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Cogo, è truffa aggravata

Il Gip Marco La Ganga ha ordinato l’imputazione coatta per l’ assessora regionale Margherita Cogo, non solo con l’addebito di falso, ma anche di truffa aggravata. Della vicenda da noi a suo tempo sollevata (vedi QT di febbraio, Il peggior candidato) il dott. La Ganga ha confermato la ricostruzione dei fatti già acclarati dalla Procura della Repubblica: la Cogo inviò al suo partito (i Ds) un fax che era una falsificazione di un documento della Regione, per pagare al partito meno trattenute di quanto pattuito, operando quindi un falso e una truffa. Però, a differenza della Procura, che salvava l’assessora attraverso sottili argomentazioni giuridiche, il Gip è andato alla sostanza delle cose: il falso rimane tale anche se operato attraverso un fax invece che attraverso l’originale; e la truffa rimane anche in assenza di querela di parte (sempre i Ds), in quanto è truffa aggravata, poiché la Cogo non solo inviò il fax malandrino, ma poi pretese il rimborso di soldi che aveva anticipato.

Margherita Cogo

Non sappiamo se questa impostazione verrà condivisa dal Gup dott. Ancona cui spetterà il successivo livello di giudizio. E sinceramente ci interessa relativamente. Interessa invece la definitiva ricostruzione dei fatti: la Cogo operò un falso con evidente intenzionalità, al punto da richiedere - e incassare - i soldi cui dava diritto il documento falsificato.

A questo punto la palla dovrebbe tornare alla politica. Il Pd, erede dei Ds, che quindi aveva in casa tutti gli elementi per approfondire la vicenda (ricordiamo come l’inchiesta della magistratura si sia tutta svolta su testimonianze di iscritti al Pd e su documenti in possesso del partito) ha non solo candidato la Cogo, l’ha anche proposta assessora e poi, quando la magistratura ha scoperchiato la pentola, si è rifiutato di prenderne le distanze. Vuoi per reazione di casta,vuoi perché la Cogo tornava utile nel gioco delle alleanze interne.

Ma che credibilità può avere un partito che manca clamorosamente quello che dovrebbe essere il suo primo compito, selezionare la classe dirigente, magari con criteri di onestà e trasparenza? Un partito che poi, messo di fronte alla realtà dei fatti, si rifiuta di trarne le conclusioni?

Il segretario Maurizio Agostini non ha nascosto la sua contrarietà a questi esiti (anche se poi ha dovuto accettarli, in quanto di fatto messo in minoranza). Come reagisce ora?

“Leggo sul Trentino che Cogo afferma: ‘Sono serena, ho telefonato al mio segretario, che mi ha rassicurata’. In verità lei non mi ha telefonato e io non l’ho rassicurata - ci dichiara - Vivo questa situazione con disagio. Che esprimerò alla prossima assemblea del partito, per affrontare questo caso, ma anche prevedere una linea di condotta generale, se altri casi analoghi dovessero sorgere. Abbiamo l’obbligo di rispondere, con trasparenza, a chi ancora ci guarda come possibili rinnovatori della politica”.