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Al servizio degli emigrati

Mariano Roca

La tragedia del volo Air France 447 ha colpito fortemente la comunità trentina e, in particolare, il mondo dell’emigrazione. La scomparsa del direttore della Trentini nel mondo, Rino Zandonai, che rientrava lo scorso 1º giugno da una missione in Brasile insieme al consigliere provinciale Giovanni Battista Lenzi e al sindaco di Canal San Bovo Luigi Zortea, ha portato in primo piano il lavoro svolto dall’associazione che raduna i circoli di emigrati trentini dei loro discendenti in Europa, Australia e nel continente americano. Sono in totale 228 gli attuali sodalizi, alcuni dei quali creati ancor prima della fondazione, nel novembre 1957, della Trentini nel mondo per iniziativa delle Acli, della Democrazia Cristiana, dell’Azione Cattolica e della Pontificia Opera Assistenza (attuale Caritas) di Trento.

Nata come “strumento di aggregazione e di assistenza per i migranti in situazioni di bisogno” secondo quanto previsto dall’articolo 2 del proprio Statuto, l’associazione è diventata con il passare degli anni un vero ponte fra i trentini di tutto il mondo e la loro terra d’origine. Sebbene continui a sostenere progetti di solidarietà in Sudamerica su incarico della Provincia, buona parte della sua attività è oggi di tipo culturale. In questo senso, c’è da sottolineare l’impegno de i circoli degli emigrati, gli sforzi per portare avanti iniziative mirate a far conoscere nei Paesi dove sono radicati la ricchezza culturale del Trentino. Senza esagerare, possiamo dire che funzionano come vere ambasciate della Provincia di Trento all’estero.

Di tutto questo Rino Zandonai era pienamente consapevole, perché si occupava in prima persona del rapporto con i circoli. La sua perdita è stato un duro colpo. Emigrato da giovane nel Belgio, dove ha lavorato come insegnante di italiano, la sua nomina a direttore della Trentini nel mondo data del luglio 1990. L’allora presidente Bruno Fronza, uno storico dirigente delle Acli che fu tra i fondatori dell’associazione, si fece promotore della sua candidatura e la fece approvare dal consiglio di amministrazione. Sin da allora, come ricorda lo stesso Fronza, Zandonai si dedicò anima e corpo a questo lavoro. Non sono mancati, certamente, momenti di polemica e di confronto, ma Zandonai non ha mai rinunciato al dialogo e alla mediazione fra le differenti posizioni sorte all’interno dei circoli o nella dialettica tra i circoli e la sede di Trento.

Sono innumerevoli i messaggi di condoglianze giunti in via Malfatti 21, sede della Trentini nel mondo, in seguito alla sciagura dell’Airbus. Le figlie di Zandonai, Laura e Debora, hanno voluto dire grazie per il sincero affetto di tanti emigrati e discendenti che lo hanno conosciuto in questi ultimi vent’anni: “Il nostro papà era una persona meravigliosa, il nostro piccolo grande uomo si è dedicato con sincero affetto a chi aveva bisogno del suo aiuto, ha messo tutta la sua vita, tutto il suo cuore, a disposizione degli altri. La sua era soprattutto una missione, la vocazione di rendere il mondo più umano”.