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Raùl Alfonsìn, uomo della democrazia

Mariano Roca

Dopo una lunga malattia, lo scorso 31 marzo è morto a Buenos Aires Raúl Ricardo Alfonsín, il presidente che ha guidato il primo governo democratico (1983-1989) dopo la dittatura militare più tragica della storia argentina. I funerali di Stato hanno dimostrato la riconoscenza nazionale ed internazionale verso un autorevole protagonista degli ultimi 25 anni della vita pubblica argentina. Nel suo discorso di omaggio, l’ex presidente brasiliano José Sarney ha ricordato come sotto la spinta di Alfonsín i due Paesi vicini siano riusciti a superare la loro storica diffidenza, dando avvio a un percorso di integrazione regionale.

Il processo e la condanna giudiziaria dei membri della Giunta militare, responsabili del terrore di Stato instaurato nel 1976, è stato il maggior merito della sua presidenza. “Nunca más” (Mai più) fu la frase che sintetizzò in quel momento il sentire di buona parte del popolo argentino. Alfonsín subì però, tra il 1987 e il 1989, quattro ribellioni di alti ufficiali dell’Esercito contrari alla prosecuzione delle epurazioni, e questo probabilmente indusse Alfonsin a promulgare le discusse leggi note come “Ubbidienza dovuta” e “Punto finale”, che garantivano l’impunità a responsabili minori degli anni della dittatura, ma l’ex capo dello Stato ha sempre detto che quelle norme avevano lo scopo di porre fine al susseguirsi di processi e cercavano di stabilire limiti precisi alle responsabilità dei membri delle Forze armate accusati di violazioni dei diritti umani.

Il suo governo subì anche l’opposizione delle gerarchie della Chiesa cattolica, contrarie alla legge sul divorzio, e dei sindacati, che affossarono in Parlamento il disegno di legge di libera associazione che toglieva al Partito Peronista il monopolio della rappresentanza operaia che risaliva all’epoca di Juan Domingo Perón (1946-1955). Tuttavia, con il passare degli anni, il ruolo storico di Alfonsín è stato rivalutato anche dai rivali peronisti. Lo dimostrano le parole pronunciate ai funerali dall’ex governatore della provincia di Buenos Aires, il peronista Antonio Cafiero: “Ormai la figura di Alfonsín non appartiene più soltanto ai radicali (gli iscritti all’Unione Civica Radicale -UCR-, partito del quale faceva parte Alfonsín); adesso appartiene a tutti gli argentini”.

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