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Per 18 euro in più

Alla Magnifica Comunità di Fiemme, deficit e sprechi sono pagati da chi non ha colpa: i dipendenti

Il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, assopito.

La guerriglia contro i dipendenti pubblici è ormai diffusa ovunque. Piccoli cloni di Brunetta si moltiplicano fra gli amministratori di comuni e di enti pubblici, li troviamo fin dentro la scuola e il mondo della sanità. Brandiscono la spada e la fendono sulle ormai deboli spalle dei dipendenti, sempre più divisi e forse anche per questo sempre più abbandonati dal sindacato.

La recente discussione sul rinnovo del contratto di lavoro integrativo del personale amministrativo e forestale della Magnifica Comunità di Fiemme è stata in proposito esemplare.

Stiamo parlando di una vertenza iniziata nella primavera del 2008 e conclusasi solo nel tardo autunno 2009. Nelle tasche dei lavoratori ha portato un aumento medio di 18,80 euro mensili per due anni. La parte normativa era praticamente assente, anzi. I sindacati hanno dovuto impegnarsi per difendere diritti acquisiti, specialmente sul fronte delle indennità.

La discussione nel Consiglio dei regolani ha assunto toni forti, sostenuti dall’ex Scario di Cavalese Raffaele Zancanella, che ha parlato di un “regalo ingiustificato ai dipendenti...In questo momento di crisi economica che mortifica la produttività e crea serie difficoltà anche alla segheria non possiamo fare regali a nessuno: questa proposta la trovo squallida e poco elegante”.

È deprimente ascoltare questi amministratori, sempre severi verso i deboli. Analoghi discorsi si raccolgono presso i municipi e, guarda caso, laddove vi sono assessori che si governano a suon di deroghe il settore edilizio mentre progettano nel proprio comune e consolidano politiche clientelari.

Ma è ancora più deprimente assistere a simili discorsi dentro la Comunità di Fiemme, un ente che ha come base della propria storia dei principi solidaristici. È vero, la segheria della Comunità è soffocata dai debiti, milioni di euro che si sono sommati durante vent’anni di amministrazione che per carità di patria definiamo solo allegra e superficiale. Ma il debito della segheria è stato costruito dagli amministratori dell’ente, non certo dai dipendenti.

Già una decina d’anni fa i dipendenti avevano offerto un inequivocabile segnale di moderazione e serietà. Il loro contratto era legato a quello dei ministeriali e questi contratti prevedono aumenti automatici legati al costo della vita. Oltre a questo, seguiva la vera e propria trattativa integrativa. I dipendenti, sia amministrativi che forestali, avevano rinunciato all’automatismo per trasferire parte della quota maturata in cifra fissa, da integrare solo con trattative vere e proprie. Non solo: alcune categorie di dipendenti, pensiamo ai custodi forestali, avevano rinunciato ad un passaggio di livello e tutt’ora rimangono discriminati nei confronti dei loro colleghi che lavorano nei comuni.

Calano i ricavi, non gli stemmi d’oro

Insomma, le difficoltà della Comunità non vengono dai dipendenti, ma su tali temi si mantiene il più fermo silenzio. Tutti i regolani sono a conoscenza della pesantezza della situazione finanziaria della segheria, anche perché sollecitati sull’argomento da loro dipendenti. Si finge di ignorare che la segheria chiuderà il 2009 accumulando un ulteriore milione di euro di deficit di esercizio, che i ricavi dell’anno in corso sono scesi di un terzo, che il magazzino di legname accumulato e destinato al depauperamento è di dimensioni insostenibili. E specialmente non analizzano altri sprechi, come le costose inaugurazioni del nuovo Consiglio dei regolani o gli stemmini d’oro della Magnifica distribuiti un po’ ovunque. Semplicemente sommando queste due spese si recuperano gli aumenti destinati ai dipendenti nel biennio.

Ma è più facile accanirsi contro i dipendenti, contro chi sostiene con il suo lavoro l’unico ramo verde della storica pianta della Magnifica Comunità, contro chi lavora per offrire alla segheria legname sottocosto, contro un settore che offre stipendi e professionalità diversificate ad oltre cento dipendenti fra stagionali e fissi. Se oggi Fiemme è sinonimo di qualità, se le foreste sostengono il turismo e garantiscono sicurezza, se c’è corretta gestione del territorio è grazie a questi dipendenti che senza offendersi, hanno accettato il misero aumento di 18 euro. Fosse stato per la qualità dell’impegno espresso dagli amministratori anche il settore forestale oggi sarebbe avviato al deprimente destino della segheria.