga?

"Quella del cittadino impreparato ad occuparsi in maniera assennata della cosa pubblica è la solita storia di chi vuole che le cose rimangano come sono, col potere decisionale in mano a pochi e tutti gli altri tagliati fuori.

Così come siamo convinti che l’educazione alla democrazia possa maturare solo facendo la democrazia, crediamo anche, nel nostro caso specifico, che l’educazione all’uso del referendum, che è un grande strumento di partecipazione, possa maturare solo usando lo strumento, e non lasciandolo inservibile come è oggi. Semmai, a svilirlo è chi, come Valduga, nel 2005 invitò i roveretani a non andare a votare per il referendum ex-Alpe, nel 2007 voleva abolire il referendum abrogativo e da due anni si rifiuta di partecipare ai nostri dibattiti sul tema".