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Settimo: non rubare

Il quadro della Tangentopoli trentina non è completo senza l’altro versante: quello legato al mondo cattolico. Che a sua volta è bipartisan, apparentato con il centro-destra e con il centro-sinistra.

Lo snodo centrale del rapporto destra-cattolici-affari è la Compagnia delle Opere. La quale, stracciate le pagine evangeliche ove si predica di scegliere tra Dio e Mammona, di separare Dio da Cesare, prospera su un’intima commistione tra Dio, Mammona e Cesare, ossia religione, soldi e politica: che da un siffatto cocktail escano schifezze, non c’è da meravigliarsi.

Così sulla tangente per la galleria idraulica di Mezzolombardo, oltre al solito Collini vediamo implicato l’avv. Todesca, fino a pochi mesi prima presidente della Compagnia delle Opere, Giacomino Osella presidente della municipalizzata Air, mentre sullo sfondo, intascando peraltro da Collini 20.000 euro, resta Mario Malossini, anch’egli ex-presidente della Compagnia. Il punto è che quando Todesca e Osella pretendono di motivare una mazzetta di ben 260.000 euro con un disarmante "erano per la Compagnia", i vertici di quest’ultima, indicati in pratica come ricettatori, si guardano bene dal ventilare diffamazioni e se ne stanno zitti e buoni. Tutti quanti poi fanno riferimento al centro-destra, Malossini coordinatore del Pdl, Todesca uomo d’area, Osella nominato a capo di Air dai sindaci di destra della Rotaliana, in seguito a un pressing del consigliere Walter Viola, anch’egli del Pdl e della Compagnia. Una bella compagnia.

Gli affaristi cattolici però, sono bipartisan. Ed ecco quindi su un altro versante dell’inchiesta, sugli appalti dell’Istituto Sordomuti, spiccare la figura del suo presidente Dino Leonesi. Legato a Dellai. Fu infatti proprio Dellai a volerlo in Provincia, promuoverlo dirigente generale con responsabilità sull’Attuazione del Programma (aria fritta), in realtà con lo specifico incarico di sovrintendere ai rapporti, diplomatici e soprattutto patrimoniali, con la Curia e il Vaticano. Così Leonesi organizzava gli incontri con l’arcivescovo e le photo-opportunity con il Papa, ma soprattutto seguiva tutti i lavori, ristrutturazioni, acquisti, in cui era coinvolta la Curia.

Arlecchino servitore di due padroni. Perché Leonesi è uomo della Curia, e non si capiva per chi lavorasse. Ad aggrovigliare il conflitto d’interessi, Leonesi presiedeva l’Istituto Sordomuti, che è un istituto pubblico con una compresenza della Curia, e lì presiedeva anche alla costruzione della nuova super sede progettata da Bousquet, ma contemporaneamente era anche negli organismi provinciali che tali lavori dovevano finanziare e controllare. In questa situazione confusa, si ritagliava evidentemente ampi spazi.

Troppo ampi: nell’inchiesta su Collini i magistrati hanno scoperto come Leonesi si adoperasse per far vincere l’appalto appunto a Collini. Insomma Dellai, nella scelta dei suoi collaboratori, è sfortunato? Forse non è solo sfortuna. Quando, nell’ansia di compiacere qualche potere, si tengono in non cale i conflitti d’interesse, non ci si deve stupire se poi le cose vanno a rotoli.

Del resto l’Istituto sembra un bell’ambientino. Il vicedirettore, Paolo Moresco, è stato condannato in secondo grado nel processo Brill Rover, e non si è pensato di rimuoverlo; l’economo, era il testè defunto don Candido Micheli, che ha suscitato scandalo lasciando beni miliardari...

E’ la solita storia del settimo comandamento, notoriamente ritenuto di scarsa rilevanza.