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Haider: la lady D. della Carinzia

Vita, morte e miracoli di un grande prestigiatore

E' stato il Mossad, con una bomba. No, l’hanno fatto fuori con una droga segreta. E chi era la misteriosa seconda persona che era con lui nell’ultimo viaggio e che sarebbe sparita nel nulla? Così i soliti dietrologi su diversi siti Internet, ma stranamente le speculazioni filtrano anche nelle colonne della stampa quotidiana.

Candele e fiori ovunque, 25.000 persone al rito funebre, compatrioti piangenti. Non ci sarebbe una sola persona nella Carinzia che non si ricordi di una stretta di mano col grande Capitano. Non è vero, scrive una vecchia signora al giornale Die Presse: numerosi artisti si sarebbero perfino rifiutati di accettare premi della Provincia per evitare quella stretta di mano. Fatto sta che a mezzanotte passata, dopo aver visitato alcuni bar, fra cui il bar più gay della capitale della Carinzia, con un tasso alcolico nel sangue triplo di quello consentito, e con 178 chilometri all’ora in un posto dove c’era il limite a 70, è andato fuori strada ed è morto sul colpo.

Le vicende delle ore prima della morte dovrebbero essere un fatto privato. Solo che, con Jörg Haider, quasi sessantenne, la persona più pubblica e mitizzata della Repubblica, niente sembra possa restare privato. Che il capo di un partito tutto patria e famiglia fosse bisessuale, lo hanno sussurato tutti, ma nessuno l’ha detto pubblicamente, nemmeno la stampa più scandalistica. Forse faceva parte del suo fascino da provocatore, da uomo un po’ dannunziano, trasgressivo.

Se avesse solo trasgredito i limiti della normalità etero e borghese, sarebbe morto da santo del movimento gay. Invece ha trasgredito quasi tutti i limiti, anche del consenso antinazista sul quale si basa la seconda repubblica. Per tutta la sua lunga carriera non ha mancato mai, pur non essendo personalmente nazista, di comunicare, con il detto ed il non detto, ai nazisti vecchi e nuovi, che erano i benvenuti nei partiti da lui guidati, prima i Freiheitlichen, poi il BZÖ, la cosidetta "Associazione per il futuro dell’Austria", un partito-movimento contro la partitocrazia, un movimento leaderista dove tutti gli altri esponenti non erano che comparse. E prima ancora che il leader fosse sepolto, è esplosa una lotta senza quartiere per la successione.

Chi – o cosa – era Jörg Haider? Per lo scrittore Robert Menasse, era un autentico fascista, sul modello degli austrofascisti di Dollfuss. "In Austria, non è il medico che stabilisce che uno è morto; sono i media. La morte è certa quando tout le monde, nei giornali e nella TV, anche i nemici di prima, non parlano che bene di una persona" - ironizzava sulla Presse. Per concludere che Haider, nato nel 1950, era un fascista in veste di sessantottino. Uno che si batteva contro la democrazia "borghese", per una terza repubblica nazional-populista, autoritaria, ma con tutta la fantasia iconoclasta e tutto il gusto per l’eterodossia tipici della rivolta del ’68.

Per Günther Traxler, dello Standard, Haider invece non era che un simbolo, divenuto tale per l’incapacità della classe politica di sbrigarsela con un politicante che utilizzava qualunque mezzo, dalla xenofobia alla sottovalutazione dei crimini nazisti, al dileggio dello stato di diritto e dei giudici costituzionali, pur di raccogliere voti nel suo grande contenitore della protesta qualunquista. E’ così arrivato al 27% , ma come partito di governo, il suo movimento ha fatto plof. Con la riedizione della "grande coalizione" fra popolari e socialdemocratici, la destra è cresciuta di nuovo. E in futuro, con la riedizione di questa – ridimensionata – coalizione, continuerà a crescere, sebbene gli eredi di Haider non abbiano la sua statura.

Demonizzare Haider è stato il grande errore di una sinistra "per bene", moralista. Non era certo Belzebù: era un attore senza scrupoli, uno che con debiti enormi ha rovinato – fiscalmente – la sua Provincia pur di creare una percezione di benessere. Era un grande prestigiatore.

De mortuis nil nisi bene? Manco per sogno. Al sottoscritto viene in mente una canzone di Bob Dylan, "Masters of War": "I’ll walk over your grave to make sure you are dead".

Requiescat in pace. E ci lasci in pace, senza tormentare le memorie, sia private che collettive.