Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Con l’Api non si vola

“Con api si vola!” Forse anche i giovani hanno sentito questo celebre slogan della Anonima Petroli Italiana S.p.A. Oggi Api sta per Alleanza per l’Italia, la nuova formazione politica di Rutelli e Tabacci che ha visto protagonista della prima foto ricordo anche il nostro Lorenzo Dellai. Tutti ritengono che con l’Api non si voli da nessuna parte, ma che essa sia solamente una sigla passeggera destinata a scomparire, rimanendo forse un segno del grande movimento di nomenklature che coinvolge il centro dello schieramento politico, in attesa dei nuovi equilibri che si produrranno nel dopo Berlusconi (se e quando ci sarà). Eppure il nostro Presidente della Provincia ha voluto cogliere la prima occasione possibile per smarcarsi definitivamente dal Partito Democratico e per avere una ribalta nazionale.

Ormai Dellai non fa più mistero di cercare la via per Roma. Nelle interviste rilasciate ai quotidiani in occasione del suo 50º compleanno, il governatore ha detto a chiare lettere di non sentirsi tra quattro anni abbastanza giovane per trovare un altro lavoro al di fuori della politica né abbastanza vecchio per andare in pensione. Non dubitavamo di questo. E non crediamo che i nostri lettori, a parte qualche dellaiologo incallito, si interessino più di tanto al futuro personale di un leader che comunque, nel bene o nel male, ha impersonato il Trentino negli ultimi 15 anni. Bisogna capire quali risvolti questa scelta di Dellai potrà avere sul contesto locale.

Lo abbiamo ripetuto parecchie volte. Quella del grande centro in salsa trentina è una vecchia idea riproposta a più riprese e mai portata a compimento. Il congresso dell’Upt, quasi onirico nella sua luce azzurrina, ha visto la riconferma come segretario di Marco Tanas, una figura di secondo piano, segno di una afasia complessiva del partito non scalfita dalle solite chiacchiere di Rutelli o dall’intervento omnibus di Dellai. Nulla di nuovo sotto il sole. Dieci anni fa si parlava di partito territoriale, poi di Casa dei trentini, ora di nuove alleanze centriste: alla fine però di questa sintonia privilegiata tra autonomisti, vari partiti fondati da Dellai e dorotei alla Tarolli, abbiamo trovato traccia solamente sulle pagine dei giornali, nell’elezione in alcuni comuni oppure nell’approvazione di qualche legge in Consiglio provinciale. Nulla di più. Anche perché, secondo un naturale istinto alla sopravvivenza, gli autonomisti, che contendono un elettorato simile a quello dell’Upt, mai si uniranno in un abbraccio mortale con i cugini centristi. D’altra parte Dellai non ha mai voluto rompere con la sinistra probabilmente perché essa era succube o ininfluente nelle scelte che contavano e perché gli serviva come utile sponda. Ma realisticamente neppure il Patt ha inciso più di tanto (per fare un solo esempio, la mania pantirolese dell’assessore Panizza è folklore politico, un po’ costoso ma pur sempre folklore, il disegno politico vero, i rapporti con Innsbruck, sono stati portati avanti da Dellai e da Kessler) lasciando sempre il pallino dell’iniziativa amministrativa a Dellai che svolgeva con intelligenza e spregiudicatezza il ruolo di sintesi tra le diverse anime della coalizione. Insomma chi ha fatto politica è stato solo lui.

Adesso però le cose potrebbero cambiare. Il congresso del PD, sfociato nella segreteria unitaria di Michele Nicoletti, potrebbe essere un primo elemento di svolta, anche se sulla cosiddetta riforma Dalmaso della scuola (di cui parliamo a pagina 21) il partito si è mosso ancora in ordine sparso, sostanzialmente appiattito alla linea dellaiana, per di più con la solita tendenza ad acuire le divisioni con varie interviste sui giornali. Comunque ambienti del centro sinistra autonomista temono moltissimo che il Partito Democratico si possa consolidare e spingono per creare coalizioni alternative nei maggiori centri in cui si voterà alle amministrative di primavera. Si attendono sommovimenti tali però da non cambiare il quadro generale.

Il punto significativo risiede nel fatto che Dellai non abbia trovato e educato un possibile successore. All’orizzonte non si intravede nessuno neppure nel suo partito. Oppure la successione si sta costruendo in altre sedi, più autorevoli ma anche più nascoste. Il nome di Diego Schelfi gira molto in quei corridoi. Nei prossimi anni, se effettivamente Dellai o altri non colmeranno questo vuoto, potremo assistere a uno sfarinamento generale dell’alleanza di governo, a un sorgere e tramontare di possibili candidati leader, a lotte intestine tra partiti, ad ambiguità amministrative. Tutto questo potrebbe avvantaggiare un centro destra ora inesistente ma che fra quattro anni potrebbe organizzarsi.

A meno che... A meno che nel centro sinistra non si inizi a discutere non tanto di quale nome, ma di quale politica per il dopo Dellai.