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Forza Itas!

Callista & Mafalda

Anche noi derelitte siamo sportive: pratichiamo punto croce estremo, gara di spaghetti no limits, cucina creativa con parapendio, tuffi sincronizzati sul divano e piega dei capelli controvento. Inoltre siamo attente a tutte le tendenze della movida trentina. Il che non è difficilissimo, visto che l’evento più rilevante degli ultimi mesi è che il Nettuno è andato a fare la pubblicità di un noto mucolitico in tv. Sommate entrambe le cose e il risultato è uno solo: consce del fatto che nella vita bisogna provare tutto almeno una volta (se fate pensieri maliziosi... Beh, grazie della fiducia, ve lo lasciamo credere), siamo andate a seguire una partita della mitica Itas Trentino Volley.

Vi chiederete: lo fanno tutti, è l’orgoglio dello sport regionale, che c’è di straordinario? Provate voi ad andare al Palazzetto in tacchi a spillo, parcheggiare praticamente a Ravina, attraversare il piazzale di corsa col dubbio di aver sbagliato location ed essere finite al Palaghiaccio visto il suolo degno di Holiday on ice e, soprattutto, a finire in curva non conoscendo nell’ordine:

a) Una regola base del gioco (Mila e Shiro avevano ancora i set da 15 e i cambio palla... Chi è che ha deciso di cambiare tutto senza dircelo? Cos’è sta voglia di trasgressione?)

b) Un nome, che sia uno, dei giocatori.

Mentre per il punto a) ce la siamo cavata fingendo indifferenza e battendo le mani entusiaste quando lo facevano tutti, il punto b), che potrebbe non sembrare così grave, ci ha portate ad alcuni momenti di panico durante la partita: e chi lo sapeva che si usa urlare il cognome del giocatore dopo che lo speaker ne ha annunciato il nome? E, soprattutto, chi cavolo riesce a leggere il nome sulle spalle dei pallavolisti? Innanzitutto è scritto più piccolo dello sponsor e noi abbiamo pensato, per un attimo, che la squadra fosse formata da tanti fratelli Diatec. E poi, scusate, ma l’ultima cosa che guardiamo avendo davanti 6 marcantoni in pantaloncini corti sono i nome sulle magliette. Oh!

Chiediamo quindi alla Società di predisporre un piccolo opuscolo informativo per evitare alle principianti come noi di urlare delle sillabe a caso, in risposta al nome, o di costringerle a chiedere aiuto al vicino di posto (Scusa, cosa devo urlare al prossimo?) rischiando di venire lapidate dai tifosi doc per manifesta incompetenza pallavolistica.

Però una cosa ci ha esaltato tantissimo. Il fatto di poter impunemente sfottere l’avversario in caso di errore. Sbeffeggiare uno schiacciatore fermato dal muro trentino urlandogli “MU-RA-TO, MU-RA-TO” non ha prezzo.

Per tutto il resto c’è la cioccolata calda.

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