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Gli altri candidati

Elezioni provinciali: le candidature personali o di testimonianza.

A pag. 8 e seguenti intervistiamo i due veri candidati alla presidenza della PAT, Il Trentino fra Dellai e Divina, e riserviamo uno spazio ad Agostino Catalano, l'outsider di Sinistra Unita (ex Rifondazione) che forse dovrà sudarsi il posto in Consiglio, ma che comunque rappresenta un’opzione politica presente nella società. Qui invece dedichiamo due righe agli altri tre candidati.

Nerio Giovannazzi fa parte di quegli ex DC alla perpetua ricerca del centro, vagando tra i partiti e gli schieramenti. E’ stato anche assessore in passate legislature, senza lasciare tracce significative, ma neanche spiacevoli ricordi. In questa tornata, mentre gli altri suoi simili si sono accasati o con Dellai (Carli e Tarolli) o con Divina (Morandini e Gubert), lui ha preferito correre al centro tutto solo. Abbandonando Forza Italia perché troppo sbilanciata sull’estrema con la candidatura di Divina (come dice lui) o perché lusingato da qualche promessa di Dellai (come dicono i maligni).

Remo Andreolli, da ultimo segretario dei DS, aveva diretto il partito senza alcuna linea politica che non fosse la difesa del proprio potere personale. Assessore alla sanità evanescente, inesistente in Giunta se non per garantire qualche personale feudo di valle, da segretario sarà ricordato per le prevaricazioni anti-democratiche, più famosa delle quali l’indizione di primarie-burla, annullate quando l’esito non era quello da lui atteso (La candidata del segretario).
Il Partito Democratico in cui confluiva non poteva non metterlo in discussione se intendeva apparire minimalmente innovatore. Da qui la sua logica esclusione dalla lista. Ma il nostro non accettava la decisione, e così ha dato vita a una lista di disturbo, nella speranza di intortarsi vecchi militanti diessini e soprattutto di giocare sulla confusione tra il nome della sua lista – Democratici del Trentino – e quello del Partito Democratico. Scopo: 8.000 voti per uno scranno.

Gianfranco Valduga è un nome storico della sinistra roveretana, apprezzato e stimato. E la sua candidatura a capo di un frammento della sinistra – il Pdci – ha un senso all’interno di una delle tradizione della sinistra, la frammentazione. D’altronde, quando i vari spezzoni avevano tentato di mettersi assieme (alle elezioni di aprile) erano stati travolti da un risultato devastante.
Destino cinico e baro? Mah, forse avevano pagato lo scotto di aver trasformato il governo Prodi in un pollaio. E così ricominciano dalle candidature di testimonianza.