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A Cles ha vinto davvero la sinistra?

Maria Pia Flaim

Il risultato delle elezioni comunali a Cles invita a qualche riflessione, da sinistra.

Si è trattato di elezioni alle quali si è arrivati per una crisi di Giunta dalle motivazioni poco qualificanti, con l’ex Margherita uscita dalla maggioranza quando non è stato accettato il suo designato per la costituenda Comunità di Valle; e col sospetto che il PD abbia cercato ad arte lo scontro per piazzare un proprio membro - Flavia Giuliani - sulla poltrona di sindaco (al momento della crisi, infatti, Maria Pia Flaim non aveva ancora creato la propria lista civica). Una crisi per le poltrone, insomma, per nulla edificante come tante altre di tal genere.

Da queste premesse, è scaturita una contesa elettorale il cui esito finale - la vittoria della Flaim, sostenuta dal PD, sul candidato del Patt - è stato salutato con un certo entusiasmo a sinistra (vd. anche il nostro editoriale a p. 3). Ma l’entusiasmo - per certi versi giustificato - non deve far passare in secondo piano alcuni elementi di rilievo. Ad esempio, il fatto che i due candidati maggiori si confrontavano in fondo su programmi simili, e che la “effettiva” proposta di sinistra - quella dell’Intesa Progressista (animata dalla Casa della Sinistra di Cles), che prevedeva la limitazione all’uso dei fitofarmaci, il bilancio partecipato e il registro delle coppie di fatto - sia stata snobbata in partenza proprio dal PD, con cui l’Intesa Progressista era disposta ad allearsi fin dal primo turno. Nemmeno il ballottaggio ha indotto il PD a chiedere il sostegno a sinistra.

È sembrato evidente il timore, da parte del PD di Cles, che l’alleanza con l’Intesa Progressista potesse far perdere voti, e in futuro QT si riserverà di approfondire questo aspetto, a partire da alcune domande spontanee: forse faceva paura mettere in primo piano la questione dei fitofarmaci? o forse faceva paura la presenza, nella lista dell’Intesa, di quattro candidati extracomunitari di origine araba? o forse, più in generale, al PD di Cles faceva paura la parola “sinistra”?