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Il profilo del Monte Chegul. foto Katia Knycz

Da molti anni il tempo non ci regalava un autunno così dolce facendoci gustare anche novembre, il meno piacevole dei mesi. Natura risentita che protestava per la nostra incuria ecologica togliendoci d’ufficio le stagioni di mezzo. Facendoci piombare da una all’altra con lo smarrimento tipico degli anziani, che dei repentini cambiamenti di tempo sono i primi a risentire. Ma quest’inattesa esplosione di tonalità gialle, ocra e rosse delle foglie, ancora sugli alberi, è troppo magica per pensare oggi a un vendicativo inverno in agguato.

Le belle giornate hanno allungato le mie ore d’aria, e rimanere all’aperto a guardare il cielo e il profilo delle montagne mi rasserena moltissimo. Una delle montagne che a est circondano la nostra città è un naturale, perfetto profilo maschile. Se in America le facce sul Monte Rushmore sono state scolpite dall’uomo, a Trento, sul Monte Chegul, in quel profilo dal naso aquilino, molti riconoscono il sommo poeta. Un naturale tributo alla sua gloria. Rivolto al cielo come a ricordarci che cielo e montagne sono immutabili e di tutti. Con sicure valenze simboliche riguardo alla testa a sud, mento a nord, un occhio a ovest e uno a est. Ma fortunatamente nessun artista ne imbavaglierà la bocca o coprirà gli occhi con una benda per rappresentare lo smarrimento dell’uomo e scuotere l’opinione pubblica.

Per me è il profilo di mio padre, che fisicamente non c’è più, e i momenti dove lo raggiungo si chiamano sogno e subito ne inizio un altro. Profilo dove solo il naso non è il suo, ma la fronte lo è davvero e non serve chiudere gli occhi per rivederlo. Ma spalancarli e ammirarne grandezza e infinità. Della montagna e del nostro legame. E sapere che è qui, sopra di me, e mi basterà cambiare strada e puntare verso est per rivederlo. Cercando la prospettiva per me più significativa - quella della foto - dove posso ammirare anche Mesiano, l’ex sanatorio dove papà lavorava come infermiere. Nessun gelido monumento funerario potrà competere con quest’immagine che mi riempie lo sguardo e il cuore. Anche se sapere che non c’è più fa sempre male e da allora non è il pensiero di morire che mi spaventa, ma quello di perdere le persone che amo.

Profilo autunnale della mia vita. Quando si ha più di mezzo secolo e nessuna esperienza da trasmettere, e poi a chi? Arriva forse a qualcuno? La saggezza che non si guadagna pagando di persona non sarà mai di grande aiuto. Non ho nemmeno un libro nel cassetto, eterna dilettante della scrittura. Ho però un cassetto talmente pieno d’incertezze che ormai deborda e qualche insofferenza/invidia per chi invece non esita. In un altro cassetto ho riposto l’argomento amore. Dalle prime cotte adolescenziali, passando per il matrimonio, a qualche amore venuto dopo... tirando le somme sono oltre quarant’anni. Divisibili in una decina felice, un’altra decina così così, ma sicuramente venti di struggimenti. Dopo un’attenta analisi dei risultati, valutati i pro e i contro, mi sono presa un anno sabbatico. Dove sto davvero gustando l’assenza di tensioni amorose, di lame sottili nel cuore, di vuoti allo stomaco, depressioni varie, pensieri fissi, notti insonni.

E nel frattempo, non sapendo se sarà un arrivederci o un addio definitivo all’amore, posso sempre interrogare il profilo delle nuvole per conoscere la risposta.

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Ciao, Nadia...

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