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Filiera corta e qualità trentina

Prodotti alimentari trentini

La prima importante proposta di legge provinciale del Pd potrebbe riguardare il tema della filiera corta e della promozione dei prodotti agroalimetari locali. Da qualche settimana, infatti, il consigliere democratico Michele Nardelli sta girando i comuni trentini per presentare (ed eventualmente correggere) un disegno di legge che si pone tre obiettivi: valorizzare la qualità dei prodotti agroalimentari trentini, promuovere il territorio di produzione, garantire la sostenibilità ambientale di tutta la filiera. In concreto, i democratici propongono che ogni tre anni la Pat aggiorni un elenco di prodotti trentini di qualità che rispettino determinati standard (tra cui ad esempio la presenza di residui di fitofarmaci in quantità non superiore al 30% dei limiti nazionali). Il disegno di legge, inoltre, obbliga l’uso nella ristorazione collettiva (mense scolastiche, ospedaliere e delle case di riposo) di prodotti locali e biologici almeno per il 50% del totale e la proibizione della vendita di prodotti industriali (si legga: merendine) nei distributori automatici delle scuole. Un esplicito richiamo, infine, è dedicato al sostegno finanziario ai mercati contadini dei paesi e alla necessità di stringere accordi con gli albergatori e i ristoratori per l’utilizzo e la vendita dei prodotti trentini di qualità.

Il disegno di legge verrà discusso in Commissione assieme ad altre due proposte analoghe, quella del consigliere dei Verdi Roberto Bombarda, che prevede l’impegnativo obbligo del 70% di prodotti biologici nelle mense pubbliche, e quella del PATT, che invece si limita a valorizzare la trentinità dei prodotti, senza fare alcun accenno al tema del biologico o dell’educazione alimentare. C’è da sperare, dunque, che la proposta finale della maggioranza si avvicini più agli standard di Bombarda che alla sterile e limitata difesa della trentinità del PATT.