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Gardeccia tornerà a splendere?

Un importante accordo per proteggere e ridare lustro a uno dei luoghi-simbolo delle Dolomiti.

La conca di Gardeccia, la mitica Rosengarten tedesca, è abbracciata, quasi protetta dal massiccio del Catinaccio. Si tratta di un luogo che ha ispirato sogni e favole, che è stato scenario di grandi avventure alpinistiche, teatro di profonde meditazioni, uno degli indiscussi simboli delle Dolomiti.

Nonostante questa riconosciuta importanza internazionale, l’intervento dell’uomo è stato pesante, nella viabilità d’accesso come nell’imposizione di infrastrutture pesanti, non solo fuori misura, ma anche nelle forme, nei materiali usati nelle costruzioni.

Gardeccia è stato il luogo dei primi interventi dell’ambientalismo trentino, nei decenni scorsi si è distinta soprattutto la SAT con accanto SOS Dolomites, per provare a ritrovare l’equilibrio perduto, per affrontare il tema degli accessi ed evitare che le auto e perfino i furgoni, possano arrivare a conquistare i ghiaioni del Catinaccio e delle sue torri. Battaglie sempre perdute, ma che nel tempo sono servite a diffondere e sedimentare un humus culturale che è stato l’alimento di un nuovo sogno.

Parliamo della “Carta del Catinaccio”, un documento sottoscritto dalle amministrazioni comunali di Vigo e Pozza di Fassa, dalla Provincia con gli assessori Gilmozzi e Pacher, dalle relative ASUC, le scuole di sci, i rifugisti, la SAT. Si tratta di un documento impegnativo costruito nell’arco di tre anni dopo faticosi confronti fra gli operatori economici e le amministrazioni pubbliche, un documento ambizioso che, se realizzato, porterebbe ad una riqualificazione complessiva dell’area Ciampediè - Gardeccia. È un passaggi culturale innovativo per Fassa: in questi luoghi per la prima volta un piano d’area non parla di ampliamenti sciistici.

Il tema più impegnativo riguarda l’accesso all’area, come portare gli utenti delle alte quote a riscoprire le emozioni di un tempo. Ogni estate la zona è attraversata da oltre 300.000 persone che utilizzano pochi sentieri: o salgono nel cuore del Catinaccio, o lo attraversano in direzione del Passo Costalunga. Ma la maggior parte dei passaggi pesa sul sentiero funivia-Gardeccia, non riuscendo a leggere l’insieme paesaggistico e naturalistico dell’area. Il progetto si propone l’obiettivo di rendere transitabili altri sentieri, quelli abbandonati che attraversano i boschi o i prati. Si vuole anche valutare come garantire accessi non problematici a Gardeccia quando a fine estate chiudono l’attività sia la funivia che le navette che partono da Pera.

L’accordo è forte. C’è l’ambizione di intervenire con ristrutturazioni di alta qualità negli edifici presenti, di abbattere quanto oggi superfluo e abbandonato, spostare immobili e zone attrezzate turisticamente al di fuori dei campigoli prativi. In tempi non lunghi si apre la possibilità di rivedere il Catinaccio con quello stupore che tanta bellezza provocava nei primi alpinisti inglesi e tedeschi.

Ora si entra nella fase concreta, quella della attuazione del progetto. Tutti gli attori firmatari si sono dimostrati convinti della proposta e degli obiettivi che essa persegue. Ma saranno capaci di affrontare parziali rinunce? Saranno in grado di fermare le auto ben prima di arrivare a Gardeccia? Accetteranno di cancellare le attuali strade percorse dai fuoristrada, perfino dai camion, e renderle percorribili solo ai pedoni e a chi lavora nei rifugi?

Oggi non sono più solo gli ambientalisti e gli alpinisti ad attendersi risultati concreti. Ci sono nuove sensibilità che si vanno diffondendo anche nell’imprenditoria di Fassa, c’è il riconoscimento deciso degli errori del passato, c’è la voglia di riappropriarsi di una identità perduta. I prossimi mesi ci diranno che valore hanno le importanti firme poste a calce dell’accordo. A noi il dovere di evidenziare questo importante passaggio culturale, questo deciso cambio di marcia, e di sostenere, in qualunque sede, questi nuovi sentieri del turismo trentino.

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