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Prediche

Le prediche domenicali “troppo spesso sono una poltiglia insulsa, quasi una pietanza immangiabile, o comunque ben poco nutriente per i fedeli”. A dirlo è un personaggio insospettabile di anticlericalismo, il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata. Si salvano - puntualizza qualche giorno dopo il sociologo Pier Giorgio Rauzi, che sull’argomento ha svolto una ricerca - le prediche delle cerimonie funebri, probabilmente perché in quella circostanza al sacerdote riesce più facile stare con i piedi per terra e parlare di cose concrete.

Non ho esperienza in prima persona di prediche; ne ho avuta, però, di insegnamento, e il discorso, in fondo, è lo stesso: si tratta di collegare la teoria alla realtà, di inserirla nella vita vissuta di chi ti ascolta. È quanto ha cercato di fare Don Tarcisio Guarnieri, parroco di Mori, che ha detto dal pulpito di non capire “come sia possibile, oggi, che un gruppo politico possa chiedere di licenziare una ditta di pulizie solo perché rea di affidarsi a lavoratori islamici” (l’Adige, 12 gennaio). Come scrive un lettore, quello di don Tarcisio è un modo di “concretizzare nella vita di ogni giorno il messaggio di fratellanza, giustizia e amore contenuto nel Vangelo”.

Claudio Civettini, consigliere provinciale della Lega.

Il consigliere provinciale della Lega Claudio Civettini, che a Mori è anche stato presidente del Consiglio comunale, a messa non c’era, ma appena gli hanno riferito quanto successo, si è precipitato dal parroco a fare le sue contestazioni: “Il mio con don Tarcisio - ha poi dichiarato ai giornali - è stato uno scambio di opinioni pacato”. Sarà; meno pacato è stato il tono di quanto ha messo per iscritto: “pulpito trasformato in clava”, “campagna elettorale per le comunali già aperta con ogni mezzo”, “una struttura ecclesiastica sempre clemente con chi è musulmano invocando apertura, tolleranza e disponibilità all’accoglienza di chi ha il chiaro obiettivo di cancellare la nostra tradizione e fede”. Insomma, riassume il cronista, “una pagina e mezza fitta e roboante che si conclude con ‘la promessa di non disturbare mai più, con la mia presenza, le operazioni politiche che si svolgono in certe chiese, in attesa di essere scomunicato e pur nella convinzione che il signor parroco scatenerà, nel nome del pacifismo, forse involontariamente, una sorta di guerra laica contro il sottoscritto, magari attraverso l’anarchico di turno’”.

Dopo di che, il nostro leghista, all’insegna del “c’è ben altro”, inveisce: “La Chiesa non è di grande insegnamento: castelli, case, terreni e denari... sono state svendute attraverso immobiliari e non utilizzate per l’accoglienza che tanto si predica. E perché non utilizzano immigrate per i lavori normalmente svolti dalle perpetue o per le pulizie delle chiese e dei sagrati, visti i lauti contributi pubblici che molti immigrati percepiscono? Perché il parroco non si preoccupa dei seminari vuoti, delle chiese vuote, delle vocazioni sotto zero? Perché invece altre sette e religioni stanno crescendo a dismisura? Perché non interrogarsi sulle famiglie monofigli?”

Su alcuni di questi rilievi si può anche concordare, ma ci permettiamo di aggiungere anche noi qualche domanda: perché Civettini e la Lega non si interrogano sulle leggi ad personam da loro servilmente votate, sulla crescente disoccupazione... E soprattutto sul dilagante razzismo?

Tutto sommato, però, forse Civettini ha ragione: le parole di don Tarcisio rischiano di sconfinare nella politica; esattamente come quelle di un sacerdote che in Germania (ma anche in Italia) negli anni bui dell’antisemitismo avesse deplorato dal pulpito la persecuzione degli ebrei: un’indebita invasione di campo.

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