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A Folgaria vince il partito del non-voto

Francesca Manzini

Altro che vittoria schiacciante nel segno della continuità della lista di Maurizio Toller! La vera sorpresa delle comunali 2009 a Folgaria è l’evidente consenso cresciuto attorno a quello che è stato definito “il partito del non-voto”, ovvero il nutrito movimento d’opinione che nelle ultime settimane ha portato avanti una vera e propria campagna finalizzata al boicottaggio in massa dell’appuntamento elettorale. Non un movimento unitario, ma costituito da diverse soggettività e singoli individui che, con metodi anche molto differenti fra loro (lettere ai giornali, manifesti affissi in paese, volantini anonimi), si sono ritrovati uniti dalla comune percezione del non-voto quale unico mezzo a disposizione per dar voce ad un malessere legato alla non rappresentatività di una grossa fetta di popolazione da parte delle due liste “Uniti per l’altopiano del 2000” e “GiovanEnergia”.

A conti fatti, la percentuale di astenuti, sommata a quella di quanti si sono presentati al seggio per annullare la scheda, supera infatti di parecchio il numero di chi ha effettivamente accordato la preferenza alla lista di Toller, il quale si trova ad operare in un paese dimezzato.

In tanti hanno cercato di minimizzare l’esito elettorale affermando che l’astensionismo è risultato essere in forte aumento in tutti i comuni chiamati al voto lo scorso 3 maggio, ma ciò che preoccupa di più non è la percentuale dei non votanti (che pur resta la più alta fra i comuni interessati), bensì il numero di schede volontariamente annullate che sul numero totale degli aventi diritto al voto risultano essere oltre il 15%! Un dato che non deve essere ignorato e sul quale occorrerebbe interrogarsi a fondo, domandandosi perché 307 cittadini, non avendo simpatia per nessuno dei due candidati, anziché semplicemente non presentarsi ai seggi, hanno optato per recarsi al voto e, protetti dal segreto dell’urna, hanno reso nulla la scheda.

La risposta è semplice e inquietante allo stesso tempo: per paura. Ne sanno qualcosa quanti, pubblicizzando l’opzione del non-voto alla vigilia delle elezioni, si sono sentiti rispondere da diversi compaesani: “È troppo rischioso, se non figuro nella lista di chi è andato a votare potrei avere problemi, piuttosto vado e annullo la scheda”. Non a caso uno dei termini più utilizzati a tale scopo è stato la parola “mafia”, testimonianza inconfutabile del disagio nei confronti del forte controllo sociale che si percepisce nella piccola comunità di Folgaria. Ed è probabilmente in quella stessa paura di esporsi che va ricercata la ragione per cui, da una percentuale così alta di insoddisfatti rispetto all’operato dell’amministrazione Olivi-Toller, non è scaturita quella terza lista elettorale che forse avrebbe contribuito a rendere più equilibrata questa tornata elettorale.

Risulta però doveroso anche un altro interrogativo: di chi è la responsabilità del clima di paura e insoddisfazione che si respira in paese? E anche in questo caso la risposta non può che essere una: di chi ha governato Folgaria fino ad oggi, evitando accuratamente il confronto con chiunque in questi anni abbia avuto qualcosa da ridire sulla gestione della cosa pubblica.

Una cosa è certa, l’esito di queste ultime elezioni conferma definitivamente l’esistenza sull’Altopiano di quel soffocante controllo sociale che più volte è stato denunciato dal movimento contro la realizzazione dei nuovi impianti sciistici nella zona di Passo Coe-Fiorentini. Chi fa parte di questo movimento infatti ha avuto la possibilità di toccare con mano la disponibilità al confronto di un’amministrazione che, ad oggi, considera del tutto superfluo un reale coinvolgimento della popolazione nel processo decisionale relativo ad un progetto che rischia di cambiare per sempre in peggio il futuro del nostro altopiano.

Non resta quindi che auspicare che la nuova amministrazione non abbia fretta di archiviare, ignorandolo, il chiaro segnale di disagio manifestato dalla popolazione e decida di cambiare presto il modo di rapportarsi col dissenso, o l’allontanamento dei cittadini dalla cosa pubblica non potrà che continuare a crescere, con conseguenze difficilmente prevedibili.