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QT n. 11, dicembre 2009 Servizi

La Rivoluzione dell’Acqua

Guerra per l’oro blu: dalla vittoria in Bolivia al Decreto Ronchi

Francesca Caprini

Acqua e rivoluzione: un binomio potente. Che evoca vita, rinnovamento, speranza. E conflitto. Il 10 dicembre a Trento, una conferenza ed un libro affrontano un nodo significativo del nostro tempo, che equipara vita e profitto e sviluppa valori che paiono andare contro il senso stesso dell’esistenza. “La Rivoluzione dell’Acqua”, questo il titolo dell’incontro, al teatro San Marco, riunisce alcuni nomi significativi in Europa, in Italia, ed in America Latina, per la difesa dell’acqua e della democrazia: il sindacalista boliviano Oscar Olivera, la scrittrice, docente ed attivista messicana Raquel Gutierrez, impegnata nella difesa dei diritti delle donne, lo scrittore e politologo irlandese John Holloway, autore del libro- cult “Cambiare il mondo senza prendere il potere”. E Padre Alex Zanotelli, il “prete dell’acqua”, come molti lo chiamano. Il tutto organizzato dall’associazione trentina Yaku, che presenterà il libro edito da Carta, dal titolo, appunto “La Rivoluzione dell’Acqua - La Bolivia che ha cambiato il mondo”.

Oscar Olivera, sindacalista e “guerriero dell’acqua”, referente della “Coordinadora del Agua y la Vida” e protagonista della Guerra dell’Acqua di Cochabamba del 2000, per il suo impegno è stato insignito del Premio Goldman, il “nobel per l’ecologia”. Oscar ha sempre lavorato in fabbrica, diventando portavoce dei lavoratori. Nel ‘99 la multinazionale statunitense Bechtel è arrivata nella sua terra, una regione povera a vocazione rurale, e si è appropriata della gestione dell’acqua grazie alla connivenza dell’allora governo Banzer, arrivando a vietare ai contadini di raccogliere l’acqua piovana. Oscar si è trovato naturalmente a guidare la protesta. L’acqua aveva raggiunto costi insostenibili, con aumenti del 300 %, riducendo di fatto la gente alla sete. I lavoratori si unirono ai contadini, poi agli studenti e alla povera gente. Infine arrivarono i minatori del nord, i cocaleros (raccoglitori delle piante di coca) dell’est, gli indigeni degli altipiani. Una protesta enorme, che attorno all’acqua agglomerava difesa delle culture, della dignità, dei diritti lavorativi, delle comunità originarie sfruttate da secoli. Accanto ad Oscar c’era la giovane Raquel Gutierrez, già imprigionata nelle carceri di La Paz per 5 anni senza processo per il suo attivismo politico. Assieme, Oscar e Raquel furono la voce della Guerra dell’Acqua di Cochabamba, la prima combattuta per l’oro blu. Quasi dieci anni fa questo conflitto così simbolico, alla fine vinto dai poveri contadini boliviani contro l’immensa potenza della multinazionale, svelò un sistema economico imbellettato ma inumano, che in nome del profitto credeva lecito tutto.

“Maledetti voi ricchi!”

Da allora sono passati quasi dieci anni. E ci ritroviamo nell’Italia che privatizza l’acqua. Il governo italiano, attraverso voto di fiducia, ha approvato lo scorso 18 novembre il decreto legge Ronchi, che con l’art. 15 cede ai privati la gestione dell’acqua italiana. Il giorno dopo Padre Alex Zanotelli, esordisce con “Maledetti voi ricchi! Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua. Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano”. È lo stesso che gridavano i contadini di Cochabamba, gli indigeni delle Ande per i quali l’acqua è il sangue della terra, “El agua es vida!”, dicevano, mentre l’esercito gli sparava addosso.

L’incontro del 10 dicembre cercherà di disegnare un ponte fra la realtà di Cochabamba, che vinse la sua battaglia costruendo un coordinamento fra le forze sociali boliviane che potessero di nuovo relazionarsi attorno alla gestione di un bene comune, e che oggi ha proclamato l’acqua diritto umano nella propria Costituzione, e l’Italia, che in un silenzio mortifero chiude i rubinetti pubblici.

Con John Holloway, che definì il suo libro più noto “un grido, parte di un coro di dissenso, un invito a gridare, a parlare, a discutere”, si esaminerà questo aspetto, legato alle potenzialità di una gestione partecipata e alla necessità di sviluppare un controllo sociale. Infine, il confronto con la situaizone locale, con Michele Nardelli del Forum trentino per la Pace.

Il convegno “la Rivoluzione dell’Acqua” fa parte di una tre giorni che Yaku, assieme alle associazioni Ya Basta e Filorosso hanno organizzato per sensibilizzare la cittadinanza trentina. Prevede spettacoli, concerti e documentari. Per info: yaku.eu.

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Commenti (1)

Gravantes

Molto interessante, In india sono riusciti dopo due anni di lotte, ad evitare che l'acqua venisse privatizzata, e loro vivono in condizioni difficili sotto tanti punti di vista. Ma qui siamo in nell'Italia civilizzata, per fortuna!!!
Seguo la con molto molto interesse.
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