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I vent’anni di ZeLIG

Una scuola molto particolare

La scuola di cinema, televisione e nuovi media “ZeLIG” celebra i vent’anni, con proiezioni di film, un libro, due seminari specialistici, e tanta festa insieme a ospiti prestigiosi che sono anche cari amici. Molti ci sono passati come studenti o come collaboratori dei giovani registi, operatori di ripresa, fonici, tecnici. ZeLIG oggi è nota in tutto il mondo, suoi film di diploma hanno vinto premi in Italia, Europa, USA, Argentina, Giappone, Cina, perfino a Dubai con il premio Aljazeera dato a una giovane gardenese per un film sulla vita di un ragazzo affetto da autismo, raccontata attraverso i suoi stessi occhi e gli scarni pensieri che riesce a far uscire - in due lingue - dal suo mondo chiuso attraverso un computer.

Per il decimo compleanno, nel 1998, la scuola aveva ricevuto i saluti e gli auguri di Woody Allen, il regista da cui i fondatori avevano preso in prestito il nome. Nel 2006 era venuto in visita Wim Wenders.

Erano stati in 17, nel 1987, a fondare la cooperativa omonima: si voleva rispondere alla richiesta del mercato del lavoro che chiedeva tecnici e registi preparati per un’attività in sviluppo con il boom di televisioni private, e inoltre si desiderava far crescere la cultura cinematografica e televisiva in provincia. Fin dal principio il successo arrise all’impresa, nonostante la doppia diffidenza dei politici provinciali (eccetto Durnwalder e Saurer) verso una formazione così poco tradizionale, e verso un corso di studi consapevolmente plurilingue (italiano tedesco e inglese). Le difficoltà furono a lungo finanziarie.

I più grandi registi, direttori della fotografia, montatori, scrittori nel campo del documentario, italiani, tedeschi e altri, hanno tenuto i seminari, ognuno nella propria lingua. Il corso di studi univa strettamente teoria e pratica. Molti dei docenti di ZeLIG ha tenuto conferenze in luoghi pubblici della città, specialmente al Filmclub, dove sono state proiettate anche retrospettive personali e di tendenze. Una possibilità per tutti coloro che amano il cinema di seguire ciò che di nuovo si presentava o di riflettere sulla storia del cinema.

 

Col passare degli anni il corso di studi si è orientato progressivamente verso il documentario, un genere che in Italia, che pure ha avuto grandissimi documentaristi, era praticamente scomparso. I dirigenti della scuola non hanno messo da parte la fiction a cuor leggero, ma, attenti sempre ad offrire una formazione con sbocchi professionali (l’80% trova lavoro nel settore e fra gli altri molti continuano gli studi in altre scuole di cinema a Berlino, Monaco, Roma, USA, ecc.), si sono fatti consigliare, ed una ricerca fra 1200 documentaristi europei ha confermato il bisogno di formazione di alto livello, perché il documentario possa riprendere il suo posto come genere di qualità. Così una commissione composta di esperti ha elaborato il progetto che ha fatto nascere nel 2001 il nuovo corso di studi e ZeLIG è dunque diventata una delle poche note e stimate scuole di documentario nel mondo. Ma non è bastato. ZeLIG ha dato vita a diversi progetti di formazione europea, sostenuti dalla UE e portati avanti insieme a scuole e soggetti produttivi di molti Paesi, sia per migliorare la comunicazione su temi di carattere sociale e ambientale (ESoDoc, formazione in collaborazione con le ONG europee), sia per introdurre qualità nell’uso dei nuovi media (Internet, ecc.). Uno dei campi più affascinanti in cui anche ZeLIG si mette alla prova è costituito dal cosiddetto “participatory video”, che prevede il coinvolgimento delle persone su cui si vuole realizzare un documentario nella stesura dello stesso e nella sua pratica realizzazione. Le piccole telecamere e la tecnologia digitale rivoluzionano il mondo dei media nel campo dei diritti umani, del giornalismo, e della giustizia internazionale. Anche bambini possono usarle (vedi il progetto decennale di Angelo Loy con Amref a Nairobi e i documentari realizzati insieme ai bambini di strada sugli obiettivi del Millennio) e ciò contribuisce alla democratizzazione dell’uso dei media, tanto temuti per il loro potere di influenzare l’opinione pubblica ma, se conosciuti, strumento di comunicazione orizzontale e fattore di crescita del patrimonio sociale e culturale.