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Tar ed elezioni, il grande pasticcio

Pasticcio in quattro atti. Protagonisti: la Lega, l'Udc e soprattutto il Tar.

Dunque, si voterà il 9 novembre, quindici giorni dopo la data prevista e dopo il voto di Bolzano. E’ un pasticcio, che si presta al rischio di futuri invalidamenti per molteplici motivi, il più robusto dei quali la non contestualità del voto nelle due province, espressamente sancita dallo Statuto d’Autonomia.

Come si è giunti a questo? Ripercorriamo la vicenda.
 

Atto primo. L’Udc, da sempre nel centro-destra, decide, fra grandi contrasti, di passare alla coalizione di Dellai. Il segretario Paolo Dal Rì (contrario a Dellai) presenta in Tribunale la lista l’ultimo giorno all’ultimo momento, dopo di che scompare. Ma nelle carte manca l’autentica della sua firma, dettaglio basilare (come non può non sapere Dal Rì, di professione avvocato). Dov’è Dal Rì? Dal dentista, si saprà poi. Come mai non risponde al cellulare? E’ scarico, dirà. Sta di fatto che quando riappare, è troppo tardi, la lista non viene accettata.
 

Atto secondo. I maggiorenti dell’Udc, Ivo Tarolli e Marcello Carli, silurano Dal Rì e presentano al Tar un ricorso perché la lista sia riammessa. Il 9 ottobre il Tar riammette l’Udc con una sentenza scritta dal giudice Fiorenzo Tomaselli.
 

Atto terzo. Sergio Divina della Lega, principale contendente di Dellai, rassicura: non intende andar per tribunali per azzoppare il concorrente, togliendogli per una formalità l’appoggio di una lista alleata. Poi evidentemente ci ripensa, perché Alessandro Savoi, anch’egli della Lega, presenta appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar.
 

Atto quarto. Il Consiglio di Stato dà ragione a Savoi. Con una sentenza molto secca, afferma che l’esclusione era sacrosanta, e che il Tar è andato fuori dal seminato. A Dellai non resta che accettare l’esclusione degli alleati, e rinviare la data delle elezioni. Il pasticcio è servito.
 

Commento. La Lega, che fingendo di niente si libera degli avversari aggrappandosi alla burocrazia, non fa una bella figura. Meno che meno l’Udc, con i poco limpidi approdi delle sue beghe interne. Ma chi esce peggio è il Tar. Non sfugge che, se non avesse accolto il ricorso dell’Udc con motivazioni poi giudicate inconsistenti, le elezioni si sarebbero svolte regolarmente il 26 ottobre. Né sfugge che il giudice Tomaselli sia un dipendente della Provincia, nominato dalla stessa come giudice del Tar; e sia lo stesso che, in un’intercettazione di tangentopoli, deferente andava all’Autobrennero da Silvano Grisenti ad informarlo sui lavori del Tribunale.
Però il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi. La troppa vicinanza della politica ai giudici gli si è ritorta contro, provocando il pasticciaccio.
Il difetto evidentemente sta nel manico: nella potestà di nomina dei giudici amministrativi da parte della Pat. Su questo QT nel settembre scorso aveva tenuto un partecipato convegno su L’Autonomia che fa male. Non sapevamo nemmeno noi quanto avessimo ragione.