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Moschea, la Chiesa parli chiaro

La Curia trentina all’affannosa ricerca di un modus vivendi con la comunità islamica

N el marzo scorso aveva destato grandi polemiche la raccolta di fondi in favore della nuova moschea di Trento promossa dalla Comunità cristiana di S. Francesco Saverio. Il tempo trascorso consente una disamina più attenta degli avvenimenti che hanno portato la questione alla ribalta della cronaca nazionale e non solo. Ripercorre questa vicenda un numero speciale de "L’invito", nel quale vengono ripubblicati gli articoli apparsi sulla stampa in questi mesi e un "vademecum" finale contenente alcune notizie riguardanti il dialogo cristiano-musulmano in corso in varie parti del mondo. Questo dossier, già inviato al nostro Vescovo col titolo "Vademecum per mons. Bressan", era stato accolto con fastidio dal destinatario, che aveva risposto alla redazione della rivista con una lettera alquanto polemica che testimonia come l’affare moschea non sia stato ancora archiviato in Curia.

Ma fin dall’inizio questa iniziativa ha diviso profondamente il mondo cattolico trentino. Partita quasi accidentalmente da un’idea di don Vittorio Cristelli e subito abbracciata e messa in pratica dalla Comunità di padre Giorgio Butterini, la raccolta di fondi venne sonoramente bocciata da un’infelicissima battuta dell’Arcivescovo per cui "ogni gruppo religioso deve badare a se stesso". Seguono precisazioni, commenti, accuse, insulti dei leghisti contro chiunque voglia svendere le radici cristiane per i seguaci di Allah. Gli scambi di lettere tra la Curia e la Comunità, che viveva questa situazione con non poche perplessità interne, sembravano aver riportato il sereno: invece lo stallo permane, con i comportamenti ambivalenti di mons. Bressan che fatica a comprendere che la situazione in atto avrebbe bisogno di una parola chiara e univoca. Il 23 ottobre il vescovo ha incontrato l’imam nel quadro della giornata di dialogo tra cristiani e musulmani, ma pare che del "luogo di culto" islamico non si sia fatta neppure menzione.

A metà del guado

Ma tutto il mondo cattolico è a metà del guado. Alcuni recenti episodi danno il quadro della situazione: da un lato si registrano la netta presa di posizione delle Acli in favore della moschea e l’iniziativa del parroco di Pergine don Vanzetta di offrire l’oratorio per la preghiera islamica, mentre monsignor Giacometti per "favorire" il dialogo interreligioso ha invitato all’arcivescovile l’integralista Magdi Cristiano Allam.

Va dato atto alla Chiesa gerarchica di non aver mai ceduto alla logica dello scontro di civiltà, anzi di aver accentuato la via del dialogo dopo l’infortunio papale del discorso di Ratisbona del settembre 2006. Occorrono però parole più chiare che superino i bizantinismi di certi presuli che cercano di mantenere un’insostenibile equidistanza per non scontentare nessuno. Da questo punto di vista l’invito rivolto dal recente Sinodo dei Vescovi a un dialogo rispettoso con i fedeli delle altre religioni, in primis con i musulmani, mi sembra un segnale importante.

Concretizzare i principi risulta molto più difficile. Il mondo cattolico italiano risulta diviso. Se estremisti di un cristianesimo nero vorrebbero tornare a Lepanto e alla categoria di "infedeli" (che fa da pendant con quella di "ebrei deicidi"), la stragrande maggioranza è conscia di dover trovare un modus vivendi pacifico con i musulmani. In quale modo non si capisce ancora. Perché di fronte ad ogni caso concreto (costruzione di moschee, insegnamento della religione a scuola, nuova legge sulla libertà religiosa) ritornano le perplessità e i distinguo. Forse iniziative audaci e controcorrente come quella della comunità di S. Francesco Saverio aiutano a smuovere le acque.

Un secondo aspetto della vicenda riguarda la politica trentina. Il no alla moschea resta al centro della campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni provinciali. Pochissime voci, nel centro sinistra, hanno alzato la bandiera della convivenza e dei valori della Costituzione. Pochissimi hanno apprezzato apertamente l’iniziativa in favore della moschea. Solo ora, a fronte di toni leghisti sempre più incendiari (ma non sufficienti per il popolo delle camicie verdi che vorrebbe semplicemente cacciare tutti i musulmani), assistiamo a un tentativo di reazione. Troppo poco ancora ma forse è l’inizio di una svolta.